Per Biondi destinazione Montecitorio?

Ha solo 38 anni Giovanni Biondi, ma il curriculum che può esibire è già quello di un veterano della politica. Il suo approccio al mondo dei partiti risale infatti a 18 anni fa, quando appena ventenne venne eletto segretario di sezione della Democrazia Cristiana a Trigolo, un paese che, a dispetto delle sue dimensioni, negli ultimi tempi ha espresso diversi personaggi che occupano incarichi di vertice nell’ambito politico-istituzionale della nostra provincia.

“In effetti faccio parte di quella che viene definita la ‘lobby dei trigolesi’ - riassume Biondi con una battuta - che oltre al sottoscritto comprende Roberto Biloni, presidente della Coldiretti di Cremona, Gianmario Confortini, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, e Giulio Filippazzi, che è stato segretario provinciale dei Comunisti Italiani”.

Nel suo paese Biondi ha sommato alla segreteria della Dc locale anche l’esperienza maturata in nove anni di amministrazione, cinque da assessore e quattro da consigliere. Nel frattempo  si è inserito a livello provinciale nei giovani Dc, dei quali è diventato segretario a partire dal 1992, entrando anche a far parte del loro consiglio nazionale. Poi, in seguito alla diaspora democristiana, è entrato a far parte del Partito Popolare, ricoprendo per quattro anni la carica di segretario provinciale. Fino al 1999, anno in cui è stato eletto in Provincia e nominato vice di Gian Carlo Corada.

Rieletto un anno fa, Biondi oggi fa parte del consiglio nazionale della Margherita e ricopre l’incarico di assessore provinciale con delega all’Ambiente, allo Sport e all’Energia. Un personaggio, insomma, pienamente inserito nella vita politica locale, con in più una passione per gli anni della ricostruzione del dopoguerra, come testimonia il libro che ha dedicato alla “Democrazia Cristiana cremonese nel periodo degasperiano”.

Il suo nome, intanto, torna puntualmente a circolare ogni volta che si avvicina una scadenza elettorale. E’ stato così alla fine dello scorso anno, quando in vista delle regionali era considerato uno dei “papabili” per la candidatura della lista Uniti nell’Ulivo  da affiancare a quella di Luciano Pizzetti, prima che la Margherita optasse per il cremasco Fortunato Pedrazzi. Ed è così anche ora che si è messo in moto il balletto politico che ci accompagnerà fino alle elezioni politiche del 2006.

Quella di una candidatura per Montecitorio, in effetti, è un’opzione che Biondi sta prendendo in considerazione, senza però farne una malattia. “Detto francamente - spiega - potrei candidarmi o nel collegio 7, quello di Soresina, Castelleone e Pizzighettone, dove tra i possibili candidati del centrosinistra dovrei avere il maggior numero di consensi. Si tratta, però, di un collegio molto difficile, dove partiamo con un gap di una decina di punti percentuali rispetto al centrodestra. Oppure potrei candidarmi nel collegio 8, quello di Cremona e Casalmaggiore, dove insieme a me ci sono altri quattro o cinque che potrebbero candidarsi. In questo caso ci sarebbero buonissime possibilità di vincere. Comunque non escludo neppure la possibilità di non candidarmi, anche perché sono ancora giovane”.

Qual è l’identikit del candidato ideale?

Servono persone che non solo hanno già dimostrato di saper fare, ma che si sono anche già misurate con gli elettori, perché se uno è stato trombato alle provinciali o alle comunali non si comprende perché debba correre per le politiche. Io chiedo che vengano messe in campo persone che hanno un consenso forte sul territorio che è già stato dimostrato. Se così non fosse, sarebbe meglio fare le primarie, che io non temo.
 
Come identikit sembra calzarle a pennello…

In realtà io vivo questa situazione con molta serenità. Se si aprisse questa possibilità, vedrò di giocarla fino in fondo. In caso contrario, sarà per un’altra volta. Quello che mi interessa sono soprattutto i criteri di selezione dei candidati. Il centrosinistra deve individuare un percorso di selezione che sia trasparente, corretto e che risponda all’esigenza di mettere in campo le persone più adatte per vincere. E di farlo abbastanza presto, per dare il tempo di concentrarsi sulla campagna elettorale.

Al momento, però, il centrosinistra sembra impegnato soprattutto a dividersi.  

E’ una divisione che nasce dalla contrapposizione di due posizioni evidenti ed entrambe legittime. Quella di Prodi, che ritiene necessario il partito unico per rafforzare la sua leadership, e quella di Rutelli, che ritiene che il centrosinistra debba mantenere una forma più legata ai partiti, anche per intercettare i voti in libera uscita da Forza Italia. Io la penso come Rutelli, ma penso anche che lo scontro sia stato enfatizzato troppo. A questo punto, però, tutto è tornato in discussione, leadership di Prodi compresa, e c’è da augurarsi che non si verifichino delle scissioni. L’unica consolazione è che le stesse tensioni sono presenti anche nel centrodestra.

