Tanto rumore per una via. Ne vale la pena?

Di fronte al grande battage Provinciale (dal nome del quotidiano che l’ha promosso e cavalcato con entusiasmo degno di miglior causa) scatenato negli ultimi giorni attorno all’ipotesi di dedicare una via di Cremona ad Aldo Protti, con tanto di pubblicazione delle foto segnaletiche dei componenti della Commissione toponomastica cui è stata passata la patata bollente, la tentazione era quella di fare finta di nulla.

Del resto nell’editoriale della scorsa settimana avevo già cercato di esprimere il malessere, che ritengo piuttosto diffuso nella cittadinanza, nel vedere la politica e i suoi organismi incartarsi su questioni tutto sommato marginali - più funzionali alla propria bottega che al benessere della collettività - mentre questioni ben più importanti languono nel disinteresse generale. Di fronte al can can mediatico di questi giorni, però, il silenzio probabilmente non sarebbe stato la risposta più idonea. Alle mozioni dei sentimenti artefatte si risponde con il ragionamento e la documentazione, cosa che il pezzo di Welfare Cremona pubblicato qui accanto fa egregiamente.

A prescindere dai contenuti politici della vicenda, però, mi sono chiesto - e giro la domanda ai lettori, compresi i familiari di Aldo Protti - se intitolare una via a qualcuno sia davvero il modo migliore per onorare la sua memoria. In fondo col passare del tempo i nomi delle vie acquistano una vita propria. Li conosciamo alla perfezione, ma di molte delle persone da cui li hanno presi non sappiamo assolutamente nulla. E dunque, mi chiedo, valeva davvero la pena dare vita a questo triste melodramma politico-mediatico-istituzionale?

Articolo pubblicato il 23 aprile 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona

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