Referendum, le ragioni dei miei quattro sì

Voterò quattro sì al referendum perché ho letto troppe lettere e appelli che dicono di non andare a votare.

Voterò quattro sì al referendum perché, se è vero che l’embrione è vita, non credo che l’embrione sia già una persona, tanto meno una persona con più diritti della donna che lo porta in grembo.

Voterò quattro sì al referendum perché ho visto alla Cnn che negli Stati Uniti è in corso un dibattito sugli embrioni simile a quello italiano e ho capito che se Bush vivesse in Italia non andrebbe a votare.

Voterò quattro sì al referendum perché qualche mese fa non sapevo nulla, o quasi, sulla procreazione medicalmente assistita e oggi, invece, sono abbastanza informato. Di conseguenza, chi sostiene che si tratta di questioni troppo complesse che dovrebbero essere lasciate al giudizio degli “esperti” non mi convince. A meno che non accetti di inserire anche il sottoscritto tra gli “esperti”.

Voterò quattro sì al referendum perché i suddetti “esperti”, a detta di molti sostenitori dell’astensione, sarebbero i nostri parlamentari, dai quali negli ultimi quattro anni mi sono sentito assai poco rappresentato.

Voterò quattro sì al referendum perché ritengo la scelta dell’astensione, per quanto legale e legittima, profondamente diseducativa e penso che un confronto aperto tra le ragioni del sì e quelle del no, senza il sotterfugio del quorum, sarebbe stato più salutare per il nostro paese.

Voterò quattro sì al referendum perché la chiesa avrebbe potuto sostenere il suo punto di vista senza trasformarlo in un dogma per i propri fedeli.

Voterò quattro sì al referendum perché non riesco a considerare le coppie che desiderano un figlio sano alla stregua del dottor Mengele e dunque, se la scienza può dare una mano, non capisco perché lo Stato debba mettere loro i bastoni tra le ruote.

Voterò quattro sì al referendum perché desiderare un figlio sano non significa volerlo per forza biondo e con gli occhi azzurri.

Voterò quattro sì al referendum perché, se la legge rimane così com’è, chi ha i soldi potrà comunque andare all’estero a sottoporsi alle terapie vietate in Italia, chi non li ha invece no, proprio come quando l’aborto era illegale.

Voterò quattro sì al referendum perché dietro un’eventuale vittoria dell’astensione si intravede già la tentazione di molti di mettere mano in senso restrittivo alla legge sull’aborto. Ed è una prospettiva che non mi piace.

Voterò quattro sì al referendum…

Editoriale pubblicato l’11 giugno 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona


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