Qualche tensione c’è stata anche a livello locale. Spesso ritorna il tema della subalternità della Margherita ai Ds.

In effetti penso anch’io che la Margherita, a partire dalle provinciali dello scorso anno, avrebbe potuto raccogliere più consensi. Accanto a chi è ancora legato all’esperienza della vecchia Democrazia Cristiana, però, sta crescendo una generazione promettente di 40enni, alla quale sento di appartenere, cresciuta soprattutto nell’ambito dell’associazionismo cattolico o nelle esperienze amministrative locali. Ne fanno parte, per esempio, il sindaco di Casalmaggiore, Luciano Toscani, il presidente di Padania Acque, Giuseppe Dasti, e il capogruppo in consiglio provinciale, Antonello Santini.    
      
Tra i politici locali lei è tra quelli che sembrano prestare più attenzione ai bisogni delle piccole realtà comunali rispetto ai centri urbani più grandi… 
 
E’ vero, ed è un atteggiamento che in qualche modo parte da Trigolo. Da sempre, infatti, sono molto inserito in paese e il legame è rafforzato dal fatto che lì vivono i miei quattro fratelli con le loro famiglie e i miei genitori. Due anni fa, dopo il matrimonio con Rossella, ho deciso di non trasferirmi e credo che questa scelta sia stata apprezzata dai miei compaesani. Si spiega anche così, credo, l’eccezionale risultato dell’anno scorso, quando a Trigolo la Margherita ha conquistato il 37 per cento per cento dei voti, a fronte del 7 per cento registrato a livello provinciale. In generale, comunque, sento molto le istanze dei piccoli Comuni del nostro territorio, ai quali cerco di dare spazio e visibilità anche nella trasmissione settimanale che da quattro anni a questa parte tengo su Tele Sol Regina, dove parlo della nostra comunità e delle varie iniziative che vengono organizzate, alle quali spesso partecipo personalmente. In questo fine settimana, per esempio, sabato mattina sarò a Castelleone, poi mi trasferirò a Casalmaggiore prima di rientrare a Trigolo. Nel pomeriggio ho un’iniziativa a Cremona, ritornerò a Castelleone, cenerò a Soncino e la serà sarò a Crema per il Trofeo Dossena. Domenica, invece, inizierò la giornata a Soresina alla Festa dei Volontari, poi andrò a Ticengo, tornerò a casa a pranzo, nel pomeriggio sarò a Pizzighettone e la sera a Castelverde.

Come si conciliano tutti questi impegni con la vita matrimoniale?

Ho la fortuna di condividere la passione per la politica con mia moglie, che è stata in consiglio comunale a Castelvisconti. L’ho conosciuta proprio in questo ambito e quindi molte delle iniziative cui partecipo le condividiamo. Anche questo credo sia un tratto che mi distingue dalla maggioranza dei politici locali. In fondo siamo una coppia giovane e, non avendo ancora figli, possiamo dedicarci a queste attività. Del resto il modello del politico che è sempre in giro e della moglie che resta a casa ad aspettarlo mi pare un po’ superato rispetto alla realtà attuale. Un modello che mi piace, fatta eccezione ovviamente per le disavventure che hanno caratterizzato la sua vita privata, è quello dell’ex presidente americano Bill Clinton, di cui sto leggendo l’autobiografia proprio in questo periodo. Lo trovo un personaggio affascinante perché è riuscito ad arrivare al vertice pur provenendo da una piccola realtà di provincia.  

Al di là degli impegni di rappresentanza, cos’è cambiato in Provincia con il passaggio di consegne da Corada a Torchio?

