Prodi indagato, lo scoop a orologeria di Panorama
Stupisce lo stupore rispetto al tono mieloso con cui Berlusconi ha commentato la notizia del coinvolgimento del presidente del Consiglio nell’inchiesta “Comitato d’affari” della procura di Catanzaro: “Mi limito ad augurare a Romano Prodi di uscire presto e con onore da questa situazione”. E’ vero, infatti, che il capo del centrodestra, tra “coglioni” e “stronzate” varie, ha ormai abituato gli italiani a un altro genere di linguaggio, più “ruvido”. Parlando di Prodi, però, pensava soprattutto a se stesso.
Avendo governato per anni incurante di avvisi di garanzia, inchieste e processi - dai quali si è spesso salvato solo grazie all’avvenuta prescrizione dei reati o attraverso le provvidenziali scappatoie messe a disposizione dalle leggi ad personam varate dal suo stesso governo - si è reso conto che infierire su Prodi per una banale (per Berlusconi) iscrizione nel registro degli indagati per la banale (per Berlusconi) ipotesi di reato di abuso di ufficio sarebbe stato un po’ troppo. Di più, l’atteggiamento pacato e comprensivo di oggi rappresenta una cambiale in bianco da incassare se e quando si dovesse (ri)trovare nella stessa situazione. Un’eventualità che, considerati i numerosi precedenti, ha buone probabilità di verificarsi ancora.
Del resto la solidarietà di Berlusconi per gli avversari politici, per quanto abbastanza rara, non è inedita. Nel marzo scorso, per esempio, allo scoppio del “caso” Sircana, invece di accanirsi sul malcapitato portavoce del presidente del Consiglio si era lamentato dell’imbarbarimento dell’informazione, tralasciando però il fatto che il primo a sbattere Sircana in prima pagina era stato proprio il quotidiano di famiglia, diretto dal fedelissimo Maurizio Belpietro. Nel caso di Prodi è cambiata la testata che ha sparato la notizia per prima, ma l’editore-politico di riferimento è sempre lui, Berlusconi.
Ragionando - si fa per dire - alla Sandro Bondi, quello di Panorama potrebbe dunque essere definito uno “scoop a orologeria”, visto che il settimanale ha strillato la notizia lo stesso giorno in cui la Cassazione, mettendo la parola fine al processo Lodo-Mondadori, ha confermato la condanna di Cesare Previti, già legale di Berlusconi e ministro della Difesa nel suo primo governo, per corruzione giudiziaria. Su Previti nessun commento del leader di Forza Italia nonché editore di Panorama, che ha preferito delegare al solito Bondi il compito di esprimere al deputato forzista la solidarietà del partito “che si stringe intorno a lui” in un clima “sempre più involgarito e incanaglito della vita civile italiana, che non porterà a nulla di buono”, con la spalla Cicchitto a ribadire che “siamo di fronte a una sentenza basata sul nulla. È stata consumata una durissima persecuzione giudiziaria”.
Anche Panorama, coinvolto nell’ultimo processo a Previti in quanto testata del Gruppo Mondadori, ha preferito allinearsi alla linea del silenzio del capo. Quella subita da Previti sarà anche una “durissima persecuzione giudiziaria”, come va dicendo Cicchitto, ma per il newsmagazine - semplicemente - non fa notizia. Sull’home page del settimanale, infatti, troneggia una foto di Prodi, mentre del “perseguitato” di Forza Italia non c’è traccia. Stando al motore di ricerca interno del sito, la condanna dell’ex avvocato di Berlusconi è riuscita a intrufolarsi per un po’ nella colonnina delle brevi dell’ultimora solo grazie a un malandrino lancio dell’Ansa. Per il resto, nulla.
Questa congiura del silenzio ha finito per contagiare anche quasi tutti gli esponenti del centrosinistra. Vedi per esempio il segretario Ds Piero Fassino, che sulla condanna definitiva di Previti non ha proferito verbo, mentre a proposito di Prodi ha tenuto a precisare che “è solo un’indagine e non una sentenza di condanna”. Berlusconi, insomma, sembra essere riuscito a fregarli anche stavolta, sostituendo nell’agenda politico-mediatica l’imbarazzante (per lui) condanna di Previti con l’eventuale, e ancora tutto da dimostrare, abuso di ufficio di Prodi. Cosa che, come si è visto, gli ha permesso anche di fare sfoggio di magnanimità. Chapeau.
Si deve, però, proprio a uno degli houseorgan berlusconiani una lettura dell’inchiesta di Catanzaro che potrebbe fare chiarezza sui veri motivi che hanno portato al coinvolgimento del presidente del Consiglio. In un articolo pubblicato dal Giornale che traccia il profilo di Luigi De Magistris, il pubblico ministero che avrebbe iscritto Prodi nel registro degli indagati, si sottolinea infatti che il pm “da un lato è perennemente sotto osservazione del Csm in relazione ai cinque fascicoli pendenti a suo carico, dall’altro può dormire sonni tranquilli perché dopo l’incriminazione del Professore è più blindato che mai: un’eventuale iniziativa disciplinare suonerebbe come una ritorsione ordita da Palazzo Chigi”. Ragionando - si fa per dire - alla Previti, e prendendo per buone le parole del Giornale, l’inchiesta di Catanzaro puzza quindi di legittimo sospetto.
Archiviato in Giustizia e ingiustizie, Media e informazione, Politica
·
Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/2007/07/15/prodi-indagato-lo-scoop-a-orologeria-di-panorama/trackback/

