Sarfatti: “Per la Lombardia idee, non facce”

“Sulla vicenda ‘Oil for food’ non si devono esprimere giudizi in questa fase, ma bisogna chiedere appassionatamente la verità e spiegazioni meno elusive rispetto a quanto Formigoni ha riferito finora in Consiglio regionale”. Mercoledì scorso, nel giorno della tappa cremonese del suo lungo “viaggio di ascolto” nelle varie realtà territoriali lombarde, il candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali, Riccardo Sarfatti, si è trovato servito su un piatto d’argento, in questo caso le pagine del Sole 24 Ore, l’assist che sogna ogni attaccante. Invece di tirare a occhi chiusi in porta, però, l’aspirante bomber della Gad ha preferito appoggiare la palla in rete senza infierire troppo sull’avversario.

Le regionali di aprile, infatti, Sarfatti vuole vincerle convincendo gli elettori della bontà delle sue idee e del suo programma, non grazie alle presunte elargizioni petrolifere di Saddam Hussein al suo avversario. “Non è una sfida impossibile”, ha spiegato nella conferenza stampa di metà giornata, seduto accanto al sindaco di Cremona, Gian Carlo Corada, al presidente della Provincia, Giuseppe Torchio, e al segretario regionale Ds, Luciano Pizzetti, che lo ha seguito come un’ombra in tutti gli appuntamenti programmati nel nostro territorio. Salvo aggiungere subito dopo che il compito “è difficile, perché Formigoni ha speso 40 milioni di euro in comunicazione negli ultimi due anni e 25 solo nel 2004, l’anno preelettorale”. Sarfatti, però, ha fiducia perché è convinto che “il desiderio di cambiamento nel paese è maggioritario e profondo, anche nella nostra regione. Cambiare in Lombardia è la garanzia per cambiare nel resto del paese. Da qui deriva la grande responsabilità che grava sugli elettori lombardi”.

L’importanza del programma viene ribadita anche all’interno del breve spot elettorale del candidato, proiettato in apertura di conferenza stampa, che si conclude con lo slogan “Per la Lombardia idee, non facce”, che è un’affermazione di principio, ma rappresenta anche una frecciata al governatore uscente, che si presenta al voto con una bella faccia, tanti proclami e poco altro. “Ci sarebbe da fare un lungo discorso sul non riformismo di Formigoni – ha spiegato Sarfatti – Credo che ormai anche lui abbia preso coscienza del fatto che non è possibile essere riformisti all’interno del centrodestra, tanto che il suo tentativo di creare una lista del presidente è fallito subito. La realtà è che il riformismo in Italia è un patrimonio del centrosinistra”.

In attesa del programma ufficiale, il candidato della Gad al Pirellone ha spiegato quelli che saranno i suoi principi ispiratori. “Credo da sempre nell’importanza del fare le cose insieme, del fare sistema come si dice oggi. Per questo ritengo importante che l’unità del centrosinistra non sia solo elettorale, ma anche programmatica. Un obiettivo che possiamo raggiungere con il contributo di tutte le realtà che hanno espresso la mia candidatura. Oggi sono qui per vincere le elezioni e per dare un governo nuovo alla Lombardia, basato su modelli innovativi di sviluppo”.

Tra le questioni ritenute prioritarie per la ripresa della regione, Sarfatti, forte della sua esperienza da imprenditore, cita innanzitutto quella dell’eccellenza della produzione come antidoto al declino economico, seguita dall’ambiente, dalle infrastrutture, dai temi sociali e dalle politiche per la casa, senza sottrarsi al confronto con alcune sollecitazioni che provengono dall’ala più radicale dei suoi sostenitori. Così al movimento Laltralombardia, che gli ha chiesto di assumere una posizione chiara su temi come il buono scuola o la legge 31 di riforma sanitaria, risponde di non essere “per l’abrogazione delle leggi sic et simpliciter, tranne nei casi in cui sono state compromesse le ragioni dell’etica. Io  penso a un privato che arricchisce il pubblico e non, viceversa, a un pubblico che arricchisce il privato, fermo restando che le risorse, tanto più in un periodo come quello attuale in cui scarseggiano, devono andare prevalentemente a rafforzare i servizi pubblici. Detto questo, le attuali politiche regionali sulla formazione professionale e, in parte, sulla sanità, non le condivido”. Forse questa risposta non accontenterà Laltralombardia, ma Sarfatti ha assicurato di non aver avvertito preoccupazione nei suoi confronti dalla sinistra radicale, aggiungendo che “mi sembra che ci sia rispetto dell’unità della coalizione”.

Invece di stupire con effetti speciali e colori ultravioletti, come recitava lo slogan di una pubblicità di molti anni fa, l’anti-Formigoni sembra prediligere un approccio realistico alle varie questioni. “La logica della ‘bacchetta magica’ è sbagliata. La nostra carta vincente, piuttosto, può essere quella di indicare con chiarezza quello che si può fare subito e quello che invece si potrà fare nel medio e lungo periodo. Dobbiamo presentare un programma serio che si misuri con la realtà per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse”.

Può darsi che questo approccio si riveli davvero vincente, ma resta il dubbio sul fatto che la maggioranza dei lombardi al momento di votare guarderà più alle idee che alle facce. Se Sarfatti si sbaglia, il suo destino nell’urna elettorale è già segnato. Erano molti, infatti, i passeggeri in transito nella stazione di Cremona che mercoledì mattina, sorpresi per il trambusto provocato dal suo arrivo, si sono chiesti: “E questo chi è?”.

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona


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