Archivi per Guerra e pace

Lettera aperta a Enrico Pirondini

Caro Pirondini, ho deciso di scriverle questa lettera aperta dopo aver letto il sermone domenicale che ha dedicato alla manifestazione organizzata a Roma per Giuliana Sgrena. Le confesso che mi capita (quasi) sempre di trovarmi in disaccordo con lei. In questo caso, però, ho avvertito anche il dovere civico di risponderle.

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Oil For…migoni?

Per il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, il 2005 finora è stato avaro di soddisfazioni. Prima Berlusconi e la Lega gli hanno messo i bastoni tra le ruote, bocciando la sua “lista del presidente”, che aveva già cominciato a pubblicizzare attraverso l’affissione di maxi-cartelloni senza simboli di partito. Poi il Sole 24 Ore e il Financial Times, con la pubblicazione di nuove rivelazioni sul suo presunto coinvolgimento nello scandalo “Oil for food”, una torbida storia che ruota attorno all’ex regime iracheno di Saddam Hussein e al suo petrolio, hanno definitivamente rovinato l’umore del governatore e, soprattutto, rimesso in discussione la sua riconferma alla guida del Pirellone per il terzo mandato consecutivo, che fino a qualche settimana fa sembrava arcisicura.

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C’è terrorismo e terrorismo

In settimana il gip di Brescia, Roberto Spanò, ha ribaltato il giudizio della collega milanese Clementina Forleo, secondo cui la guerriglia, in un contesto bellico, non può essere considerata terrorismo. “Azioni violente, condotte anche con il ricorso a kamikaze da portatori di ideologie estremiste islamiche – ha replicato Spanò – vanno senz’altro definite a ogni effetto come atti di terrorismo”.

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Sul voto delle regionali l’ombra dell’inchiesta “Oil for food”

La notizia è di quelle normalmente destinate a fare scalpore, ma i mezzi di comunicazione italiani l’hanno quasi tutti snobbata o relegata in un trafiletto, con le solitarie eccezioni del Sole 24 Ore e dei settimanali L’Espresso e Diario. Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, avrebbe beneficiato dell’assegnazione di una quota di petrolio pari a 24,5 milioni di barili da parte del regime iracheno di Saddam Hussein, nell’ambito di un torbido traffico di greggio che sfruttava le maglie larghe di “Oil for food”, il programma “petrolio in cambio di cibo” varato dall’Onu per alleviare gli effetti dell’embargo imposto al paese dagli Stati Uniti al termine della prima guerra del Golfo del 1991.

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La solidarietà non è un part-time

E’ difficile fare un bilancio obiettivo dell’anno che abbiamo vissuto con le immagini della sciagura del sud-est asiatico ancora negli occhi. La prima considerazione, quasi scontata, è che il maremoto rappresenta l’evento ideale, nel senso peggiore del termine, per calare il sipario su un 2004 in cui di sangue ne è stato versato a fiotti, in Iraq ma anche altrove. E non per “calamità naturali”.

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Il pacifismo non è un’utopia

Nei primi mesi del 2003, mentre gli Stati Uniti si accingevano a scatenare l’offensiva militare contro l’Iraq, i guerrafondai nostrani, travestiti da “interventisti umanitari”, non perdevano occasione per bollare come sciocchi sognatori quanti (tanti) si ostinavano a opporsi alla guerra, “senza se e senza ma”.

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Una conversazione con Noam Chomsky

Negli anni Cinquanta, con la sua grammatica generativa, ha rivoluzionato gli studi di linguistica. Negli anni Sessanta si è schierato apertamente contro la guerra in Vietnam. Il New York Times l’ha definito “il più importante intellettuale vivente”. Oggi è considerato uno degli ispiratori del movimento globale che si oppone al pensiero unico neoliberista e alla politica imperiale dell’attuale amministrazione statunitense.

