La rivoluzione del piccolo commercio
L’Italia è alle prese con una pesante crisi economica, che si riflette anche sul consumo meno voluttuario, vedi gli alimentari, e a Cremona i piccoli commercianti devono fare i conti con la concorrenza sempre più serrata dei centri commerciali. L’Ascom, però, non intende subire gli avvenimenti con le mani in mano e per il futuro ha in serbo alcune significative novità, con l’obiettivo primario di incrementare la competitività dei piccoli esercizi del nostro territorio.
Ad annunciarle al Piccolo è il presidente dell’Associazione dei commercianti, Claudio Pugnoli, approdato nel gennaio scorso sulla poltrona più alta di via Manzoni dopo otto anni trascorsi come vice di Franco Stanga, e reduce dall’assemblea nazionale di Confcommercio, nel corso della quale il presidente Sergio Billè ha invocato scelte durissime, anche impopolari, per imporre al nostro paese un’inversione di rotta.
Dopo le tensioni di fine 2004, culminate nella serrata che avete attuato in occasione della Festa del Torrone, negli ultimi mesi, proprio in concomitanza con il suo approdo alla presidenza, i vostri rapporti con l’amministrazione comunale si sono notevolmente rasserenati. A che cosa si deve questa schiarita?
In realtà i nostri rapporti con l’amministrazione comunale sono sempre stati improntati alla massima correttezza. È vero, però, che da qualche tempo a questa parte si sono smussati gli angoli che erano diventati molto difficili da tagliare, dopo che era sorto il problema delle zone a traffico limitato. Nel momento in cui questo problema è stato risolto con reciproca soddisfazione e che sono state capite quelle che sono le nostre esigenze di valorizzazione del centro storico, anche dal punto di vista delle infrastrutture, la collaborazione ha ripreso a essere produttiva e, di conseguenza, anche i rapporti con il Comune sono decisamente migliorati. Quando dico che si è capito quelle che sono le necessità, mi riferisco soprattutto alla dotazione di parcheggi che il centro storico avrà nel giro di breve tempo. Grazie anche al nostro impegno, infatti, abbiamo ottenuto che il parcheggio di piazza Marconi diventasse una realtà, così come è diventata una realtà il raddoppio del parcheggio nei pressi della stazione. Nel frattempo sono sorti altri piccoli parcheggi ed è aumentata la dotazione di zone con aree di sosta a rotazione, là dove in precedenza erano libere. Anche questo, dal nostro punto di vista, rappresenta un importante miglioramento. Certo, il lavoro che resta da fare è molto perché coinvolge tutta la città e non solo il centro storico. Per questo all’amministrazione comunale abbiamo anche chiesto che venga realizzato un progetto globale sulla situazione infrastrutturale del centro.
Il sindaco Corada, nell’intervista che ha rilasciato al Piccolo un mese fa, ha detto che uno degli obiettivi della sua amministrazione è quello di trasformare il centro storico di Cremona in un grande centro commerciale all’aperto. È una definizione esagerata o corrisponde alla realtà?
Noi parliamo da sempre del centro città come di un centro commerciale all’aperto, che ha qualcosa in più e qualcosa in meno rispetto ai centri commerciali artificiali. Il qualcosa in più è rappresentato dalla bellezza architettonica e dalla dotazione in negozi e giardini, il contesto complessivo insomma, mentre i centri commerciali tradizionali sono avvantaggiati dal punto di vista delle infrastrutture e della facilità di accesso. Se il nuovo approccio di questa amministrazione migliorerà, come sta avvenendo, sia l’accessibilità che la dotazione dei parcheggi della città, insieme all’arredo urbano e alla gradevolezza complessiva dell’ambiente, il centro cittadino potrà diventare a tutti gli effetti un centro commerciale di eccellente livello.
La concorrenza rappresentata dalla creazione di nuovi centri commerciali alle soglie della città, quindi, non vi spaventa?
I nuovi centri commerciali ci saranno, attorno all’asse della Paullese ne arriveranno tre, ed è per questo che, a maggior ragione, il centro città si deve dotare di quelle infrastrutture indispensabili per permettere al centro commerciale naturale cittadino di difendersi rispetto alla concorrenza che i centri commerciali esterni potranno fare. Se il nuovo centro commerciale Feltrinelli avrà una viabilità dedicata di tremila posti macchina, anche noi chiediamo che ci sia una viabilità relativamente facile per raggiungere il centro della città e una dotazione di parcheggi adeguata alle esigenze di Cremona. Ci sono aziende commerciali, artigianali e uffici che hanno l’assoluta necessità di avere quelle dotazioni infrastrutturali che in qualsiasi centro commerciale sono una realtà banale e scontata. E’ l’unico modo che abbiamo per difenderci.
