Sarfatti, lo sfidante

A poco più di due mesi dalle elezioni regionali, la campagna elettorale di Riccardo Sarfatti, candidato del centrosinistra al Pirellone, è entrata finalmente nel vivo. Il tempo stringe e, come sembrano dimostrare i sondaggi, l’avversario di Formigoni per la carica di presidente della Lombardia resta per molti elettori un oggetto misterioso. Da qui la decisione di dare il via a un tour elettorale che nelle prossime settimane toccherà varie località della Lombardia, Cremona compresa.

Il candidato della Grande Alleanza Democratica, infatti, dovrebbe fare tappa sotto il Torrazzo mercoledì 9 febbraio. Il condizionale, però, è d’obbligo, visto che la data della visita ha già subito due variazioni. Inizialmente Sarfatti era atteso in città entro la fine di gennaio, ma in seguito l’appuntamento è slittato al 2 febbraio, subendo poi un ulteriore rinvio al 9 febbraio per permettere al presidente della Provincia, Giuseppe Torchio, di essere presente. Nel frattempo, comunque, quello che viene definito un “viaggio di ascolto” nelle varie realtà lombarde è già iniziato il 24 gennaio scorso a Varese, ed è proseguito nei due giorni successivi a Bergamo e Brescia.

Grazie alle dichiarazioni rilasciate nel corso di queste prime visite, è possibile tracciare un’identikit più accurato dell’uomo che il centrosinistra ha scelto di contrapporre al superfavorito governatore uscente. A Brescia, Sarfatti ha spiegato di voler “dare una risposta alla necessità di cambiamento, al desiderio della gente di mettere alle spalle un decennio di ‘formigonismo’ e al bisogno di archiviare la politica fatta di plastica e di pochi fatti”. Da imprenditore prestato alla politica, il candidato del centrosinistra punta l’attenzione sull’innovazione che “garantisce un miglioramento della qualità della vita, a patto che sia governata secondo i principi dell’etica”.

Sarfatti rivendica anche il suo ruolo di tecnico, precisando che “non ho mai avuto una tessera di partito e mai l’avrò” e spiega di avere la certezza che “per risolvere i problemi sia necessario darsi una mano reciprocamente. Ho sempre creduto inoltre nel primato della politica, nel fondamentale ruolo che questa ha nella composizione degli interessi delle persone. Attaccare la politica significa attaccare la democrazia e prestare il fianco al rischio di derive populistiche e plebiscitarie”.

Per Sarfatti per garantire il benessere della Lombardia occorrono modelli di sviluppo, una visione di insieme dei problemi e, soprattutto, “occorre affrontarli, non limitarsi a salvaguardare la propria immagine, come ha fatto Formigoni. Il presidente ha speso 40 milioni di euro per la comunicazione istituzionale, 25 solo nel 2004. Eppure il Pil della Lombardia è sceso dello 0,6 per cento, mentre quello del paese è cresciuto dello 0,3. Eppure i cittadini della nostra regione respirano un’aria irrespirabile, faticano a spostarsi, non possono contare su servizi sociali efficienti, vivono in un contesto di grave disagio sociale”. La ricetta alternativa del candidato della Gad si fonda, invece, sulla necessità di elaborare piani di sviluppo nei quali le persone si riconoscono: “Occorre produrre in modo diverso, consumare in modo diverso. È necessaria l’introduzione di ammortizzatori sociali che permettano al paese di affrontare e superare le crisi del momento”.

Uno dei temi più gettonati di questa campagna elettorale sarà quello delle infrastrutture, soprattutto in una provincia come la nostra, storicamente penalizzata da questo punto di vista. La conferma arriva dallo stesso Sarfatti, che è ricorso a un paragone con la realtà tedesca per sottolineare il ritardo della nostra regione: “Città come Dusseldorf e Colonia, distanti come Milano e Bergamo, sono collegate da un treno che copre il tragitto in 20 minuti, da strade non trafficate, hanno parcheggi funzionali. Noi invece abbiamo progetti che rischiano di creare problemi là dove partono e là dove finiscono. Non un piano d’insieme, organico, efficiente. Invece di dare impulso alla crescita dell’intero paese, Formigoni ha fatto altro e la gente ora chiede il cambiamento”.

Sarà vero? La sensazione, avvalorata anche dai risultati delle tornate elettorali più recenti, è che in effetti i lombardi abbiano cominciato a manifestare insofferenza nei confronti delle politiche del centrodestra. Resta da chiarire, però, se Sarfatti sarà in grado di intercettare e tradurre in voti a suo favore questo malcontento, anche perché Formigoni, a dispetto di tutti i problemi delle ultime settimane, sembra mantenere un forte appeal sull’elettorato. Ne è conscio lo stesso Sarfatti, che ammette che “vincere le elezioni non sarà facile”, aggiungendo però che non è “nemmeno impossibile se riusciremo a interpretare il grande desiderio della gente, come vogliamo fare”.

