Pierre Haski racconta il sangue della Cina
L’intervento di Pierre Haski, condirettore del quotidiano francese Liberation e autore del libro “Il sangue della Cina”, ha chiuso la tre giorni di lavori del XIII seminario di formazione per giornalisti Redattore Sociale, che si è svolto dall’1 al 3 dicembre a Capodarco di Fermo (Ap). Per cinque anni corrispondente a Pechino per il quotidiano francese, Haski nel 2001 ha raccolto una denuncia anonima sulla gravissima condizione in cui versavano i contadini della provincia rurale dell’Henan, nella Cina centrale, dove nei primi anni Novanta era stata avviata e incoraggiata la vendita di sangue per combattere la povertà e risollevare le sorti economiche della regione.
La denuncia, partita forse da un funzionario locale, confermava voci già in circolazione, che le autorità di Pechino, però, si ostinavano a negare in modo risoluto. “Per i giornalisti è una sfida enorme – ha spiegato il condirettore di Liberation – All’arrivo a Pechino viene fatto firmare un foglio che spiega che non è possibile lasciare la città senza essere autorizzati. Verificare quella denuncia significava dunque violare tutte le regole. Ma, mi sono detto, non posso restare seduto qui. Così sono partito”.
Il viaggio nella provincia di Henan non ha lasciato dubbi ad Haski. I contadini avevano donato il proprio sangue anche più volte nello stesso giorno. La raccolta veniva effettuata senza la minima precauzione sanitaria e, per evitare l’indebolimento di chi donava con tanta frequenza, i medici avevano escogitato questo sistema: dopo il prelievo, il sangue - dal quale era necessario prelevare solo il plasma - era centrifugato insieme a quello degli altri donatori e reiniettato nei loro corpi. Era sufficiente, quindi, che un solo donatore avesse l’Aids o l’epatite per contagiare tutti gli altri.
La malattia di cui cominciano a morire i contadini dell’Henan si chiama Aids, ma nel 2001 in Cina era ancora definita genericamente “febbre” e i sieropositivi, che non sapevano di esserlo né come dovevano comportarsi, a loro volta continuavano a contagiare altre persone. Una volta appurato il disastro, il commercio di sangue era stato interrotto, ma le autorità della provincia avevano continuato a nascondere la verità ai suoi abitanti.
I reportage di Haski sull’argomento sono usciti in Francia e hanno fatto il giro del mondo, arrivando anche ai funzionari cinesi, ma alla popolazione locale ancora per lungo tempo è stata preclusa ogni informazione. Eppure si tratta di uno scandalo enorme, che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone che chiedono giustizia. “Quando la notizia è venuta a galla – ha commentato a questo proposito il giornalista francese - mi aspettavo delle ripercussioni, ma la nota di risposta del governo parlava solo di alcuni casi di contagio”. I responsabili non sono stati puniti, le vittime non hanno ottenuto alcun risarcimento, e quando finalmente la popolazione è venuta a conoscenza della verità, la rabbia è diventata incontenibile.
In seguito un’associazione non governativa locale ha contattato Haski con la proposta di scrivere un libro sui contadini malati di Aids, con l’apparente via libera di un editore cinese. Quando il giornalista francese lo ha incontrato, però, la conclusione è stata che “l’Aids in Cina è un tabù e non se ne può parlare”. E’ la fine del progetto, ma Haski non si è arreso e ha ripreso il lavoro in clandestinità, viaggiando di notte per incontrare in segreto le famiglie dei vari villaggi e raccogliere le loro storie. Il libro è uscito in Francia ed è stato tradotto in diversi paesi. In Italia lo ha pubblicato Sperling & Kupfer.
Da tutto questo, secondo Haski, le lezioni che si possono trarre sono almeno due: i giornalisti devono sempre andare a guardare sotto il tappeto, ma non è detto che sia sufficiente portare una notizia all’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi per cambiare davvero la sostanza delle cose. Nel caso dei contadini dell’Henan, infatti, non è cambiato nulla. L’informazione, insomma, non basta se non c’è un collegamento nella società.
Archiviato in Ambiente e salute, Diritti, Media e informazione
Segnala via e-mail
·
Versione stampabile
Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/2006/12/08/pierre-haski-racconta-il-sangue-della-cina/trackback/



Cristiana scrive,
11 Marzo 2007 @ 10:34
Ciao, volevo dire che anch’io a volte mi sento un po’ come credo si sia sentito Pierre…quel senso d’impotenza quando avrebbe voluto informare i contadini cinesi e tutto il mondo e tutto glielo impediva…i tabu….
La mia non è una scoperta, è un’altra verità sotto il tappeto che non riesce ancora a venir fuori da anni, per tabu? Per interessi? Per paura che la gente si inalberi e faccia una rivoluzione? Qui però a nascondere la verità e a continuare a negarla, a continuare a far del male ai propri cittadini sono il ministero della sanità italiana…certo anche di alcuni altri paesi, ma io vorrei che gli italiani conoscessero la verità e come venir fuori finché sono ancora in tempo, quelli che sono in tempo, da questa situazione.
Nei nostri corpi sono piazzate delle vere e proprie bombe ad orologeria, chiamate amalgame in argento….ma sono composte da mercurio, piombo ed altri metalli tossici…
Respirando, bevendo, mangiando…vivendo ACCUMULIAMO METALLI E SOSTANZE TOSSICHE….
E’ un anno che sto facendo questo appello al ministro della sanità insieme a tantissimi amici….
http://www.cristianadistefano.com/forum/index.php
Molti promettono, un paio hanno detto che avrebbero smosso la montagna, ma invece non è ancora stato fatto nulla… se ne fregano, ci sono troppi interessi, o se la fanno sotto dalla paura?
CHE SUCCEDERA’ IL GIORNO IN CUI GLI ITALIANI SCOPRIRANNO CHE IL MINISTERO DELLA SANITA’ NON HA MAI IMPEDITO CHE FOSSIMO USATI COME DISCARICA DI RIFIUTI SPECIALI?
Grazie, Cristiana