Elezioni regionali, da Pizzetti (Ds) un’appello all’unità

Manca poco più di un mese all’appuntamento con le urne del 16 aprile per il rinnovo dell’amministrazione regionale, e la campagna elettorale comincia ad entrare nel vivo. Venerdì sera la Sala Rodi di piazza Giovanni XXIII ha ospitato un incontro organizzato dalla Federazione Ds locale per illustrare i contenuti della “sfida riformista del centrosinistra nel governo della Lombardia”.

Per Luciano Pizzetti, che a elezioni avvenute lascerà la segreteria della Quercia cremonese, si è trattato del battesimo ufficiale come candidato alle regionali. Un battesimo che ha avuto come padrino d’eccezione il ministro del commercio con l’estero, il piemontese Piero Fassino, che non si è sottratto al ruolo, definendo Pizzetti “un candidato forte per il centrosinistra, che conferma la credibilità che rivendichiamo per i nostri dirigenti”.

Da Pizzetti e Fassino è partita anche un’esortazione agli alleati per mettersi definitivamente alle spalle i malumori legati alla scelta dei candidati, che nelle ultime settimane, a Cremona come altrove, hanno provocato tensioni all’interno della coalizione.

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Da Via Volturno alla caccia al Pirellone

Per Luciano Pizzetti le elezioni regionali del 16 aprile segnano la fine dell’esperienza alla guida della federazione diessina di Cremona. Pizzetti, infatti, insieme a Pietro Bertesago, ex sindaco di Moscazzano e presidente del Consorzio Cremasco, è il candidato cremonese della lista unica del centrosinistra che sostiene Mino Martinazzoli. Tempo di bilanci, dunque, per il segretario, che già in gennaio aveva annunciato l’intenzione di abbandonare la guida della federazione locale:

“Preferirei che fossero altri a fare un bilancio della mia direzione del partito – confessa Pizzetti – Io posso dire che ho lavorato con soddisfazione. Si è trattato di un compito molto impegnativo, ma penso di aver ottenuto alcuni importanti risultati, non tanto e non solo per il mio partito ma anche per la coalizione. Gli ultimi 10 anni hanno dato dei frutti positivi, certo non solo per merito mio ma per merito di tanti. Io ci ho messo la mia piccola parte e il mio piccolo contributo”.

Entrando nel merito della sfida del 16 aprile, Pizzetti chiarisce quali sono gli argomenti cui i candidati del centrosinistra faranno ricorso per convincere gli elettori a votarli: “Sono due i motivi principali – spiega il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali – In Lombardia siamo una grande potenza economica, ma abbiamo una debolezza politica spaventosa. Quindi la prima cosa da fare è avere una classe dirigente che sia in grado di rappresentare i lombardi e la Lombardia nel consesso nazionale ed in quello internazionale. La seconda ragione riguarda direttamente noi cremonesi: il Polo, infatti, da sempre ha snobbato il sud della Lombardia, e quindi Cremona. I grandi investimenti li ha fatti altrove, ma la nostra provincia per crescere ha bisogno di risorse ed investimenti. Questi li può mettere a disposizione solo una classe dirigente con un’idea globale di quella che è la Lombardia, e non solo un’idea parziale, che privilegia solo alcuni settori anziché altri”.

Nel corso del suo intervento di fronte alla platea riunita in Sala Rodi, Pizzetti ha anche accennato alle “fibrillazioni” che nelle ultime settimane si sono registrate all’interno del centrosinistra cremonese: “Finché non si riuscirà a fare un passo avanti al di là dei propri interessi personali, questo paese non potrà fare dei progressi. La lunga esperienza del centrosinistra cremonese non si interrompe, però, a causa di vicende passeggere. Ci sarà ancora qualche giorno di polemica, è inevitabile, ma, per battere questa destra, adesso che ci sono le candidature dobbiamo trovare l’unità”.

Ad incontro concluso, il segretario dei Ds cremonesi chiarisce il concetto: “Io ho fatto 10 anni della mia vicenda politica, a partire dal 1990, a costruire la coalizione, a costruire rapporti profondi tra la sinistra riformista ed il centro moderato, e sono convinto che ci siano ragioni profonde dello stare insieme che vanno al di là di polemiche contingenti. D’altronde la polemica è determinata dal fatto che in Lombardia c’è una novità assoluta, e cioè che si presenta una lista unica del centrosinistra, cosa che non succede in nessun’altra parte dell’Italia. Questo parto politico non poteva non comportare delle difficoltà, però, una volta superate queste difficoltà, la coalizione saprà trovare, ed anzi ha già ritrovato, le ragioni forti della sua coesione e della sua proposta unitaria”.

Queste difficoltà potrebbero essere dimenticate in fretta nell’eventualità di un successo di Martinazzoli alle prossime elezioni: “L’esito del 16 aprile è in qualche modo decisivo – ammette Pizzetti – E’ del tutto evidente, infatti, che se per il centrosinistra vi fosse un risultato negativo, la pressione da parte del Polo per giungere alle elezioni politiche anticipate sarebbe molto forte, rischiando di interrompere il lavoro positivo portato avanti dal governo, che ha consentito di ottenere risultati importanti sul fronte dell’occupazione, dell’economia e del sociale, e che ha consentito anche la crescita della credibilità del nostro paese agli occhi del mondo”.

