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I morti dimenticati dell’Heysel

Il 29 maggio è una data impossibile da dimenticare per chi, come il sottoscritto, 22 anni fa si trovava allo stadio Heysel di Bruxelles per assistere alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Su quella serata da incubo ho scritto un articolo due anni fa, in occasione del ventennale della strage, e ho pubblicato un video girato proprio quel maledetto mercoledì nella capitale belga. In questo caso, però, preferisco lasciare innanzitutto spazio all’elenco tratto da Wikipedia con i nomi e, tra parentesi, l’età delle 39 vittime.

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Extracomunitari

Due notizie in arrivo da Milano, capitale morale del paese fino a qualche anno luce fa, aiutano a fare chiarezza sui precari destini dell’Italia contemporanea. Protagonisti, tanto per cambiare, due extracomunitari: Ricardo Izecson dos Santos Leite, fantasista del Milan meglio noto come Kakà, e lo scienziato Bulat Sanditov, promettente ricercatore russo con due dottorati in fisica della materia ed economia, che ha vinto una borsa di studio all’università Bocconi.

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Show must go on

Che barba e che noia tutte queste chiacchiere sul calcio dopo la morte a Catania dell’ispettore di polizia Filippo Raciti. Come ricorda Edmondo Berselli sulle pagine di oggi di Repubblica, sono ormai più di trent’anni che dopo ogni tragedia figlia di questo sport - che non è più sport da un pezzo - si sentono ripetere le stesse prediche e le stesse promesse. E ogni volta tutto è tornato a essere come prima, e anche peggio di prima, perché the show must go on. Lo spettacolo, per quanto indecente possa essere, deve continuare a ogni costo.

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Panem et circenses, il calcio dei gladiatori

La Germania dei mondiali di calcio come la Roma dei gladiatori? Il paragone può sembrare azzardato, ma a renderlo plausibile sono le chiacchiere che hanno accompagnato il cammino sempre più trionfale della squadra azzurra verso la finale di Berlino di questa sera. Il rettangolo verde, infatti, col passare delle settimane si è trasformato in un’arena in cui la nostra nazionale ha lottato per il proprio riscatto. Come i gladiatori, il cui destino era legato solo ed esclusivamente al coraggio e alla bravura dimostrati nel combattimento.

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Profondo grigiorosso

Quando le cose vanno male, possono sempre andare peggio. Lo dimostra la rapida e triste parabola discendente della Cremonese, passata dall’euforia estiva per la promozione appena conquistata nella cadetteria, dopo anni di purgatorio in C, alle batoste in serie rimediate sul campo in questo primo scorcio di campionato, fino alle vicende più recenti della settimana che si sta per concludere: l’esonero dell’allenatore Roselli dopo la sconfitta casalinga con il Mantova capolista e la querelle mediatica con il quotidiano La Provincia.

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Il calcio è fermo, la trasferta no

La querelle sindaci-Lega Calcio sulla serie B si è conclusa anche questa settimana con un sostanziale nulla di fatto. Le parti si sono avvicinate, l’accordo sembra ormai a portata di mano e potrebbe arrivare già all’inizio della prossima settimana, ma nel frattempo il digiuno calcistico del sabato si protrarrà almeno per un altro turno. Poco male, per i tossicodipendenti del pallone il piccolo schermo dovrebbe essere in grado di offrire qualche forma di surrogato: una partita-metadone, in attesa di rivedere in campo le amate maglie grigiorosse.

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La coppa maledetta

Negli occhi ho ancora le immagini dell’incredibile finale di Istanbul tra Milan e Liverpool. Ma nella mente i pensieri sono tutti per un’altra finale giocata vent’anni prima, quando la Champions League si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Quel maledetto mercoledì 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles c’ero anch’io, ma in questi vent’anni non ho mai scritto nulla in proposito, quasi a voler rimuovere il brutto ricordo di una bruttissima giornata, che era iniziata con la trepidazione che accompagna i grandi appuntamenti sportivi per finire direttamente nelle pagine di cronaca nera.