L’esperienza dei cinque anni con Corada, sulla quale è già possibile dare un giudizio completo, è stata straordinariamente positiva. Non ci sono stati problemi di ambientamento soprattutto perché Corada era già presidente da nove anni. Per quanto mi riguarda, ho seguito in particolare la pianificazione territoriale, dal Piano Territoriale di Coordinamento, al Piano della Viabilità, al Piano Agricolo, impostando un lavoro che ha dato dei risultati importanti, lasciando a Torchio un ente ben organizzato, che ha raggiunto gli obiettivi che si era posto, peraltro in un quadro di passaggi di competenze alla Provincia che ha rappresentato una sorta di rivoluzione copernicana. Oggi la Provincia è un ente che fa politica e che incide fortemente negli equilibri politico-economici del territorio, anche in un periodo caratterizzato da una progressiva carenza di risorse come quello attuale. Per quanto mi riguarda, nella giunta Corada ho giocato anche un forte ruolo politico, perché ero l’esponente dell’area di centro più rappresentativo. Con l’elezione di Torchio, sono cambiati alcuni equilibri: adesso, infatti, il mio impegno è un po’ meno politico e più amministrativo. Detto questo, è indubbio che quelle di Torchio e Corada sono due figure molto diverse. Dal punto di vista caratteriale, infatti, Torchio è un vulcano mentre Corada è più uomo di coordinamento e di mediazione. Il cambio di presidenza, accompagnato anche da qualche novità nella squadra, ha provocato qualche inevitabile problema di assestamento, ma la mia sensazione è che da alcuni mesi a questa parte si sia imboccata la strada giusta, mettendo in moto un percorso che sta valorizzando alcune esperienze portate avanti dai vari assessorati.   

Per quanto riguarda il suo, che giudizio dà al primo anno che si sta per concludere?

Nel complesso molto positivo. Il lavoro all’ambiente, infatti, completa un po’ l’attività di pianificazione che ho svolto negli anni scorsi e anche una mia personale maturazione politico-amministrativa. Del resto sui temi ambientali, come la politica dei rifiuti o dell’acqua, la nostra Provincia è ai massimi livelli nazionali. Lo dimostra anche il nostro ruolo di coordinamento del gruppo degli acquisti verdi, che comprende realtà come quelle di Roma, Napoli, Palermo e Milano. Il bilancio è lusinghiero anche per ciò che riguarda lo sport. Da quando sono diventato assessore le squadre del nostro territorio hanno raggiunto risultati importanti. Non è un grande merito mio, ma quantomeno porto bene…

Al di là dei contributi economici più o meno significativi che vengono periodicamente elargiti alle realtà sportive del territorio, l’assessorato quale altro ruolo può svolgere per il sostegno di queste attività?

Francamente come Provincia non abbiamo una grande tradizione legata allo sport, anche perché non abbiamo competenze dirette, che spettano invece ai livelli superiori per i finanziamenti e ai singoli Comuni per la gestione degli impianti. Fatta questa premessa, però, credo che su alcuni ambiti possiamo comunque giocare un ruolo importante. Penso per esempio a tutto il tema della formazione e dell’educazione allo sport, rispetto al quale in questo primo anno abbiamo dato qualche segnale di maggiore attenzione. Un altro tema sul quale investire delle risorse è quello dello sport per i disabili. Stiamo lavorando, infatti, per mettere in piedi un coordinamento provinciale con tutte le realtà che operano in questo ambito. In più, vogliamo promuovere il cosiddetto sport minore, con tutto il rispetto per le grandi realtà che ci rappresentano.

L’altra delega assegnata al suo assessorato è quella all’energia. Negli ultimi tempi questo tema è tornato più volte alla ribalta, soprattutto in merito all’ipotesi di realizzare una centrale elettrica in provincia di Cremona…

Noi abbiamo un piano energetico finalizzato anche alla produzione di energia nel nostro territorio, perché siamo consapevoli del fatto che l’energia, in una società ‘energivora’ come la nostra, in qualche modo bisogna anche produrla. Nel nostro piano puntiamo molto sulle fonti rinnovabili. Nello stesso tempo, comunque, c’è anche la consapevolezza che probabilmente una centrale tradizionale potrebbe starci, come auspicato da una buona fetta del mondo economico locale. A patto, però, che risponda a una serie di questioni legate al suo impatto ambientale, che deve essere il più basso possibile. Partendo da questa condizione, è stata subito esclusa l’ipotesi di Spinadesco, che presenta dei problemi concreti dal punto di vista ambientale. Per quanto ci riguarda, quindi, se si arriverà davvero ad avere una centrale in provincia di Cremona, non sarà a Spinadesco. Va anche aggiunto che avendo investito molto sulle fonti rinnovabili e vedendo che la risposta sul discorso del biogas, che sarà seguito da quello delle biomasse, dei tetti fotovoltaici e del cosiddetto idrico minore, è andata ben al di là delle aspettative, nelle prossime settimane dovremo fare una riflessione rispetto al nostro piano energetico. Si tratta infatti di capire quali sono le potenzialità effettive delle fonti rinnovabili, che nella migliore delle ipotesi potrebbero rendere superflua la costruzione di una centrale tradizionale.

Lei è anche presidente dell’Ato, l’Ambito Territoriale Ottimale, che ha competenze specifiche  in materia di servizi idrici integrati. Come sta procedendo il lavoro su questo fronte?
      
