Bodini in pole position per il Parlamento
Il suo nome circola ormai da diversi mesi tra quelli dei papabili in pole position per una candidatura con l’Unione del centrosinistra nel collegio di Cremona alle elezioni politiche del prossimo anno. Bisognerà però attendere la fine del mese per sapere che cosa farà davvero Paolo Bodini, che dopo aver ceduto lo scorso anno a Gian Carlo Corada lo scettro di primo cittadino resta in bilico tra la sua professione di medico in ospedale, la presidenza dell’Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, e, appunto, un possibile approdo al Parlamento nazionale.
“Per quanto riguarda una mia disponibilità a candidarmi - spiega infatti Bodini - alcuni autorevoli esponenti dei partiti del centrosinistra mi hanno avanzato questa proposta. E io mi sono impegnato a dare una risposta entro la fine di settembre. La situazione politica del momento, però, non è entusiasmante, non c’è quel clima che io ho definito ‘fondante’. Quello, per intenderci, che si respirava nel 1994-95, quando, mio malgrado, sono stato coinvolto nella politica amministrativa. Quella attuale, viceversa, è una situazione che mi raffredda un po’. Però sto facendo tutta una serie di riflessioni e valutazioni legate alla mia vita professionale e, soprattutto, familiare. Sono reduce, infatti, da 10 anni in cui ho sacrificato molto della mia vita familiare e anche professionale al discorso amministrativo, e devo decidere se il gioco vale la candela per i prossimi cinque o 10 anni. Ammesso che sia eletto, evidentemente”.
Come Prodi a livello nazionale, però, anche lei è privo di un partito alle spalle. Questa mancanza non rappresenta un punto debole?
No, la cosa non mi preoccupa. Io sono quello che sono, con i miei pregi e i miei difetti. Se c’è qualcuno che ritiene che io possa essere un candidato buono e me lo propongono, e io accetto, non sento la necessità di avere un partito dietro. Sono stato e sono tuttora un convinto fautore dell’unione di questi partiti, della federazione, di una fusione. Insomma, di tutto quello che porta verso una semplificazione del sistema politico. Mi sento rappresentato in questo, sono stato per nove anni sindaco dell’Ulivo e sarei molto in difficoltà se dovessi schierarmi per un singolo partito della coalizione.
Fra un mese e mezzo si terranno le primarie per individuare il candidato dell’Unione del centrosinistra da contrapporre a Berlusconi. Cosa pensa di questa novità?
Le primarie concettualmente sono una bella espressione della democrazia, ma non mi entusiasmano troppo perché sono molto complesse e pongono, dal punto di vista pratico, molti dubbi sulla loro reale utilità e sulla loro effettiva efficacia. Gruppi di pressione ben organizzati, infatti, possono portare a dei risultati controproducenti. Visto, però, che si è deciso di sperimentare questa strada, facciamole, e speriamo che vadano a buon fine.
Lei ha definito i suoi nove anni da sindaco “i più intensi della mia vita”, ma non le manca un po’ la sua esperienza amministrativa?
No, non direi. Anzi, fin dall’inizio avevo pensato di limitarmi a un solo mandato, poi sono diventati due, ma sapevo che si trattava di un discorso a termine. E’ stato, anzi, un bene, perché non volevo staccarmi per un periodo troppo lungo dalla mia attività. Insomma, ho apprezzato questo anno di vita “normale”.
L’elezione di Corada al suo posto è stata descritta come un cambiamento nel segno della continuità. Lei come giudica il suo operato in questo primo scorcio di mandato?
Per dare un giudizio è troppo presto. Un anno sembra lungo, ma in realtà dal punto di vista amministrativo è decisamente breve. In questi mesi ci sono anche stati molti cambiamenti in Comune, penso per esempio alla direzione generale. Ognuno deve dare la propria impostazione personale alla macchina amministrativa, e questo è un lavoro che richiede del tempo. Le capacità di Corada, però, credo siano note a tutti, e i passi compiuti finora dalla sua giunta vanno nella direzione giusta. Si tratta soltanto di avere un po’ di pazienza per vedere i risultati buoni che sicuramente verranno.
