C’è terrorismo e terrorismo
In settimana il gip di Brescia, Roberto Spanò, ha ribaltato il giudizio della collega milanese Clementina Forleo, secondo cui la guerriglia, in un contesto bellico, non può essere considerata terrorismo. “Azioni violente, condotte anche con il ricorso a kamikaze da portatori di ideologie estremiste islamiche – ha replicato Spanò – vanno senz’altro definite a ogni effetto come atti di terrorismo”.
Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria e delle responsabilità individuali delle persone coinvolte, è interessante notare che basterebbe sostituire il termine “kamikaze” con “bombe a grappolo” e “ideologie estremiste islamiche” con “ideologie estremiste neoconservatrici” per concludere che l’amministrazione statunitense è colpevole di terrorismo internazionale. Questo per dare ragione a Noam Chomsky, che in un articolo pubblicato nel settembre scorso su Micromega ha fatto notare che a stabilire chi siano i “terroristi” e chi i “guerriglieri” è sempre il più forte, che lo fa in funzione dei propri interessi.
Si spiega così, per esempio, la miracolosa metamorfosi del dittatore libico Gheddafi, che Ronald Reagan considerava il nemico pubblico numero uno dell’umanità e che oggi, viceversa, viene trattato da tutti i leader politici occidentali alla stregua di un amico fraterno. E si spiega così anche l’atteggiamento tollerante adottato dagli Usa nei confronti dell’Arabia Saudita, verso la quale non è mai stata mossa nessuna accusa di terrorismo, sebbene quasi tutti gli attentatori dell’11 settembre 2001 provenissero da lì.
Editoriale pubblicato il 5 febbraio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona
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