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Le magliette di Prisciandaro

“Ho sbagliato a indossare la maglia senza badare allo slogan, ma tutto è accaduto senza malafede. Ho voluto stare in curva con i tifosi senza lanciare messaggi di alcun tipo, ho solo fatto festa. Non è nel mio stile offendere”. Questa la replica del bomber grigiorosso Gioacchino Prisciandaro alle accuse che gli sono piovute addosso dopo la gaffe commessa domenica scorsa a Grosseto, quando l’euforia da promozione lo ha spinto a indossare una maglietta molto “politically scorrect” nei confronti dei “cugini” piacentini.

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Che c’azzecca il beach volley?

La domanda è sorta spontanea apprendendo in settimana che Cremona nel prossimo mese di settembre potrebbe ospitare un torneo di beach volley in piazza Roma o, udite udite, addirittura in piazza del Duomo (che ne pensa il vescovo?). 

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Soregaroli: “Mai proposto un nuovo stadio”

Parafrasando il titolo di una celebre commedia di Shakespeare, la vicenda del nuovo stadio di Cremona, che nelle scorse settimane ha riempito pagine su pagine di giornale (non quelle del Piccolo, però) fino a sfociare nella protesta dei tifosi in difesa del buon vecchio “Zini”, si potrebbe riassumere così: “Tanto rumore per nulla”.

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Rinascimento grigiorosso

Non sarà certo la sconfitta di misura infrasettimanale rimediata sul campo del Rimini, con annessa uscita dalla Coppa Italia, a tarpare le ali all’entusiasmo del popolo grigiorosso, che dopo anni di sofferenza e rassegnazione sui campi della serie C, lontano dai riflettori dell’elite pallonara, ha ricominciato a sognare un futuro all’altezza del suo passato.

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Simoni dà la carica ai grigiorossi

“Gli ingredienti fondamentali per  avere successo nel calcio contemporaneo? Sono rimasti quelli di sempre: una società con la testa sulle spalle, dei dirigenti  competenti e una proprietà che oltre a mettere a disposizione i soldi nutra anche passione per questo sport”. Gigi Simoni non ha dimenticato la sua esperienza in grigiorosso e da Siena, ultima (per ora) tappa di una lunga carriera sulle panchine di mezza Italia, commenta lo strepitoso avvio di stagione dei grigiorossi.

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Un “Mondo” di ricordi

Dal suo “buen retiro” di Rivolta d’Adda, dove è tornato dopo l’esonero di un mese fa dalla panchina della Fiorentina, Emiliano Mondonico fa una promessa: “Appena  possibile tornerò allo Zini per fare il tifo per la Cremonese insieme agli ultras della vecchia guardia, quelli con cui sono rimasto costantemente in contatto da quando ho lasciato la panchina grigiorossa. Mi piacerebbe convocarli tutti e assistere insieme a loro a una partita. Non in curva, però, perché gli anni passano e credo che neppure loro la frequentino più, anche se sono rimasti dei tifosi sfegatati”.

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Blob grigiorosso, da Luzzara a Salvemini

La battuta che apre questo “Blob grigiorosso” è quella, assai poco profetica, pronunciata il 14 giugno dell’anno scorso dal presidente Luzzara, subito dopo la vittoria nello spareggio di Perugia: “Mai più in C1”. Anche Favalli un mese più tardi invita a guardare al futuro con fiducia: “Dobbiamo stare tranquilli - spiega il direttore generale della Cremonese - perché nelle prossime settimane ci offriranno un sacco di giocatori e alla fine allestiremo una rosa in grado di ben figurare”.

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Bello e impossibile

Una ridda di voci, supposizioni, pettegolezzi accompagna da un po’ di tempo a questa parte il lento cammino della Cremonese verso il baratro della serie C. Mai come quest’anno la presidenza record di Domenico Luzzara è sembrata agli sgoccioli, ma il disastroso cammino dei grigiorossi nella cadetteria sembra davvero aver segnato la fine di un’epoca. L’epoca di Luzzara, appunto, ma anche l’epoca del calcio gestito in famiglia, affidandosi ad una struttura dirigenziale artigianale, dove le relazioni personali contano più delle effettive capacità professionali.

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