Dopo il passaggio di testimone, però, c’è chi ha sostenuto che la sua amministrazione ha lasciato a quella di Corada alcune “polpette avvelenate”, come il museo del calcio o la questione dei centri commerciali.
Credo che sia assolutamente normale e fisiologico che ciò avvenga, sennò uno dovrebbe poter disporre di un mandato elastico per completare tutti i progetti avviati. Anch’io, a mio tempo, sono stato costretto a occuparmi di questioni aperte ereditate dalla giunta precedente o, addirittura, dalla giunta prima. Penso, per esempio, all’annosa vicenda della cascina Colombera, per cui sono anche andato a giudizio. Io ho cercato fino all’ultimo di chiudere tutte le questioni che potevo. Nel caso di piazza Marconi, l’ultimo giorno di mandato ho scritto al ministro per sollevare nuovamente il problema dell’ostruzionismo che avevamo da parte del sovrintendente. Non so quanto sia servito per sbloccare la situazione, ma ho fatto tutto quanto era in mio potere.
Da sportivo, anche se appassionato più di basket che di calcio, come giudica la presa di posizione di Corada contraria alla disputa delle partite della Cremonese al sabato pomeriggio?
Sono un po’ tradizionalista in questo, e credo che la domenica per lo sport, e il calcio in particolare, vada bene. E poi non mi piace quando tutto viene piegato alle esigenze della televisione.
Quindi si sarebbe comportato allo stesso modo?
Penso proprio di sì.
Nel frattempo, in occasione delle ultime elezioni regionali, lei è anche entrato nel listino dello sfidante di Formigoni, Riccardo Sarfatti.
L’ho fatto perché mi è stato chiesto di rappresentare la nostra provincia all’interno di questo listino, che voleva avere una rappresentanza di tipo territoriale.
Dica la verità: ha accettato perché sapeva che Sarfatti non avrebbe mai vinto contro Formigoni?
Diciamo che il fatto che Sarfatti non fosse favorito forse mi ha fatto accettare l’ingresso nel listino con maggiore serenità. In ogni caso ero pronto ad assumermi le mie responsabilità e ho lavorato per contribuire a ottenere il miglior risultato possibile. Del resto, Sarfatti ha compiuto un recupero enorme, al termine di una campagna elettorale che è stata troppo breve. Non so se con un mese in più a disposizione saremmo riusciti a ribaltare il risultato, ma certamente avremmo ridotto ulteriormente il gap dal centrodestra. Resta comunque la soddisfazione di aver fatto conoscenza con un persona veramente valida e ricca di personalità e di idee positive.
Da medico lei ha la possibilità di valutare in prima persona lo stato della sanità lombarda, uno dei temi più controversi da quando Formigoni si è fatto paladino della libertà di scelta…
Il discorso a questo proposito sarebbe lunghissimo, ma certamente quella della Lombardia è una sanità di buon livello, tanto da attirare persone anche al di fuori dei confini regionali. I fatti, però, hanno dimostrato che lo slogan della libera scelta è stato uno slogan sbagliato, perché la riforma della sanità è stata di fatto ri-riformata dallo stesso centrodestra negli anni successivi, con tutti i tetti di spesa e i vincoli che sono stati introdotti. La libera scelta, infatti, ha creato un incremento di spesa fuori da ogni controllo, che ha costretto la giunta Formigoni a ritornare sui suoi passi, sulle stesse posizioni che noi avevamo chiesto fin dal principio. I correttivi ci sono stati, ma purtroppo non sono mai sufficienti quando i buoi sono già scappati. Ritengo, quindi, che in questo senso ci sia ancora molto da lavorare nella sanità della Lombardia.
Più nel dettaglio, invece, come giudica il livello della sanità sul nostro territorio?
