Attenzione distratta sulla terza età
Le cronache delle ultime settimane offrono lo spunto per qualche riflessione sulla vecchiaia. Con il cambio della guardia alla guida della Chiesa cattolica, infatti, gli schermi televisivi e le pagine dei giornali ci hanno inondato con le immagini e i commenti su due persone anziane: Papa Wojtyla e il suo successore Benedetto XVI, che ha raggiunto il punto più alto della sua “carriera” alla soglia degli ottant’anni, ovvero a un’età in cui la stragrande maggioranza delle persone non lavora più da un pezzo. Questo per dire che la considerazione che la nostra società esprime nei confronti della terza età sembra soffrire di schizofrenia.
E il quarto giorno finalmente anche in televisione qualcuno ebbe il coraggio di dire che sì, forse la copertura mediatica riservata all’agonia fatale del Papa era stata un po’ troppo eccessiva per quantità e ripetitiva per qualità. Ma si è trattato di esternazioni fugaci, estemporanee, pronunciate quasi sotto voce prima di essere rapidamente inghiottite in un oceano immenso di lacrime di coccodrillo, a base dei soliti commenti, di interviste tutte uguali ai fedeli affranti per la scomparsa del pontefice, proposte e riproposte senza soluzione di continuità, e delle stesse immagini di repertorio trasmesse a ciclo continuo: la prima uscita pubblica in piazza San Pietro dopo la designazione del conclave, l’attentato del 1981, le scampagnate in montagna e i suoi incontri con i giovani, i Papaboys, che ci ripetono decine, centinaia di volte dallo schermo di considerarlo alla stregua di un padre o di un nonno…