Nel frattempo è ripartita la vostra iniziativa dei Giovedì d’Estate. Avete altri progetti simili in cantiere?
Per quanto riguarda i Giovedì d’Estate siamo assolutamente soddisfatti dei risultati che ci hanno dato finora, sia a noi che li organizziamo, sia ai negozi e pubblici esercizi che vi aderiscono: vedere la città affollata è un piacere straordinario per tutti e ci inorgoglisce il fatto di aver insegnato ad altre città a lavorare in questa maniera. L’ultima novità, infatti, è che anche Bergamo, dopo Verona, Piacenza, e altre località del circondario, ha fatto i suoi Giovedì d’Estate. L’anno prossimo contiamo di cambiare gli orari di apertura durante il pe riodo estivo, in modo che i negozi invece che dalle 15,30 alle 19,30 tengano aperto nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 22. Ci abbiamo provato già quest’anno ma, non avendo ottenuto grandi risultati, abbiamo soprasseduto, con l’intenzione di riprovarci l’anno prossimo in modo più incisivo. Siamo convinti, infatti, che uno slittamento dell’apertura di questo tipo porterebbe dei vantaggi decisamente positivi. Sarebbe possibile, infatti, parcheggiare in centro senza grandi difficoltà e a costo zero, perché tra le 18 e le 22 tutti coloro che lavorano in centro sono già tornati a casa lasciando liberi i parcheggi in centro storico, che a partire dalle 19 sono gratuiti. Chi viene in città dopo le 18, poi, troverebbe anche un clima gradevole, anche se non è come l’aria condizionata dei centri commerciali. E lo slittamento dell’orario favorirebbe anche la gente che intende venire a Cremona da fuori, che avrebbe la possibilità di farlo tranquillamente una volta finita la giornata di lavoro, trovando i negozi ancora aperti. Questo potrebbe essere un modo per combattere i centri commerciali esistenti e quelli che arriveranno.
I cremonesi, però, hanno fama di essere piuttosto tranquilli e abitudinari. Pensate davvero di riuscire a convincere i commercianti ad attuare questa rivoluzione degli orari?
Certamente non sarà un compito facile, anche perché non siamo un centro commerciale che può prendere una decisione da un giorno all’altro senza interpellare nessuno, ma, al contrario, dovremo riuscire a mettere d’accordo centinaia di imprenditori. Il cammino in questa direzione, comunque, dovrebbe essere graduale e progressivo. L’idea è di cominciare l’anno prossimo replicando l’esperienza dei Giovedì d’Estate anche in un altro giorno della settimana, nelle cinque-sei settimane tra la metà di giugno e la fine di luglio, con l’obiettivo di più lungo periodo di arrivare, se possibile, a un cambio totale durante il periodo estivo, estendendo queste novità anche agli altri giorni della settimana fino a renderle definitive. Insomma, intendiamo fare tutto quello che serve per offrire un servizio migliore ai nostri clienti e portare sempre più gente a Cremona, che potrebbe diventare la prima città che adotta un orario estivo simile a quello delle località di mare e alle città turistiche vere e proprie.
Le aperture prolungate in orario serale, però, hanno anche provocato le lamentele di alcuni cittadini per il rumore e gli schiamazzi che comportano…
Penso che una città vivace comporti, comunque, qualche disagio per i residenti. Non possiamo pensare che chi risiede in centro abbia le stesse tutele, dal punto di vista del rumore, di chi abita in aperta campagna. Una città gradevole, accogliente e festosa implica, purtroppo, qualche piccolo disagio per i suoi abitanti per un paio di mesi all’anno. Un’iniziativa come quella dei Giovedì d’estate, però, fa sembrare Cremona qualcosa di diverso e di meglio rispetto alle città limitrofe, e crea un clima simile a quello di una località di villeggiatura. Noi abbiamo dato degli input ai nostri associati per limitare i disagi dei residenti, ma a volte la maleducazione della gente è superiore alla possibilità di intervento dei commercianti.
Dal mondo cattolico, intanto, è partito un appello che chiede di ridurre al minimo le aperture nei giorni festivi.
E’ una richiesta che abbiamo condiviso da subito, indipendentemente dal credo religioso di ognuno di noi. C’è la necessità, infatti, di interrompere la settimana e di consentire a chi lavora sei giorni su sette di avere almeno una giornata di riposo, anche perché la maggioranza delle nostre aziende associate sono a conduzione familiare. Questo è il motivo per cui abbiamo condiviso l’impostazione che il neoassessore regionale al Commercio, Franco Nicoli Cristiani, darà probabilmente al suo assessorato. Oltre a volere che il riposo domenicale venga rispettato, infatti, l’assessore pretende che le località turistiche lo siano realmente.