Mi sembra che la sanità cremonese risponda alla stragrande maggioranza delle richieste del territorio. Qualcosa, come la cardiochirurgia, manca, ma non si può pensare di avere tutto sotto casa. La cardiochirurgia, tra l’altro, è uno degli esempi di spreco della giunta Formigoni. Ne sono nate 15-16 in Lombardia quando ne sarebbero bastate la metà. Insomma, il discorso della libera scelta va contro quello della programmazione, e si tratta quindi di trovare la giusta mediazione tra le richieste dei cittadini e la programmazione. Non si può pensare di procedere attraverso l’accreditamento selvaggio, come ha fatto all’inizio Formigoni.
In queste settimane è tornato prepotentemente alla ribalta anche il tema dei rapporti tra la città e la comunità islamica, con cui in passato lei ha avuto a che fare in prima persona, con una linea di condotta dialogante che è finita nel mirino delle critiche anche di recente.
Su questa vicenda soltanto il tempo potrà dire qualche verità, ovvero che cosa c’era effettivamente a Cremona. Io ho sempre avuto l’impressione che alcuni temi fossero stati fortemente enfatizzati. Resto convinto dell’importanza di impostare un dialogo costruttivo con queste realtà. Non solo con quella islamica, ma anche con tutte le varie minoranze ed etnie presenti sul territorio. A chi mi ha accusato di non essere stato sufficientemente attento rispondo che siamo sempre stati in contatto con la prefettura, con la Digos e con la questura. Le riunioni sull’ordine pubblico sono state fatte periodicamente trattando proprio di questi temi, e lo stesso prefetto aveva garantito pubblicamente che la situazione a Cremona era tranquilla. Quando è stata avanzata la richiesta di chiudere la moschea, è stato detto, non solo da me, che in quel momento non era opportuno farlo. Credo di avere gestito la situazione senza cadere in inutili allarmismi e senza, però, ridurre nemmeno la sorveglianza. Oggi sull’argomento mi sembra che prevalga l’isteria. Pensare di combattere il fenomeno del terrorismo puramente con le armi della repressione, dell’ordine pubblico e dei servizi segreti è una battaglia persa in partenza. Bisogna aprire un grande dibattito a livello internazionale su quali sono gli equilibri demografici del mondo. Non possiamo pensare di poter escludere la maggioranza del mondo dai posti decisionali. Qualche cosa va cambiato nel sistema, e i paesi occidentali devono dare un segnale in questo senso. Un segnale forte è stato, per esempio, la smobilitazione delle colonie israeliane a Gaza. Ma non basta da solo per risolvere il problema.
A livello locale su questi temi, rispetto alla grancassa allarmistica della Lega e del centrodestra più in generale, non le sembra che ci sia un po’ troppa timidezza a prendere posizione da parte del centrosinistra?
In questa fase forse è vero, e penso che ci vorrebbe un po’ più di coraggio nel sostenere le proprie idee. E’ anche vero, però, che lo spazio della protesta è sempre molto eclatante, mentre l’azione quotidiana, come quello che avviene nell’ambito dei servizi sociali e dell’assegnazione delle case, passa inosservato. Io so, però, che a Cremona l’azione amministrativa viene fatta e i dialoghi sono aperti. In fondo, conta molto di più questo che non la sparata del leghista di turno contro tutto e contro tutti. Detto questo, mi ha preoccupato molto l’uscita del presidente del Senato Pera sul meticciato. Vogliamo forse rievocare il mito della razza ariana, quando noi stessi europei siamo figli di migliaia di invasioni?
Prima accennava alla sua voglia di un po’ di vita “normale” dopo gli anni molto intensi da sindaco. Però da alcuni mesi ha assunto la presidenza dell’Ente Triennale. Non riusciva a stare fermo?
Non è che avessi l’horror vacui, anche perché l’attività dell’ospedale tiene parecchio occupati. Però questo era un modo per rimanere collegato alla vita della città in maniera diversa. Chiamarlo hobby sarebbe riduttivo. Si tratta piuttosto di una sorta di continuazione di un’attività che mi piace e penso possa anche darmi delle soddisfazioni.
Che cosa avete fatto nei suoi primi mesi da presidente?
