Anffas, Giuseppe Lupi si dimette
A un anno e mezzo dalla sua elezione alla presidenza della sezione Anffas (Associazione Nazionale Famiglie Fanciulli Subnormali) di Cremona, Giuseppe Lupi ha deciso di gettare la spugna. Così il 17 ottobre ha preso carta e penna per rassegnare le sue dimissioni dalla carica. Una scelta sofferta ma obbligata: “Mi sono dimesso mio malgrado - spiega infatti Lupi - Stavo meditando questa decisione da tempo, ma non è stato facile decidere di uscire dall’associazione”.
Un anno e mezzo fa Lupi, che lavora come pediatra, era stato convinto ad accettare la presidenza dopo le dimissioni di Pietro Furlani: “Non volevo accettare - racconta oggi - perché non conoscevo l’associazione, di cui all’epoca faceva parte solo mia moglie. Alla fine, però, le insistenze di alcuni soci hanno vinto le mie resistenze. Del resto mi avevano detto che l’impegno non sarebbe stato gravoso: si sarebbe trattato di firmare qualche documento di tanto in tanto”.
Una volta eletto all’unanimità nel corso dell’assemblea annuale, però, Giuseppe Lupi ha preso seriamente il suo nuovo incarico: “Mi sono documentato, ho letto lo statuto nazionale dell’Anffas per capire quali fossero le finalità dell’associazione, ho preso l’impegno di stare ogni giorno, per almeno un paio d’ore, nella sede di via Gioconda, ho partecipato ad un paio di convegni specifici, ai congressi nazionali, e ho preso contatto con la realtà di altre importanti sezioni. Si è trattato di esperienze istruttive, che un po’ alla volta mi hanno fatto comprendere come l’Anffas a Cremona abbia finito per prendere una direzione autonoma rispetto alle finalità previste dallo statuto nazionale”.
In pratica, per Lupi l’Anffas di Cremona ha finito per essere identificata unicamente con il Centro di Formazione Professionale (Cfp), mentre le sue attività dovrebbero essere ben più variegate e riguardare tutte le problematiche che coinvolgono i disabili intellettivi e relazionali e le loro famiglie, che dovrebbero essere assistite da un gruppo di professionisti e operatori con specifica competenza per l’handicap: “Come presidente, ha cercato di modificare questa situazione - spiega - ma ho dovuto fare i conti con la resistenza e l’ostilità verso ogni cambiamento manifestata da buona parte degli altri membri dell’associazione. Avevo proposto, per esempio, di introdurre una forma di supporto psicologico per gli utenti e gli operatori del Cfp, ma ogni tentativo di apportare delle modifiche per migliorare il servizio veniva interpretato come un’interferenza e una limitazione all’autonomia del Centro di Formazione”.
A Lupi è andata meglio quando ha cercato di introdurre un servizio di assistenza sociale nell’ambito dell’associazione. Dopo molte insistenze, infatti, è riuscito a ottenere il via libera del consiglio al progetto. Così oggi l’Anffas mette a disposizione dei portatori di handicap e delle loro famiglie un assistente sociale, con competenze specifiche nel campo della disabilità.
Tra le altre iniziative inaugurate dal presidente, anche un giornalino a pubblicazione semestrale, il cui intento era quello di divulgare la conoscenza dell’Anffas e dei suoi scopi a livello locale, e di promuovere un legame più stretto tra le varie associazioni che si occupano di disabili nel nostro territorio. Uno dei problemi rilevati da Lupi nel corso della sua breve presidenza, infatti, è proprio quello dello scarso coordinamento tra le varie associazioni e i vari enti locali della nostra provincia.
Tutto il contrario di quanto avviene in alcune località limitrofe. Pochi giorni prima di rassegnare le dimissioni, Lupi ha incontrato la presidente dell’Anffas di Pavia, professoressa Torselli, che gli ha illustrato i vari ambiti in cui è impegnata l’associazione in quella realtà: “L’Anffas - spiega - a Pavia gestisce direttamente soltanto il servizio ‘Dopo di noi’, costituito dalle comunità-alloggio per ragazzi disabili rimasti orfani, ma allo stesso tempo è impegnata nel verificare l’efficienza di tutti gli altri servizi erogati a favore dei portatori di handicap, dai Cse (Centri Socio Educativi) allo Sfad (Servizio di Formazione all’Autonomia dei Disabili). A Pavia, inoltre, l’Anffas viene interpellata ogni volta che vengono presentati dei progetti che riguardano i portatori di handicap, e i piani educativi individualizzati degli utenti dei Cse sono elaborati e costantemente aggiornati da un’equipe specializzata che comprende un pedagogista, uno psicologo, un neuropsichiatra, un fisioterapista… A Cremona, invece, tutto questo avviene solo sulla carta”.
Articolo pubblicato il 13 dicembre 1999 su Nuova Cronaca
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