Resta l’incognita del fattore-tempo, perché due mesi potrebbero rivelarsi insufficienti per farsi conoscere e far comprendere il proprio messaggio agli elettori più incerti. Nel segreto dell’urna, però, i punti deboli del candidato della Gad potrebbero finire per trasformarsi in un vantaggio. Così almeno si augurano i vertici del centrosinistra lombardo, che attraverso un imprenditore come lui sperano di riuscire a riportare dalla loro parte settori dell’elettorato moderato e riformista che nelle ultime due legislature hanno creduto nelle parole d’ordine di Formigoni, salvo restarne scottati alla prova dei fatti.

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Un imprenditore “illuminato”

Un imprenditore illuminato. E’ questa la definizione che sembra calzare meglio a Riccardo Sarfatti. E non solo per via del business da cui proviene, quello dell’illuminazione, ma soprattutto per il dissenso che ha manifestato nei confronti delle scelte di Confindustria, all’epoca della presidenza di D’Amato, reo di aver schierato gli industriali italiani a sostegno degli aspetti più discutibili e problematici delle politiche del governo Berlusconi. Imprenditore, dunque, e fiero di esserlo, ma anche convinto del fatto che lo sviluppo del paese non possa prescindere dal rispetto dei diritti dei lavoratori.

Nel suo intervento al congresso di fondazione della Margherita, per esempio, Sarfatti aveva sostenuto che “la nuova modernizzazione del paese non può che consistere in un processo assai complesso, nel quale certamente ci sta la necessità di una diversa organizzazione del lavoro e perciò, indissolubilmente, una revisione ampia degli istituti di welfare. Non ha infatti alcun senso ipotizzare che possa esservi modernizzazione al di fuori di un miglioramento della qualità della vita per tutti, di una riduzione dell’incertezza che certamente la globalizzazione tende a portare con sé, innanzitutto per i più deboli, di garanzie di una vita con requisiti di dignità, comunque, in tutte le fasi della vita, e, tendenzialmente, ovunque. Che modernizzazione sarebbe quella che non raggiungesse questi risultati? Credo che soltanto procedendo in questa direzione, potrà trovare effettiva soluzione la grande questione della flessibilità, una vera grande necessità per le imprese. L’innovazione e la qualità che sono le vere carte che può giocare, nel mondo, l’impresa italiana, presuppongono ricerca, sperimentazione e, quindi, rischio e non certezza dei risultati. E perciò, anche da questo punto di vista, vi è la necessità di ammortizzatori sociali, capaci di dare tutela e garanzie, quelle possibili, nelle diverse fasi e nelle diverse condizioni di vita in cui una flessibilità, effettivamente realizzata, porterà chi lavora”.

Da qui la critica senza appello alla proposta del governo di deroghe all’applicazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una proposta che Sarfatti ha bollato come “ideologica, strumentale, tutta politica”, nata solo allo scopo di ottenere “una sconfitta evidente del mondo del lavoro. Probabilmente da tempo in alcuni settori politici e imprenditoriali covava la voglia di ‘tornare indietro’, si potrebbe forse dire di ‘reagire’, rispetto ai miglioramenti conseguiti negli ultimi decenni dal mondo del lavoro. E alcuni hanno pensato, ora, in condizioni politiche ritenute più favorevoli, di poter infliggere, a quel mondo, una dura sconfitta, una sconfitta umiliante. Altro che riformismo! E per questo si è attaccata direttamente, e unicamente, una delle sue bandiere: perché, da sempre, strappare la bandiera dell’altro, calpestarla, è il segno più evidente della sconfitta e dell’umiliazione”.

Per Sarfatti, invece, “è indispensabile realizzare un nuovo clima, senza il quale, nessuna modernizzazione è possibile. Dentro questo nuovo clima ognuno deve fare la sua parte. E certo la Margherita può avere un ruolo importante, come può averlo l’Ulivo. Per il nostro paese è importante, nella nuova logica maggioritaria, che ci sia un Ulivo, che sappia effettivamente raccogliere tutte le spinte realmente riformiste e innovatrici che vengono dal paese e in cui, diversamente da come è stato nel passato, anche l’imprenditore che crea valore, in una prospettiva di modernizzazione, anch’egli possa sentirsi non più a disagio, anch’egli in una casa che sia anche sua. Vorrei che in un Ulivo così fatto ci fosse spazio per tutti i lieviti che possono far lievitare questo grande pane di cui certamente il nostro paese ha un grande bisogno”. Adesso di quel lievito fa parte anche lui.

