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Incubo doping, la denuncia di Zeman

Non accenna a placarsi la bufera del doping. Nel clima imperante  di caccia ai dopati, neppure il Palio di Siena è stato risparmiato dai sospetti. Lo scandalo è scoppiato un mese fa al Tour de France, con la raffica di arresti di ciclisti sospettati di fare uso di sostanze vietate dai regolamenti internazionali. Poi si è propagato inarrestabile agli altri sport: canottaggio, atletica leggera e soprattutto calcio, sull’onda delle dichiarazioni dell’allenatore della Roma, Zdenek Zeman, improvvisatosi paladino della crociata contro l’uso troppo disinvolto di prodotti farmaceutici da parte di alcune società di serie A.

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La Cremonese sfida le grandi (1985-1990)

“… E non importa se son campioni, dovranno arrendersi tutti allo Zini…”. Suonava così l’inno della Cremonese, composto per celebrare il ritorno in serie A dei grigiorossi dopo 54 anni di assenza. Parole poco profetiche, purtroppo. Nel corso del campionato 1984-85, infatti, di campioni allo stadio “Zini” ne sbarcarono parecchi, da Platini a Maradona, da Boniek a Rummenigge, ma ben pochi se ne andarono sventolando la bandiera bianca.

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Dopo 54 anni di nuovo in serie A (1980-1984)

Quasi alla fine di questo lungo cammino alla riscoperta delle radici grigiorosse, ecco stagliarsi il decennio degli anni Ottanta. Un periodo storico ricco di avvenimenti cruciali a livello mondiale: la fine della Guerra Fredda, la caduta del muro di Berlino, il disastro della centrale nucleare di Cernobyl… Un’epoca che l’Italia ricorderà anche per il dilagare della corruzione e del malaffare.

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L’esordio del Bell’Antonio (1971-1979)

Gli anni Settanta furono il trampolino di lancio verso le glorie del decennio successivo. Palestra per forgiare una squadra in grado di brillare sui palcoscenici della serie cadetta e della A. La Cremonese si presentò ai nastri di partenza della stagione 1971-72 con questa formazione: Grassi, Maianti, Cesini, Platto, Guarneri, Sironi, Cantoni, Morosini, Carminati, Delle Donne, Guarnieri. Allenatore “Titta” Rota. Nel corso del “mercatino” autunnale venne acquistato il bomber Silva e i grigiorossi conclusero il campionato con un promettente quinto posto. Ma le notizie più belle giungevano dal settore giovanile, già allora fiore all’occhiello della società di via Persico. Battendo per 1-0 il Treviso nella finalissima di Chianciano, la squadra allievi guidata da Ennio Rota conquistò infatti lo scudetto tricolore di categoria. Davvero una bella soddisfazione per una Cenerentola del calcio italiano.

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Nel 1966 arriva Luzzara (1960-1970)

Ed eccoci agli anni Sessanta. Anni caratterizzati dalla fiducia nel progresso, visto come qualcosa di irreversibile. Una sorta di lungo balzo senza ritorno verso una nuova era: l’era tecnologica. Sull’onda di questa fiducia nello sviluppo, nell’intero mondo occidentale si affermarono e si diffusero nuovi valori. In particolare il consumismo, con un forte accento sul privato ed un crescente distacco dalla cultura tradizionale.

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Quell’amichevole con la nazionale (1951-1959)

Il primo approccio della Cremonese con la seconda metà del secolo non fu molto felice. Dopo una stagione in serie B conclusasi con un tredicesimo posto, nel campionato 1950’51 la società di via Persico conobbe di nuovo l’onta della retrocessione. Sotto la guida tecnica di Renato Bodini, detto “Gialotta”, la formazione grigiorossa finì il torneo in penultima posizione, risucchiata nel baratro della serie C. Una luce nel buio pesto di quella stagione storta: il 13 febbraio 1951 la Cremonese incontrò sul campo del Modena la nazionale italiana, nelle cui fila giocava anche Giampiero Boniperti. Scontato il sei a zero finale per gli azzurri, ma i “nostri” fecero incetta di elogi.

