Il calcio è fermo, la trasferta no

La querelle sindaci-Lega Calcio sulla serie B si è conclusa anche questa settimana con un sostanziale nulla di fatto. Le parti si sono avvicinate, l’accordo sembra ormai a portata di mano e potrebbe arrivare già all’inizio della prossima settimana, ma nel frattempo il digiuno calcistico del sabato si protrarrà almeno per un altro turno. Poco male, per i tossicodipendenti del pallone il piccolo schermo dovrebbe essere in grado di offrire qualche forma di surrogato: una partita-metadone, in attesa di rivedere in campo le amate maglie grigiorosse.

Per alcuni cremonesi, però, non sarà necessario attendere la prossima settimana per andare in trasferta. Domenica 11 settembre, infatti, è in programma la Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi e alcuni pullman nella notte di sabato partiranno alla volta dell’Umbria anche dalla nostra città. In una settimana segnata, oltre che da turbolenze calcistiche di vario genere, anche dal teatrino poco edificante andato in scena all’Aler, mi sembra una bella notizia.

Certo, la data della marcia coincide con il quarto anniversario di un evento tragico come gli attentati contro gli Stati Uniti del 2001, la cui scia di sangue e terrore sembra condizionare tuttora e sempre di più anche le nostre vite, ma sapere che a breve alcuni nostri concittadini raggiungeranno Perugia per sobbarcarsi 24 chilometri a piedi in nome della pace è in qualche modo un pensiero consolante. Significa, infatti, che non siamo soli in questa città, e che non tutti si sono rassegnati al clima di terrore e aggressività che, almeno a uno sguardo distratto, sembra essere il leit-motiv dell’era contemporanea.

Non basterà certo una marcia, per quanto ben organizzata e partecipata, per spazzare via il mattatoio iracheno, l’islamofobia e i kamikaze. Lo sanno anche quei cremonesi che domenica saranno a Perugia. La marcia per la pace, però, rappresenta, come altri eventi simili, un modo efficace di contarsi, sentirsi vivi e reagire al pensiero unico dei signori del tubo catodico, che ci vorrebbero tutti rinchiusi nei nostri gusci domestici ad angosciarci sulla guida tv per scegliere la partita da guardare tra centinaia di opzioni allettanti.

Lo stesso scenario che respingono quei tifosi che non baratterebbero mai l’emozione degli spalti di uno stadio con il comfort offerto dal divano del salotto, come invece sembrano auspicare i latifondisti del pallone.

Editoriale pubblicato il 10 settembre 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona

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