Rispetto a tre anni fa, quando siamo partiti in un clima di diffidenza diffusa, in questo periodo siamo riusciti ad attivare finanziamenti per circa 200 miliardi di vecchie lire, dal livello nazionale e da quello regionale, e con co-finanziamenti da parte dei Comuni. Di fatto abbiamo risolto il problema dell’acqua nella nostra provincia per quanto riguarda la potabilizzazione, che ormai è garantita con buona qualità in tutti i 115 Comuni del territorio, e gli ultimi interventi sull’arsenico hanno risolto quasi definitivamente il problema. E’ stato superato, inoltre, anche il problema della depurazione in tutti gli agglomerati superiori ai 300 abitanti e stiamo affrontando anche il tema della fognatura. Entro fine anno dovremo preparare, come previsto dalla legge, il piano d’ambito, un progetto di pianificazione che coprirà i prossimi 30 anni, individuando un’unica tariffa provinciale e superando la pluralità gestionale, arrivando a un’azienda unica provinciale dell’acqua, che dovrà essere la sintesi delle aziende oggi presenti sul territorio.

Di che tipo di società si tratterà?

Dovrebbe essere quella che viene definita una ‘società delle società’. Vale a dire una società partecipata cui ogni gestore confluisce con il proprio ramo d’azienda dell’acqua.  Ne approfitto, anzi, per inviare una sollecitazione affinché si accelerino i tempi di questo processo. All’azienda unica entro la fine del prossimo anno dovrà essere affidato il servizio per i prossimi 30 anni, con l’obiettivo di garantire una buona qualità del servizio con dei costi accessibili a tutti.

Un altro progetto che lei sta portando avanti da tempo è quello del circondario di Soresina, che dovrebbe andare ad aggiungersi a quelli di Cremona, Crema e Casalmaggiore. Può spiegare perché ritiene questa iniziativa così importante?

Quando anni fa mi sono affacciato al livello provinciale della politica, provenivo da un territorio che perdeva abitanti e che era considerato un’area cuscinetto tra Crema e Cremona: una bipolarità che portava la distribuzione delle risorse su questi due poli indebolendo altre aree. La pianificazione territoriale che ho gestito negli anni scorsi aveva invece lo scopo di trovare un maggiore equilibrio. A  Soresina e nei Comuni limitrofi gli obiettivi che ci siamo posti partivano dalla necessità di individuare una politica comune di sviluppo economico, ambientale e infrastrutturale, che ha permesso di far giungere sul territorio molti investimenti. In questo modo siamo riusciti a invertire la tendenza, tanto che oggi quella di Soresina è un’area che sta crescendo con una sua identità. Questa però è solo la prima tappa di un percorso che adesso deve fare un salto di qualità, perché quello che noi abbiamo fatto a Soresina è stato fatto anche a Castelleone, Pizzighettone e Casalbuttano. Queste aree per avere un ruolo negli equilibri provinciali, sui grandi temi della pianificazione, dello sviluppo economico e delle infrastrutture, a mio avviso devono mettersi insieme per costruire un quarto polo e avere una voce sola. Così facendo potrebbero recuperare risorse da investire in un progetto che io credo di avere. Non è una questione di prestigio personale, ma una proposta che nasce dalla volontà di far decollare una volta per tutte il territorio nel quale sono nato e in cui vivo tuttora. Un’area di 60-70mila abitanti che può avere le stesse opportunità del Cremasco, del Cremonese e del Casalasco. Questa è la sfida dei prossimi dieci anni.

Una sfida che lei vorrebbe affrontare da Roma come deputato?

In realtà questa è una sfida che affronterò a prescindere dall’incarico ricoperto. La affronterei anche se fossi soltanto il sindaco di Trigolo… Attorno a questo disegno investo anche il mio percorso politico. Innanzitutto serve un consenso sociale forte. Servono le realtà associative, imprenditoriali, sindacali, le parrocchie… Poi, certo, sarebbe utile anche una rappresentanza istituzionale sui livelli superiori più adeguata e più incisiva. Fino al livello provinciale siamo coperti, ma serve la capacità di recuperare risorse dai livelli più alti.

La sua risposta suona soprattutto come una bocciatura dell’operato dei nostri attuali rappresentanti in parlamento.
            
Gli ultimi anni sono stati difficili a livello nazionale, quindi può essere che i parlamentari locali, sui quali in ogni caso i giudizi non sono tutti uguali, abbiano profuso molte delle loro energie sul livello nazionale, perché concretamente, rispetto a quanto fatto a livello locale, non sono arrivati dei segnali forti e significativi. Il percorso che abbiamo portato avanti in questi anni, sul livello infrastrutturale e sui servizi, è partito qua e si è fermato qua, sia per quanto riguarda i progetti, sia per quanto riguarda le risorse.

Intervista pubblicata il 18 giugno 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona


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