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Fassino: “Noi classe dirigente vera”

Intervistato al termine dell’incontro di Sala Rodi, il ministro del commercio con l’estero Piero Fassino ha illustrato la ricetta del centrosinistra per cercare di ottenere un buon risultato nei prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle regionali in programma fra poco più di un mese.

“Prima di tutto sono convinto che dobbiamo rendere evidenti agli elettori i risultati significativi che questi quattro anni di centrosinistra hanno realizzato – ha spiegato il ministro – Abbiamo la più bassa inflazione degli ultimi 31 anni. Abbiamo il più basso deficit del bilancio dello Stato degli ultimi 38 anni. Da 18 mesi a questa parte la disoccupazione è in costante diminuzione e l’occupazione sta crescendo. Il 2000 è un anno in cui si prevede una crescita della ricchezza del paese del tre per cento”.

Per Fassino si tratta di dati “che, senza fare del trionfalismo, dimostrano che l’economia è un’economia che va, che è sana, e tutto questo grazie alla politica di risanamento che è stata realizzata dal centrosinistra, prima per garantire l’ingresso dell’Italia nell’Euro e poi per consolidare la stabilità economica e finanziaria, e per avviare una politica di sviluppo. Non è l’unico campo in cui abbiamo fatto delle riforme. Basti citare quelle che hanno riguardato la scuola, la riforma fiscale, l’impegno che stiamo mettendo nell’ammodernamento delle infrastrutture del paese, con una cospicua spesa pubblica, la politica di privatizzazione e liberalizzazione che ha modernizzato interi settori economici, senza dimenticare il recupero di credito sul piano internazionale. Tutto questo sta lì a dimostrare che il centrosinistra ha avuto la capacità di governare, e questa è sicuramente una buona carta di credito anche per i programmi ed i candidati che noi presentiamo per il governo delle regioni”.

E a proposito di candidati, il ministro cita alcune delle scelte compiute dal centrosinistra: “Si tratta di uomini o donne, come Livia Turco in Piemonte, Martinazzoli in Lombardia e Cacciari in Veneto, che in questi anni sono stati al governo del paese, come Livia Turco, o di importanti realtà, come Martinazzoli a Brescia e Cacciari a Venezia, dimostrando di essere classe dirigente vera. Ci sono tutte le condizioni perché il 16 aprile noi del centrosinistra possiamo chiedere un voto avendo più argomenti e più ragioni di quante non ne abbia Berlusconi e la composita alleanza, quasi un’armata Brancaleone, che sta mettendo in piedi, in un disperato tentativo di raccogliere tutto ed il contrario di tutto pur di raggranellare qualche voto in più. Le elezioni non basta vincerle, bisogna poi essere capaci di gestire una vittoria governando”.

Il risultato del voto del 16 aprile sembra destinato a rivestire un’importanza decisiva per il futuro del centrosinistra, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Ne è convinto anche Fassino: “E’ evidente che il voto delle regionali sarà un voto dalla doppia valenza. Per un verso è un voto che serve a decidere chi governerà le regioni, per un altro verso è chiaro che tutti guarderanno a questo voto per valutare il grado di consenso che il centrosinistra e il centrodestra hanno nel paese. Sarà una sorta di prova generale in vista delle elezioni del 2001. Per questo noi diciamo a tutti gli elettori di votare per i candidati del centrosinistra, per garantire che nelle regioni ci siano presidenti all’altezza delle esigenze che la società pone”.

Un’aiuto indiretto all’attuale maggioranza potrebbe giungere dalla situazione economica internazionale, che dopo le nubi registrate lo scorso anno, nel 2000 sembra mostrare segnali incoraggianti di ripresa: “Noi veniamo da un 1999 che è stato molto difficile per il susseguirsi in pochi mesi della crisi dei mercati asiatici, della crisi del Brasile e dell’America Latina, della crisi del mercato russo, della stagnazione nei principali paesi europei. Tutto questo ha creato seri contraccolpi perché le nostre esportazioni hanno subito una flessione in conseguenza della crisi di questi mercati, su cui noi eravamo e siamo tuttora molto proiettati. Da ottobre, però, si sta determinando un’inversione di tendenza. Tutti i principali mercati stanno riprendendosi: tira molto forte il Nord America, viene una domanda fortissima di ripresa dall’Asia, segnali confortanti dalla Russia, dal Brasile e dall’America Latina, sta riprendendo fortemente il mercato europeo. Questa inversione di tendenza è accompagnata da una significativa ripresa delle nostre esportazioni. Ora si tratta non soltanto di guardare ad un’evoluzione positiva, ma di mettersi nelle condizioni di cogliere tutte le opportunità che una fase positiva offre”.

Per riuscirci, conclude il ministro, “stiamo mettendo in campo una strategia che io chiamo ‘sistema paese’, cioè fare in modo che le imprese italiane vadano sui mercati esteri non da sole, non isolate, ma accompagnate da un sistema paese che mette loro a disposizione strumenti, risorse, opportunità, e le aiuta nella competitivitù globale”.

Articolo pubblicato il 13 marzo 2000 su Nuova Cronaca

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