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Vita e opere dell’anti-Formigoni

Riccardo Sarfatti, 64 anni, laureato in architettura nel 1965 al Politecnico di Milano, come imprenditore è stato negli ultimi anni protagonista del dibattito politico e culturale lombardo e nazionale, promuovendo e partecipando a iniziative come il forum degli imprenditori liberal e Libertà & Giustizia, di cui è membro del comitato di presidenza.

Dal 2004 è membro del Comitato Nazionale della Lista Prodi. Sposato con Sandra Severi hanno tre figli, Alessandro, Ivan e Caterina. Suo padre Gino, il fondatore di Arteluce è stato uno dei pionieri del design italiano per quanto riguarda l’illuminazione. Nel 1979 Sarfatti ha fondato Luceplan spa, di cui oggi è amministratore delegato e, fino a oggi, direttore generale, una delle aziende più significative per capacità di innovazione e qualità delle proposte del settore, che conta cento dipendenti e 25 milioni di euro di fatturato.

Accanto all’attività imprenditoriale, Sarfatti è stato docente universitario per vent’anni, assistente ordinario alla cattedra di Urbanistica del Politecnico di Milano e professore incaricato del corso di Storia dell’Architettura alla facoltà di Architettura di Venezia, dove ha tenuto corsi connessi a quelli di Manfredo Tafuri e di Massimo Cacciari. E’ stato inoltre impegnato in Confindustria, prima come presidente di Assoluce, l’associazione italiana dei produttori di apparecchi di illuminazione, e poi come vicepresidente di Federlegno-Arredo. Dal 1999 è presidente del Cnad (Consiglio Nazionale delle Associazioni per il Design).

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A breve la definizione del programma elettorale

La visita a Cremona di Riccardo Sarfatti potrebbe coincidere con la pubblicazione del suo programma elettorale che, come annuncia il suo sito ufficiale (www.sarfattipresidente.it), online da lunedì scorso, “è ancora in corso di definizione e sarà disponibile intorno al 10 di febbraio”.

Sul tema è intervenuto nei giorni scorsi il movimento Laltralombardia, che ha chiesto a Sarfatti di prendere una posizione chiara su alcuni temi particolarmente delicati. A partire dall’abrogazione della legge 31 di riforma della sanità lombarda. “Sarfatti intende inserire o no nel programma la proposta di abrogazione della legge 31 e di abolizione dei tickets? - si chiede Laltralombardia - Noi e tutti coloro che erano presenti all’assemblea del 12 gennaio alla Camera del Lavoro di Milano riteniamo che la difficile battaglia per sconfiggere Formigoni dovrà basarsi su un programma alternativo a quello del centro-destra, che sia chiaro, qualificato e mobilitante. Quindi pensiamo che proprio sulla sanità, che è la materia fondamentale di competenza regionale, si deciderà l’esito elettorale e pertanto sarebbe suicida non prevedere posizioni chiare su questo argomento”.

Laltralombardia auspica anche l’abolizione o il radicale ridimensionamento dell’addizionale Irpef, che è tra le più alte d’Italia, e il blocco del processo di privatizzazione della scuola e della formazione professionale, cui si somma anche la richiesta di cancellazione del buono scuola e di un “no” a tutti i processi e le scelte di privatizzazione dei beni pubblici, come acqua e gas.

“Ci rendiamo conto - scrive Laltralombardia - che raggiungere questo obiettivo non sarà facile né scontato, perché le mediazioni delle burocrazie di partito sono sempre presenti e pesanti, ma è utile ricordare che, per poter sperare di vincere, occorre elaborare e proporre un programma condiviso non solo dai ceti politici di partito, ma dalle associazioni, da settori della società civile, dai movimenti, dalle organizzazioni sindacali confederali e non, e da tutti i lavoratori che in questi anni hanno lottato contro le politiche di massacro sociale del centro-destra di Formigoni”.

Nel frattempo martedì scorso a Cremona si sono incontrati i rappresentanti dei partiti e delle associazioni che hanno dato vita alla lista unitaria alle Europee “Uniti nell’Ulivo”. Resta infatti ancora da sciogliere il nodo relativo al secondo candidato che dovrà affiancare Luciano Pizzetti nella lista provinciale del centrosinistra per le regionali.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2005 sul Piccolo Giornale di Cremona

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