G8, Chomsky aderisce all’appello di Legambiente

C’è anche il nome di Noam Chomsky tra quelli delle decine di migliaia di cittadini che nelle ultime settimane hanno aderito al referendum autogestito promosso da Legambiente insieme ad altre sette associazioni (Arci, Mani Tese, Uisp, Acli, Ics, Rete di Lilliput, Tavola della Pace) per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica su alcuni grandi temi legati al processo di globalizzazione del pianeta, dall’ambiente al debito dei paesi poveri, dalle spese militari al ruolo delle Nazioni Unite.

Professore di linguistica al Massachusetts Institute of Technology (Mit) e da più di 30 anni autorevole portavoce del dissenso nei confronti delle politiche portate avanti dai paesi occidentali, Stati Uniti in testa, Chomsky ha partecipato con grande interesse al dibattito che nelle ultime settimane si è acceso intorno al vertice di Genova.

“Il G8 è l’espressione massima di una forma altamente sofisticata di integrazione economica globale, dominata dagli interessi delle multinazionali – ha spiegato – Si tratta di un’integrazione che non ha senso chiamare ‘globalizzazione’, neppure nel significato più tecnico dell’ortodossia economica, secondo la quale l’integrazione in un mercato globale dovrebbe condurre verso l’uguaglianza. I sostenitori più convinti di questo processo, che hanno deciso arbitrariamente di chiamare ‘globalizzazione’, puntano, al contrario, all’integrazione su scala mondiale degli interessi dei ‘Padroni dell’Universo’, come li ha definiti recentemente con un pizzico di ironia il Financial Times. In realtà, fatta eccezione per una corrente marginale e primitiva, nessuno dei critici del G8 si oppone alla globalizzazione. La comunicazione, lo scambio di esperienze e di conoscenze, gli aiuti forniti su scala internazionale, infatti, rappresentano tutti esempi positivi di globalizzazione. L’etichetta di ‘no global’ affibbiata ai contestatori del G8 è, dunque, fuorviante. Chi sarà a Genova nei giorni del vertice si oppone soltanto alla ‘globalizzazione’ dello sfruttamento e dello strapotere delle multinazionali”.

Le otto domande in cui si articola il referendum autogestito sono legate ad altrettanti processi globali la cui gestione è stata finora feudo esclusivo di organismi del tutto privi di un’investitura democratica o comunque rappresentativi solo di una piccola minoranza dell’umanità. A partire dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), la cui influenza si estende su temi come gli investimenti, le manipolazioni genetiche e i servizi (istruzione, sanità, pensioni).

“Il Wto dovrebbe essere riorganizzato per eliminare un’ampia gamma dei diritti degli investitori, che sono la ragione primaria della sua esistenza – sostiene Chomsky – Un accordo per il libero mercato sarebbe di gran lunga più facile da formulare, ma dobbiamo prendere atto del fatto che gli ideatori del Wto non sono favorevoli al libero mercato. Tra i diritti degli investitori istituiti in modo illegittimo ci sono quelli superprotezionisti che riguardano il regime della ‘proprietà intellettuale’ e un vasto numero di provvedimenti varati per trasferire il potere decisionale dall’arena pubblica nelle mani di tirannie private che non devono rendere conto a nessuno. Questi provvedimenti da un lato tendono a privare i paesi più poveri degli strumenti utilizzati dalle società più ricche per il loro sviluppo, dall’altro sono congegnati per permettere al settore privato di prendere il controllo dei servizi pubblici. L’effetto complessivo di queste misure, e sicuramente il loro obiettivo principale, è quello di svuotare le forme di governo democratico, lasciando decisioni cruciali che condizionano la vita delle persone sotto il controllo di potenti corporazioni private. Si tratta di una versione perniciosa del totalitarismo che ha segnato in negativo il XX secolo”.

I promotori del referendum chiedono anche una riforma delle Nazioni Unite che aumenti il suo livello di influenza e di democrazia, a partire dalla creazione di un’assemblea parlamentare. Per Chomsky “è una buona idea da portare avanti, ma non dobbiamo farci troppe illusioni. I paesi più potenti continueranno a fare come vogliono, a meno che non subiscano delle forti pressioni dall’interno”.

Il linguista americano è d’accordo anche sulla necessità di cancellare una volta per tutte il debito delle nazioni povere e di tagliare del 20 per cento le spese militari entro il 2010, per investire le somme risparmiate in programmi di cooperazione allo sviluppo nei paesi del Sud del mondo: “Giusto chiedere la cancellazione del debito, anche se penso sia necessario fare ancora di più. Quella del debito è, in larga misura, una costruzione ideologica, non una realtà economica. Approfondire l’analisi su questo versante può aiutare anche a smascherare le regole dell’economia internazionale, stabilite dai ricchi e potenti per favorire i loro interessi. Per quanto riguarda le spese militari, invece, oltre a chiedere una loro riduzione, è importante anche indicare con precisione quali dovrebbero essere i tagli da attuare. Alcuni dei progetti attualmente in corso, infatti, rappresentano un rischio per la stessa sopravvivenza dell’umanità. La militarizzazione dello spazio, per esempio, è una delle priorità attuali degli Stati Uniti, e il programma di difesa missilistica, il cosiddetto ‘Scudo Stellare’, è solo una piccola parte di esso”.

Affondata di recente dal voto sfavorevole del Parlamento italiano, la Tobin Tax, imposta minima da applicare alle transazioni valutarie di carattere speculativo, trova invece in Chomsky un convinto sostenitore: “Ci sono alcune questioni tecniche da affrontare, e la Tobin Tax è solo una di un insieme di proposte simili, ma l’idea di fondo è giusta, e sarebbe opportuno cercare le modalità migliori per farla funzionare”.

Un altro dei temi di grande attualità sollevati dal referendum autogestito è quello che riguarda il controllo delle emissioni dei gas serra. Legambiente, insieme alle altre associazioni promotrici dell’iniziativa, chiede infatti l’attuazione di efficaci politiche nazionali di riduzione delle emissioni e la ratifica del protocollo di Kyoto sui mutamenti climatici: “La nostra posizione rispetto a questo tema – conclude Chomsky – dipende da una scelta che dobbiamo compiere. E’ una scelta urgente e decisiva: vogliamo che i nostri nipoti abbiamo la possibilità di condurre un’esistenza decente o preferiamo preoccuparci solo di noi stessi, indipendentemente dal prezzo che i nostri eredi dovranno pagare, fosse anche la loro stessa sopravvivenza?”.

Alle migliaia di voti per il referendum già raccolti in tutta la penisola attraverso i seggi volanti organizzati nelle ultime settimane, si sommano quelli altrettanto numerosi arrivati via Internet: attraverso i siti di Legambiente e Arci è possibile, infatti, votare per ciascuno degli otto quesiti proposti. La rete si conferma così uno strumento importante per coagulare la protesta, che non può essere liquidata come una mera questione di ordine pubblico.

Share/Save


Archiviato in Ambiente e salute, Cooperazione, Diritti, Economia e lavoro, Guerra e pace, Interviste, Politica

Segnala via e-mail Segnala via e-mail ·Versione stampabile Versione stampabile

Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/2001/07/18/g8-chomsky-aderisce-allappello-di-legambiente/trackback/

Lascia un Commento