Museo del Calcio, Mina Gregori ha detto no
Mina Gregori non è favorevole al progetto promosso da Gianluca Vialli e Massimo Mauro che prevede la trasformazione del Palazzo dell’Arte di piazza Marconi nella sede del Museo del Calcio. Questa, in sintesi, la precisazione contenuta in una lettera che abbiamo ricevuto in settimana dall’architetto Michele de Crecchio, per la sezione cremonese di Italia Nostra.
“Da vecchio abbonato al Piccolo – scrive de Crecchio – ho letto con particolare attenzione l’articolo di Renato Modesti relativo alla mortificante ipotesi di adattare lo sfortunato ‘Palazzo dell’arte’ cremonese a ‘Museo del Calcio’ (!) pubblicato il 7 maggio. L’articolo è equilibrato e, in generale, corretto: ha soprattutto il grande pregio di tentare di riaprire il dibattito su di una delle ‘patate bollenti’ che l’amministrazione Bodini, in chiusura di mandato, ha scaricato sulla nuova giunta, dimenticando quell’elementare principio di etica amministrativa che dovrebbe essere sempre costituito dal dovere di non assumere impegni che si sa di non poter assolvere nel proprio mandato e che rischiano di diventare condizionanti per le future direzioni comunali”.
L’architetto sottolinea anche “come il Palazzo dell’Arte sia una delle poche opere architettoniche costruite nel secolo scorso a Cremona, che siano meritevoli di attenzione conservativa. Attenzione conservativa che, purtroppo, come è stato messo in evidenza anche nel parere a suo tempo espresso dalla competente soprintendenza, non sembra essere stata posta in misura sufficiente nel singolare progetto di ristrutturazione e di sopraelevazione presentato dai due ex-calciatori proponenti l’iniziativa”.
Poi la precisazione: “L’articolo contiene tuttavia una inesattezza quando afferma che a tale progetto abbia dato il proprio autorevole assenso anche l’illustre concittadina, storica dell’arte, Mina Gregori. E’ vero invece il contrario, e cioè che proprio la firma di Mina Gregori apre la lista dei molti intellettuali cremonesi che, su iniziativa della locale sezione di Italia Nostra, sottoscrissero l’anno scorso un appello al sindaco e alle altre autorità competenti in materia per evitare una così grave compromissione architettonica del bel Palazzo”.
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Un anno fa l’appello in difesa del Palazzo dell’Arte
Risale a un anno fa, per l’esattezza al 18 maggio 2004, l’appello per la salvaguardia del Palazzo dell’Arte di Cremona cui fa riferimento l’architetto Michele de Crecchio nella sua lettera al Piccolo. Di seguito riproponiamo il testo di quel documento, indirizzato, tra gli altri, all’allora ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani, e all’ex sindaco Bodini, e sottoscritto da più di cinquanta intellettuali cremonesi, prima firmataria Mina Gregori.
“I sottoscritti richiamano l’attenzione delle SS.LL. circa le sorti del Palazzo dell’Arte che rappresenta uno dei pochi eccellenti esempi di buona architettura realizzata in Cremona nel corso del secolo scorso. Opera magistrale dell’architetto Carlo Cocchia, il Palazzo dell’Arte coniuga la sensibilità razionalista alla tradizione locale del cotto che tratta con singolare e felice sperimentalismo. L’edificio, già legato a momenti importanti della storia culturale e artistica di Cremona, versa attualmente in condizioni certo inadeguate al suo prestigio, ma dalle quali sarebbe agevole riscattarlo con un restauro attento sia ai valori materici esaltati dai superbi esterni in cotto che ai valori spaziali dei felicissimi interni.
Si ha purtroppo notizia di come stia, in pieno contrasto con i criteri metodologici sopra invocati, per essere varato un progetto invasivo degli interni e deturpante gli esterni. Questi ultimi, in particolare, verranno alterati con addizioni macroscopiche del tutto irrispettose degli equilibri volumetirci originali e del singolare ambiente sul quale prospettano (piazzetta di Sant’Angelo e chiesa dei Santi Vitale e Geroldo). La circostanza ci preoccupa grandemente non solo per lo sfregio che, così facendo, si apporterebbe al Palazzo, ma anche perché l’intervento, se effettivamente autorizzato, costituirebbe un pericoloso precedente gravemente lesivo di quella ordinata politica di gestione del tessuto urbano storico che proprio sulla non incrementabilità dei volumi già edificati fonda da decenni la propria azione di tutela.
Risulta poi non condivisibile la scelta di localizzare il Museo del Calcio nel Palazzo dell’Arte, situato in una zona centralissima della città. Tale museo, che ambisce ad ottenere fruizione di massa, avrebbe potuto trovare più idoneo e adeguato spazio sui terreni di proprietà comunale immediatamente vicini al campo sportivo Zini, senza così richiamare ulteriori flussi di traffico nelle zone centrali della città, già ora priva di adeguati parcheggi. Riteniamo inoltre che, come era stato promesso al mondo culturale e artistico cremonese, una diversa destinazione funzionale, più strettamente legata alle attività culturali per le quali il Palazzo era stato originariamente progettato e aperta a tutte le più significative forme di rappresentazione figurativa del Novecento, avrebbe sicuramente prodotto una riqualificazione che avrebbe forse richiesto tempi più lunghi di realizzazione, ma che sarebbe stata certamente più congruente e misurata”.
Articolo pubblicato il 14 maggio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona
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