Cofferati, l’uomo della sinistra
Per i suoi nemici è “il cinese”, soprannome che gli deriva dal taglio orientaleggiante degli occhi, ma che serve soprattutto ad insinuare il suo essere “comunista e statalista” come i burocrati di Pechino, lui che si ostina a difendere pensioni e stato sociale in un periodo in cui la parola d’ordine per buona parte dello schieramento politico sembra essere una sola: privatizzare.
In realtà Sergio Cofferati, segretario nazionale della Cgil, è cremonese doc, essendo nato a Sesto ed Uniti il 31 gennaio del 1948. Come molti cremonesi, però, per fare carriera ha dovuto emigrare. Ne ha fatta di strada dal 1969, anno in cui iniziò a lavorare alla Pirelli Bicocca di Milano. Eletto cinque anni dopo delegato di fabbrica, da allora in avanti la sua carriera sindacale è decollata fino all’elezione, nel 1994, alla segreteria generale della Cgil. Il tutto lontano dalla nostra provincia, prima a Milano e poi a Roma. Di cremonese, però, è rimasta la cadenza della parlata, sfoggiata ancora una volta venerdì sera, nel corso di un incontro organizzato presso il Palazzo Cittanova dalla Federazione Ds di Cremona sul tema “Lo Stato Sociale che vogliamo”.
Di fronte ad una platea gremita dal popolo della sinistra, Cofferati si è confermato nel ruolo di leader carismatico. Del sindacato, certo, ma anche di quella parte consistente dell’elettorato di sinistra che in questo periodo stenta a riconoscersi in un governo costretto a continui compromessi con gli alleati per tenere in piedi la coalizione. Il segretario della Cgil ha ribadito anche venerdì la sua intenzione di rimanere alla guida del più grande sindacato italiano fino alla scadenza del suo mandato, nel 2002.
Dopo quella data, però, tutto è possibile, anche perché Cofferati dovrà per forza lasciare la carica in base alla norma sindacale che prevede la permanenza nello stesso incarico per un massimo di otto anni. Sarà lui, dunque, il leader del futuro del centrosinistra? E’ presto per dirlo, ma lui stesso ha ammesso di recente di considerare giusto che si possa passare da un’attività come quella sindacale ad altro. “L’importante - ha aggiunto - è che ci sia una cesura netta nel momento in cui si decide di cambiare attività e, soprattutto, che non vengano, in virtù di una scelta personale, messe in campo le funzioni e i ruoli delle organizzazioni. I sindacati sono una cosa, i partiti un’altra”.
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Referendum sociali insidiosi, pericolosi e odiosi”
I referendum sociali? “Insidiosi, pericolosi e odiosi”. Parola di Sergio Cofferati, che venerdì sera ha ribadito così la sua netta opposizione ai quesiti presentati dai radicali. Un’opposizione condivisa da Michele Salvati, economista e parlamentare Ds, cremonese come Cofferati e con lui presente alla serata di Palazzo Cittanova: “Tanti referendum come quelli proposti dai radicali - ha spiegato infatti Salvati - rappresentano una ‘guerra di religione’ che non ci voleva per questo governo e che crea difficoltà anche nella parte riformista dell’esecutivo”. Parte riformista di cui fa parte lo stesso Salvati.
La scelta di Confindustria di schierarsi dalla parte dei referendum sociali non è piaciuta per niente alla Cgil, che l’ha subito giudicata “un grave atto ostile verso i lavoratori ed i cittadini, che ha il suo culmine nella libertà di licenziare, ma anche un tentativo di alterazione delle condizioni della competizione con le altre aziende europee”. Giudizio ribadito al Cittanova dal segretario della Cgil, che ha criticato duramente il comportamento degli industriali italiani “che si sono impegnati a Bruxelles per sostenere regole legislative sul part-time ed i contratti a termine, mentre a Roma promuovono la cancellazione delle stesse”. Cofferati ha rincarato la dose definendo i referendum “un attacco ai diritti delle persone, persone che lavorano nelle piccole aziende, e colpiscono i più deboli della nostra società in nome di false libertà”.
