A volte ritornano
In realtà non se ne sono mai andati. Sono quei personaggi della Prima Repubblica che credevamo ormai relegati nell’oblio della storia, travolti dalla loro ambizione e dalla brama di potere e/o denaro. Nell’Italia contemporanea dove tutto è capovolto, dove i giudici vengono giudicati dagli imputati, dove Berlusconi si lamenta, in tv, di essere censurato dalle tv, dove i guerrafondai si travestono da portatori di pace e i razzisti si meritano un posto al governo, non bisogna però dare nulla per scontato.
La conferma giunge dalle trasmissioni Raiset degli ultimi giorni, i cui schermi sono stati gentilmente trasformati in gogne mediatiche a uso e consumo dei fratelli Bobo e Stefania Craxi, decisi a vendicare l’onore ferito del padre Bettino, già segretario del Partito Socialista Italiano e presidente del Consiglio, morto cinque anni fa da latitante, o esule a seconda dei punti di vista, nel buen retiro di Hammamet, in Tunisia. In campagna elettorale tutto fa brodo, e dunque largo agli eredi dello “statista”, pronti a denunciare ancora una volta il complotto ordito dalla sinistra, anzi dai comunisti, ai danni del papà, in combutta con una manica di magistrati giustizialisti e assetati di sangue socialista. Da Di Pietro a Pannella non viene risparmiato nessuno, nemmeno il mite Piero Fassino, che pure al recente congresso nazionale dei Ds, con una mossa discutibile dettata forse dalla volontà di chiudere un volta per tutte le polemiche, ha inserito Craxi tra i “padri nobili” della sinistra.
E’ possibile, anzi probabile, che il defunto leader socialista sia stato davvero, almeno per certi aspetti, un politico capace, ma appare incredibile, per chi si ostina ancora a considerare la decenza una virtù, che nessuno degli interlocutori televisivi di Bobo e Stefania abbia sentito il dovere di sollevare qualche obiezione rispetto alla loro ricostruzione revisionista e a senso unico della storia recente di questo paese. Perché non ricordare anche che sotto la gestione di Craxi il Partito Socialista di Nenni e Pertini si era trasformato in una fucina di carrieristi e tangentocrati? Perché non sottolineare che fu Craxi a scegliere di scappare in Tunisia invece di assumersi le sue responsabilità di fronte alla giustizia italiana, come fecero tanti altri politici accusati degli stessi reati? La risposta è semplice: perché viviamo in un’Italia sottosopra.
Editoriale pubblicato il 19 febbraio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona
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