Il bluff fiscale di Berlusconi
“La riforma fiscale di Berlusconi? Semplicemente un’operazione che dal punto di vista pratico premia i ricchi e penalizza i poveri”. Massimiliano Dolci, segretario generale della Cgil di Cremona, non è tenero con l’intervento sulle aliquote Irpef deciso dal governo. “Da tutte le simulazioni che sono state fatte esce lo stesso quadro: a risparmiare davvero sono solo i redditi più alti, mentre ai redditi da lavoro e da pensione restano solo le briciole”.
Per Dolci a rendere ancora più preoccupanti gli effetti delle novità in materia fiscale sono le condizioni complessive in cui versa l’Italia. “Questa riforma è in stridente contraddizione con la realtà attuale di un paese come il nostro, in cui mancano risorse fondamentali per sostenere il reddito, la sanità, la scuola e il sistema del welfare nel suo complesso - spiega il segretario della Camera del Lavoro - E’ evidente che il contesto in cui ci troviamo non consente un’operazione così spregiudicata, anche perché, per rendere praticabile un taglio delle tasse che avvantaggia i redditi più alti, la finanziaria deve tagliare i trasferimenti agli enti locali, da cui dipendono i servizi di assistenza e sostegno alle persone. Da un lato, insomma, si dà pochissimo, dall’altro invece c’è il rischio che si tolga tantissimo”.
L’analisi di Dolci prende le mosse anche dalla constatazione del momento di grande difficoltà attraversato dal territorio cremonese, segnato da una serie di “crisi industriali che dimostrano anche il ‘cannibalismo’ di una parte dell’industria locale, che delocalizza la propria produzione all’estero, in paesi in cui i diritti dei lavoratori sono negati. Cremona, insomma, non è più l’isola felice cui ormai c’eravamo abituati. In un contesto come questo, sono convinto che servirebbero incentivi mirati per premiare le aziende che investono in innovazione, mentre quella praticata attraverso le riduzioni delle aliquote fiscali è soltanto una forma di redistribuzione della ricchezza a casaccio, che non è legata a nessun progetto”.
Di fronte all’operato del governo, il segretario della Cgil è amareggiato ma non sorpreso perché, spiega, “siamo di fronte a un solido disegno ideologico e classista della destra, che inizialmente si fondava sull’alleanza con Confindustria. Un’alleanza che oggi si è sfaldata. Uscite come quella recentissima di Maroni sull’articolo 18 ricordano quella del giapponese che vent’anni dopo non si è ancora accorto che la guerra è finita. Come sindacato non smetteremo mai di chiedere il superamento della legge 30, la cosiddetta legge Biagi, che prefigura un futuro di precarietà totale e di subordinazione per i lavoratori, con l’obiettivo di instaurare un rapporto individualista tra lavoratore e azienda”. Ovvero un rapporto che, secondo Dolci, rompe un elemento alla base della democrazia: quello della partecipazione e della rivendicazione collettiva dei diritti dei lavoratori.
Articolo pubblicato il 24 dicembre 2004 sul Piccolo Giornale di Cremona
Archiviato in Economia e lavoro, Interviste, Politica
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il cittadino qualunque con le palle piene scrive,
18 Novembre 2007 @ 21:33
perchè non ti vergogni pensando allo sfacelo che sta facendo Prodi all’Italia e all’italiani? Ora aggiungi pure la tredicesima … complimenti al “Regime”
Simone Ramella scrive,
3 Dicembre 2007 @ 02:18
Il “cittadino qualunque con le palle piene” (complimenti per la scelta del nome) autore del commento precedente è approdato su questo sito cercando su Google “e-mail Berlusconi”, all’indomani della manifestazione nazionale dei gazebo di Forza Italia con raccolta di firme per mandare a casa il governo Prodi.
La stessa manifestazione cui avrebbero partecipato (mai condizionale fu così d’obbligo) 5, 6, 7, 8, 9 o 10 milioni di italiani, a seconda di quale esponente di Forza Italia abbiate avuto la sventura di ascoltare. Poi si sono fermati perché purtroppo gli italiani sono solo una sessantina di milioni… E sempre quella durante la quale Berlusconi ha rotto con gli alleati dichiarando la nascita del Popolo della Libertà. Una geniale operazione politica, frutto evidentemente delle geniali menti del marketing Mediaset, compiuta aggiungendo una sillaba a Polo della Libertà e raccattando i brandelli di partito rimasti sulla piazza: La Destra di Storace e Santanchè, il Partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo. E poi? Ah sì, le migliaia (o forse milioni) di circoli della Brambilla!
Vista la provenienza, immagino che il cittadino qualunque con le palle piene - e, aggiungo, di poche parole - intenda dire che devo vergognarmi del mio appoggio al centrosinistra o delle critiche che dispenso spesso e volentieri a Berlusconi e ai suoi sodali, approfittando del fatto che tra le tante leggi ad personam varate nel quinquennio 2001-2006 si sono dimenticati quella che punisce il vilipendio di Silvio Berlusconi. Se riescono a mandarlo al Quirinale, però, è già fatta anche quella.
Evidentemente la vergogna è un sentimento molto relativo, perché - pur esprimendo critiche e perplessità anche su questo sito rispetto all’operato del governo Prodi e, più in generale, del centrosinistra - non provo alcuna vergogna per averli votati, nella convinzione che qualsiasi governo di centrosinistra, per quanto male possa governare, non potrà mai raggiungere il livello di indecenza e impresentabilità toccato dagli esecutivi targati Berlusconi.
Per il bene dell’Italia nutro sempre la speranza che questa consapevolezza faccia breccia, prima o poi, anche tra gli elettori del centrodestra - e forse la trovata del Popolo della Libertà, con annesso siluramento degli alleati Fini & Casini, potrà rivelarsi utile almeno in questo senso - ma sicuramente non è il caso del cittadino qualunque con le palle piene. Tanto peggio per lui.
P.S. Non ho capito perché abbia scritto “Regime” tra virgolette. Forse per distinguerlo dal Regime senza virgolette del quinquennio berlusconiano?