Sono dieci i quesiti contestati dalla Cgil, insieme a Cisl e Uil. Si tratta dei referendum sulla disciplina dei licenziamenti, il collocamento al lavoro, i contratti di lavoro a tempo determinato, i contratti di lavoro part-time, il lavoro a domicilio, il servizio sanitario nazionale, le pensioni di anzianità, gli infortuni sul lavoro, i patronati sindacali e le trattenute sindacali. Nel costituire i comitati che condurranno la campagna a favore del no, le organizzazioni dei lavoratori hanno assicurato che non inviteranno gli elettori all’astensione. Resta ancora da vedere, però, quali referendum passeranno indenni il vaglio della Consulta, sempre che nel frattempo non venga approvato qualche provvedimento legislativo per evitare il ricorso alle urne. E’ difficile, ma sempre possibile, e del resto anche Confindustria ha caldeggiato questa soluzione.
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Toscani: “Sarà sindaco, capopartito o uomo di governo”
“Un uomo come Cofferati può essere impegnato sia come uomo di governo, sia come uomo di partito. Potrebbe fare benissimo il ministro, il sindaco di una grande metropoli o il capo di un partito, ma, conoscendolo, lui non dirà mai quali sono le sue aspirazioni. Credo che non lo dica neanche a sua moglie…”.
Con questa battuta Giorgio Toscani, assessore provinciale al lavoro e alle attività produttive e, fino a tre anni fa, segretario della Camera del Lavoro di Cremona, cerca di spiegare il carattere riservato del leader nazionale della Cgil. Dalle parole di Toscani emergono però anche ammirazione ed affetto: “Il suo discorso di venerdì mi ha fatto un’impressione positiva - aggiunge l’assessore - come sempre, del resto”.
A proposito del dualismo Ds-Cgil, emerso in particolare dopo l’intervento di Cofferati al congresso di Torino, per Toscani “è normale che il segretario generale di una grande organizzazione sindacale abbia esposto il proprio punto di vista al congresso. Escluderei, però, in modo assoluto che dietro ci sia qualche disegno politico. Cofferati e la Cgil non sono contro il partito, e il sindacato non rappresenta una ‘supercorrente’ dei Ds, anche se per il governo, naturalmente, il sostegno della Cgil è molto importante”.
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Francesco Pinzi: “I fatti dimostrano che è un leader”
“Un discorso molto bello, che ha affrontato molto bene le tematiche all’ordine del giorno, dalla globalizzazione allo stato sociale, passando per i referendum”. Francesco Pinzi, sindacalista della Camera del Lavoro di Cremona, era presente venerdì sera all’incontro di Palazzo Cittanova con Sergio Cofferati e Michele Salvati e non ha trovato nulla da eccepire nell’intervento del segretario nazionale della Cgil.
Come Cofferati, anche Pinzi coniuga l’appartenenza alla Cgil con la militanza nei Ds, ma, spiega, “non c’è affatto sostegno o sinergia tra sindacato e partito. Semplicemente io, come altri, sostengo anche i Ds, ma non credo che tutti gli iscritti della Cgil facciano altrettanto, altrimenti i Ds avrebbero molti più voti”. Pinzi ribadisce questo punto sottolineando che “non c’è assolutamente un appiattimento della Cgil sui Ds. Già dai tempi di Trentin, la nostra organizzazione sindacale agisce in modo autonomo, con i suoi propri obiettivi, che non sono necessariamente quelli dei Ds”.
E a proposito del partito della Quercia, Pinzi nega che Veltroni & C. siano usciti malridotti dal congresso nazionale di Torino, liquidando con una battuta l’eventualità che Cofferati possa diventare il leader della Sinistra del futuro: “Cofferati, per come lo conosco io, è una persona che in questo momento pensa solo a fare il suo lavoro di sindacalista, senza pensare ad altri incarichi”. Nel 2002, però, scadrà il suo mandato alla segreteria del sindacato, senza possibilità di riconferma, e la sua esperienza, unita ad un notevole carisma, potrebbe fare comodo ai Ds. Pinzi dribbla la questione limitandosi ad affermare che “discorsi di questo tipo sono prematuri, ma i fatti hanno dimostrato che lui è un leader”.