Cremona, quindi, non va considerata una città turistica?
Non è una città turistica, ma una città d’arte. Il turismo, infatti, a Cremona è ancora un campo tutto da dissodare. Non abbiamo ancora, infatti, una mentalità e un progetto turistico, sia per quanto riguarda la città sia rispetto al territorio in generale. La differenza tra città d’arte e città turistiche è sostanziale, perché la legislazione consente agli esercizi commerciali di queste ultime di tenere aperto 365 giorni all’anno. Le regole per la concessione del riconoscimento di Comune turistico, però, sono di pertinenza delle varie legislazioni regionali, e in questo senso una provincia di confine come la nostra sconta la vicinanza con l’Emilia Romagna, la cui normativa in materia è molto più permissiva. Castelvetro Piacentino è l’esempio classico di un Comune pseudo-turistico che grazie a questa legislazione a maglie larghe ha ottenuto il riconoscimento di Comune turistico. E proprio grazie a questo passaggio ha ottenuto che lì si insediasse Bennet, trasformandosi di fatto in un grande centro commerciale, con un bacino di utenza che in buona parte pesca in provincia di Cremona.
La legislazione lombarda in questo senso è più rigida?
Sì, la Regione Lombardia ha regolamentato la materia in modo più severo, tant’è che una richiesta di Gadesco analoga a quella di Castelvetro è stata bocciata.
Allargando il discorso allo scenario nazionale, che cosa è emerso dall’assemblea di Confcommercio?
E’ inutile nascondersi dietro un dito. Il quadro complessivo del nostro paese allo stato attuale è molto difficile e la situazione non avrà grosse vie di sbocco in assenza di provvedimenti radicali. Come ha sottolineato il presidente Billè nella sua relazione, dobbiamo fare qualcosa di più per ridare fiducia alla popolazione e fare in modo che il volano che si è fermato riparta.
Come ci si può riuscire? Con lo strumento dei saldi per esempio?
In realtà l’aspetto drammatico è che per molte aziende ormai i due mesi di saldi, che rappresentano certamente un’occasione importante, sono diventati il momento decisivo per stilare il bilancio dell’anno. Nella situazione di crisi attuale, però, sarebbe opportuno mettere in campo altri interventi più incisivi, a partire da una riduzione degli oneri da cui le aziende commerciali, come tutte le aziende, sono oberate.
I numeri dell’Ascom di Cremona
“L’Ascom Cremona oggi vanta circa 2.000 iscritti e insieme all’Ascom di Crema, che opera con una sua struttura autonoma, nel mondo Confcommercio che noi rappresentiamo arriviamo a un totale di circa 3.500 aziende che operano nei settori del turismo, del commercio e dei servizi. Si tratta di un dato altissimo, che equivale a circa il 50 per cento delle aziende del settore”.
A “dare i numeri” dell’Associazione dei commercianti della nostra provincia è Antonio Pisacane, che ricopre il ruolo di direttore dell’Ascom da cinque anni. “E in questi cinque anni siamo sempre cresciuti in termini numerici – precisa Pisacane – nonostante nello stesso periodo si siano verificate numerose cessazioni di attività da parte di parecchie aziende. E abbiamo notato che è in aumento anche il numero degli imprenditori stranieri che entrano a far parte dell’associazione e si rivolgono ai nostri sportelli per ricevere assistenza”.
Oltre a rappresentare i suoi iscritti, l’Ascom Cremona, che nel complesso conta 25 dipendenti, offre anche, a prezzo concorrenziale, una serie di servizi alle aziende. “Oltre ai servizi tradizionali – spiega il direttore – come la tenuta della contabilità, dal punto di vista fiscale, contabile e amministrativo, compresa l’amministrazione del personale, abbiamo il settore creditizio e finanziario, in cui operiamo con Ascomfidi, una cooperativa di garanzia che opera da 25 anni e aiuta le aziende nella fase di accesso al credito”.
L’ultima novità in ordine di tempo è rappresentata dall’ingresso di Ascom nel settore dell’energia. “Insieme a tutte le 11 Ascom lombarde – precisa a questo proposito Pisacane – un anno fa abbiamo fondato una società che si chiama Terziario Energia Srl, con la quale siamo in grado di essere sul mercato dell’energia, che non è più vincolato, offrendo energia a prezzi concorrenziali alle nostre aziende”.
Articolo pubblicato il 9 luglio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona
Archiviato in Economia
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