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Vespe, merli e altri animali

E’ difficile evitare di essere retorici quando si parla di retorica. Lo dimostra bene il corsivo di Francesco Merlo sui carabinieri caduti a Nassiriya, pubblicato lunedì 17 novembre sulla prima pagina di Repubblica (e, per chi non l’avesse letto, anche sul sito del quotidiano). Partendo dall’affermazione che “la retorica non fa bene ai carabinieri”, Merlo infatti se la prende con le barzellette, avventurandosi in una lunga e contorta dissertazione per sostenere la tesi secondo cui “dopo i funerali di Stato, lentamente ma con tutta la loro forza, i pregiudizi ormai secolari sui carabinieri si riproporranno tutti, perché è più facile disintegrare un atomo che distruggere un luogo comune”.

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Baghdad delenda est!

Da diversi mesi a questa parte mi sorprendo sempre più spesso a scuotere la testa di fronte alla tv. Era successo nel 2001, nei giorni del famigerato G8 genovese. Era ricapitato poche settimane più tardi, all’indomani dell’11 settembre. E, di nuovo, è accaduto nei giorni che hanno seguito l’euforica sbornia pacifica e pacifista del 15 febbraio. Fin dal giorno in cui Bush figlio ha indicato in Saddam Hussein il nemico numero uno del pianeta, relegando nel dimenticatoio l’ex nemico numero uno Bin Laden, ho pensato che le bombe americane nel giro di qualche mese avrebbero ricominciato a cadere sull’Iraq, riprendendo il discorso interrotto da Bush padre nel 1991. Questa certezza, però, ha vacillato di fronte all’imponente mobilitazione del 15 febbraio. Anch’io, come altri che hanno vissuto quella giornata in prima persona, ho finito per illudermi, almeno per qualche ora, che la corazzata pacifista potesse davvero riuscire ad affondare la guerra.

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G8, Chomsky aderisce all’appello di Legambiente

C’è anche il nome di Noam Chomsky tra quelli delle decine di migliaia di cittadini che nelle ultime settimane hanno aderito al referendum autogestito promosso da Legambiente insieme ad altre sette associazioni (Arci, Mani Tese, Uisp, Acli, Ics, Rete di Lilliput, Tavola della Pace) per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica su alcuni grandi temi legati al processo di globalizzazione del pianeta, dall’ambiente al debito dei paesi poveri, dalle spese militari al ruolo delle Nazioni Unite.

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“Non chiamateci Brigate Rosse”

Come il leader di Rifondazione Bertinotti, giudica “condivisibili” certi passaggi del documento di rivendicazione del delitto D’Antona, ma subito dopo precisa di non approvare “il metodo”, ovvero l’uccisione del collaboratore del ministro Bassolino, “che danneggia e fa arretrare il movimento antagonista”. Parla così Mario Bini, portavoce del centro sociale cremonese “Dordoni”, che sull’ultimo numero del settimanale “Panorama” è finito nella lista di quelli considerati più intransigenti dalla Digos, insieme a Torino, Bologna, Napoli e Parma, tutti contrari alla svolta moderata che ha caratterizzato altri centri dell’autonomia, a partire dal “Leoncavallo” di Milano.

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La guerra di Petar

Una triste beffa. Non si può definire altrimenti la vicenda di cui è protagonista Petar Puaca, calciatore serbo poco più che ventenne acquistato dalla Cremonese all’inizio di questa stagione. Giocare in Italia ha rappresentato per Petar la realizzazione di un sogno coltivato per anni, ma da domenica scorsa il giovane attaccante di Belgrado è considerato un eroe in patria per la ragione opposta, perché si è rifiutato di scendere in campo nelle fila della Cremonese, impegnata sul campo di Lecce per il campionato di serie B.

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I Fogliazza, tre generazioni di contestatori

Una famiglia cremonese, tre generazioni, e una caratteristica in comune: la tendenza ad esporsi in prima persona per difendere le proprie idee. E’ questa la peculiarità dei Fogliazza. Enrico, 78 anni, nella primavera del ’44 scelse di intraprendere la lotta armata contro il fascismo, combattendo in Val di Susa al fianco del comandante Amedeo Tonani, nome di battaglia “Deo”, ucciso dalle truppe nazi-fasciste poco prima della liberazione. Dopo la guerra, Enrico si schierò dalla parte dei contadini per difendere le loro rivendicazioni e a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 sedette per due legislature in parlamento, eletto nelle liste del Partito Comunista.

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