Stiamo sostenendo un notevole sforzo per potenziare la capacità comunicativa del nostro ente, che ha sempre fatto delle cose molto valide, ma talvolta è stato carente nella sua capacità di comunicare verso l’esterno, di farsi conoscere e di creare relazioni sul versante internazionale. Per questo motivo abbiamo riorganizzato gli uffici e rinnovato lo staff tecnico dell’ente, acquisendo una maggiore professionalità nell’ambito della comunicazione, attraverso un apposito ufficio stampa. A queste novità, si somma l’impegno, anche personale, a essere presenti sullo scenario internazionale. Non da soli, ma sempre come sistema città.
Sono già in calendario delle iniziative in questo senso?
Sì, il primo banco di prova sarà la fiera Music China, in programma a Shangai a metà ottobre, subito dopo le manifestazioni dell’Ottobre liutario. Questa data ci mette un po’ in difficoltà dal punto di vista organizzativo, ma si tratta di una fiera emergente, molto importante per il sud-est asiatico, e quindi è nostro dovere essere presenti con uno stand di Cremona, in collaborazione con la Fiera, il Comune e la Provincia. Lo stand sarà ovviamente orientato alla liuteria e alla musica, ma anche con una forte presenza della città e del turismo. Come ho sempre sostenuto quando ero sindaco, credo che questo sia il modo giusto di operare, perché le energie della città, vale a dire le sue capacità economiche e di investimento, non sono molte, e quindi è importante cercare di mettere insieme tutte le risorse che abbiamo a disposizione, superando quelle gelosie che a volte ci sono state tra i vari enti. Quando si varcano le Alpi o il ponte sul Po, infatti, queste contrapposizioni non hanno più alcun senso, perché quello che conta è l’immagine di Cremona come città d’arte e di cultura. E per semplificare la comunicazione verso l’esterno, un mio piccolo pallino è quello di riformare il nome dell’Ente Triennale, che nei non cremonesi genera confusione, dando l’idea di una realtà che compare e scompare ogni tre anni. A differenza del concorso triennale, infatti, questo è un ente che lavora per la liuteria ogni anno. Quindi un nome come “Ente cremonese per la liuteria” o “Ente per la liuteria di Cremona” renderebbe meglio l’idea della sua attività.
Il suo approdo alla presidenza dell’Ente Triennale ha anche a che fare con un suo interesse per il mondo della musica e della liuteria?
Negli anni da sindaco, soprattutto nel corso del secondo mandato, ho sviluppato un interesse per questi aspetti musicali e liutari, e ho capito il ruolo importante che questo ente può giocare, perché penso che un Ente Triennale che funziona possa fungere da piccolo “ministero degli Esteri” per Cremona, perché rappresenta il nostro biglietto da visita. Se questo settore funziona, infatti, può finire col fare da traino per altre attività. Quindi, una volta conclusa l’esperienza in Comune, quando mi è stato prospettato di assumerne la presidenza, ho accettato.
Che cosa ci riserveranno le iniziative in programma dal 30 settembre al 16 ottobre?
Siamo partiti con un programma particolarmente ambizioso, che prospetta nei prossimi tre anni in uno studio il più completo possibile su Andrea Amati, la nascita del violino e la sua discendenza attraverso un percorso ciclico, sia per questioni organizzative ma anche per dare tempo di riflettere su quanto viene fatto. Quest’anno, quindi, si parte con un assaggio di Andrea Amati e un approfondimento, attraverso una serie di convegni, su ciò che ha dato origine al violino e su quello che era il contesto storico, locale e internazionale, in cui questo strumento è nato. L’anno prossimo, invece, è previsto un progetto che svilupperà la discendenza di Amati, quindi l’evoluzione dello strumento durante i due secoli di vita di questa dinastia, per poi tornare nel 2007 ad Andrea Amati, con l’ambizione di fare un’opera omnia per cercare di capire il più possibile come è nato questo strumento così simbolico e così importante per la nostra città.
Articolo pubblicato il 3 settembre 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona
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