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Bassini: “Necessario uno stato sociale a tutela di tutti”
Per Maurizio Bassini, segretario provinciale della Cgil, il discorso di Sergio Cofferati a Palazzo Cittanova “ha portato un’idea nuova sul Welfare State. Un’idea nuova che sottolinea la necessità di uno stato sociale che tuteli tutti i cittadini, a partire dai più deboli. In un periodo in cui con i referendum si cercano di mettere in discussione i diritti già acquisiti, Cofferati ha ribadito il bisogno fondamentale di garantire una soglia minima di diritto, da allargare anche ad alcuni settori finora trascurati”.
Bassini ha condiviso tutto il contenuto dell’intervento di Cofferati, ed in particolare la parte che ha riguardato l’analisi e il giudizio dei quesiti referendari presentati dai radicali di Emma Bonino e Marco Pannella: “Cofferati ha illustrato con la chiarezza di sempre le ragioni della nostra opposizione ai referendum sociali - commenta il segretario della Cgil cremonese - Le proposte dei radicali, infatti, vanno contro i diritti, contro i lavoratori e anche contro le imprese”.
Dopo il congresso nazionale dei Democratici di Sinistra, qualcuno ha parlato della Cgil come di una “supercorrente Ds”, in grado di condizionare le scelte del partito della Quercia e soprattutto di conservare il consenso di chi, a sinistra, giudica troppo moderate le scelte del governo. Un giudizio che Bassini non condivide: “E’ vero - spiega - che in questo periodo i Ds hanno un compito, quello di governo, che richiede dei compromessi con gli altri partiti della coalizione, ed è vero che esiste un rapporto stretto tra Cgil e Ds, ma la grande autonomia rivendicata dal nostro sindacato non viene scalfita dal fatto che Cofferati sia intervenuto a Torino come delegato congressuale. Da parte della Cgil non vi è la volontà di occupare il partito, né i Ds possono avere interesse ad identificarsi con il sindacato. Una delle caratteristiche peculiari della Cgil è rappresentata proprio dalla capacità di mantenere la sua autonomia: molti dei nostri iscritti, infatti, non si identificano con i Ds e, rispetto al passato, siamo un’organizzazione più eterogenea. Non si può pensare alla Cgil come ad un corpo unico”.
Per Bassini, comunque, “il sindacato in Italia oggi ha un ruolo fondamentale, con cui l’intero sistema istituzionale deve confrontarsi, e la Cgil partecipa, insieme al centrosinistra, ad una politica riformista, come ha detto venerdì sera Salvati, di grande attenzione rispetto ai conti dello Stato, salvaguardando allo stesso tempo i diritti che ci sono nel paese”.
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Cgil, cinque milioni di iscritti
Sono più di cinque milioni i lavoratori ed i pensionati iscritti alla Cgil. Un numero rimasto sostanzialmente costante negli ultimi anni, con un tasso di ricambio piuttosto elevato: sono circa 600mila, infatti, i lavoratori che ogni anno si iscrivono per la prima volta al sindacato, pari a circa il 12 per cento sul totale degli iscritti. Il potere della Cgil può far leva su una grande autorevolezza e su una presenza capillare sul territorio. In base ai dati di fine ‘98, con 42.948 iscritti la Cgil è il primo sindacato in provincia di Cremona e precede (di poco) la Cisl, che ha 40.387 tesserati, e la Uil, ferma a quota 4.298.
Cifre, queste, che confermano la Cgil anche come primo sindacato italiano e che hanno portato alcuni commentatori a definirla come “il vero potere forte” della sinistra o “l’azionista di riferimento” di Veltroni, D’Alema & C. Una lettura della situazione che non piace, però, a Cofferati, che ha sottolineato più volte che “sindacati e partiti devono essere entrambi insediati sul territorio e rappresentativi”.
Mentre i Democratici di Sinistra, però, possono contare a livello nazionale su poco più di 660mila iscritti, e sono costretti a fare i salti mortali per conciliare ideologia e scelte di governo, suscitando spesso i borbottii della parte più intransigente dei propri iscritti, la leadership della Cgil gode in questo periodo di un immutato supporto da parte dei suoi tesserati, e sembra aver trovato in Sergio Cofferati il dirigente capace di capitalizzare la rendita derivante dallo scontro in atto sulle prospettive di riforma dello stato sociale.
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2000 su Nuova Cronaca
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