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Giocando sotto le bombe (1939-1950)

All’inizio degli anni Quaranta non si era ancora spenta l’eco della seconda vittoria mondiale degli azzurri di Pozzo, e sull’Europa incombeva, sempre più minacciosa, l’ombra ingombrante del nazismo. All’alba del primo settembre 1939, cinque Panzerdivisionen tedesche avevano fatto irruzione in territorio polacco, dando il via alla seconda guerra mondiale. Dopo nove mesi, nel giugno del 1940, Mussolini decise di intervenire nel conflitto, schierando le malconce truppe della penisola al fianco della Germania hitleriana. “In settembre tutto sarà finito – aveva spiegato il Duce ai suoi generali – ed io ho bisogno di qualche migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace quale belligerante”. Purtroppo Mussolini aveva sbagliato i calcoli. La guerra sarebbe durata di più. Molto di più.

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Un lento, costante declino (1927-1938)

Il sorprendente secondo posto nel girone B di prima divisione della stagione 1925-26 rappresentò il punto più alto raggiunto dalla Cremonese nella prima fase della sua storia. Da allora cominciò un lento ma costante declino. Il cammino della società di via Persico si tinse sempre più di grigio, come quelle vecchie fotografie in bianco e nero maltrattate dal tempo, che rappresentano l’unica testimonianza visiva di quegli anni lontani. La partenza dell’ungherese Jezmas, vera punta di diamante dell’attacco, e dei migliori talenti locali, accalappiati dalle ricche squadre delle grandi città, obbligò i grigiorossi a ridimensionare notevolmente le proprie ambizioni. Per qualche tempo la Cremonese riuscì a barcamenarsi nelle acque sempre più agitate del campionato, ma al termine della stagione 1929-30 la retrocessione fu inevitabile. E dolorosa.

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Un ungherese in panchina (1924-1926)

Mentre il fascismo andava consolidando la propria egemonia sulla penisola, i giovanotti in grigiorosso non avevano vita facile in campionato, dovendo lottare contro squadroni di grande caratura come Bologna, Genoa, Milan e Modena. Il sesto posto finale della stagione 1923-24 venne impreziosito da alcuni risultati di prestigio. Allo Zini la Cremonese si impose due a uno sulla Pro Vercelli e strappò un pareggio al Bologna, mentre in trasferta con il Milan prevalse per uno a zero.

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Primi calci in grigiorosso (1913-1923)

Il 1913 segnò una svolta importante nella storia dell’U.S. Cremonese. Dopo la fusione con i “cugini” dell’Associazione Calcio Cremona, era venuto il momento di bussare alla porta del football ufficiale. Quello targato Federazione Italiana Giuoco Calcio. Ora non si scherzava più. Bando ai tornei ed alle amichevoli, e tutti pronti ai nastri di partenza del campionato di Promozione. Zini, Mainardi, Lanfritto, Curtabili, Tornetti, Talamazzini, Costa, Albertoni, Bignamini, Lombardi, Defendi. Questi i nomi dei protagonisti di quella stagione. Una stagione che si rivelò formidabile, con la Cremonese a lottare fino all’ultimo per la promozione in Prima categoria.

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Cremonese, le origini (1903-1912)

La storia della Cremonese parte da quel giorno della primavera del 1903, il 24 marzo, quando una ventina di amici in giacca, cravattino a farfalla e cappello decisero di riunirsi nei locali di una trattoria dalle parti di piazza Sant’Angelo. Era la trattoria “La Varesina” e là aveva sede la “Società del Litro”, organizzatrice di gite in bicicletta e feste danzanti. Quel giorno, però, gli amici in giacca, cravattino e cappello non erano lì per ballare e non avevano in programma neppure una gita sulle due ruote. No, quel giorno, il 24 marzo 1903, erano lì per fondare l’Unione Sportiva Cremonese.

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