Auto o non auto?
Sei pedone o automobilista? Grazie a Giorgio Guazzaloca e Gabriele Albertini, rispettivamente sindaco di Bologna e Milano, la risposta a questa domanda rischia di diventare d’ora in avanti segno distintivo della nostra simpatia per l’uno o l’altro degli schieramenti politici di centrodestra e centrosinistra.
I due sindaci-simbolo del Polo delle Libertà, assurti alla notorietà per aver espugnato il feudo rosso di Bologna (Guazzaloca) ed essersi fatto fotografare vestito di sole mutande griffate “Valentino” (Albertini), nei giorni scorsi hanno infatti riconquistato le prime pagine dei giornali con la loro proposta shock di riaprire alle autovetture le vie dei centri storici di Milano e Bologna. Una proposta accompagnata dalla decisione di entrambi di non aderire alla giornata europea antismog, che il 22 settembre avrebbe dovuto bloccare il traffico privato in tutte le metropoli italiane.
Difficile dire se il ventilato provvedimento per restituire alle quattro ruote l’asfalto dei centri storici rappresenti un tentativo di concretizzare il liberismo di cui il centrodestra si è da tempo autoproclamato paladino. Fatto sta che dopo il clamore suscitato dalla loro proposta, Guazzaloca e Albertini si sono affrettati a smentire, correggere, precisare. Il primo ha fatto dietrofront sulla giornata europea antismog, mentre il secondo ha preso carta e penna per replicare stizzito al ministro dell’ambiente Edo Ronchi, che lo aveva accusato di aver truccato i dati relativi all’inquinamento atmosferico della metropoli milanese, e per negare l’intenzione di riaprire il centro storico alle auto.
Comunque stiano le cose, la vicenda che ha avuto per protagonisti i due sindaci ha riportato di attualità l’annoso problema di come regolare la viabilità nel cuore delle città. Cosa succederebbe a Cremona se fossero abolite le zone a traffico limitato? Lo abbiamo chiesto ad alcuni addetti ai lavori, che hanno fatto il punto della situazione avanzando critiche e suggerimenti. In attesa che il prossimo Guazzaloca o Albertini di turno se ne esca con l’idea, questa sì davvero originale, di vietare il transito nei centri storici ai pedoni. Salvo smentirla il giorno dopo.
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L’esempio di Oslo
“Albertini e Guazzaloca? Che prendano esempio da Oslo. Oggi le città sono soffocate dall’afflusso di pendolari che utilizzano la propria auto come mezzo di trasporto, ma la capitale della Norvegia ha trovato una valida soluzione attraverso il sistema del road pricing, un sistema a pagamento che consente l’accesso in auto al centro storico solo per alcune ore. Questo sistema ha fatto sì che la disponibilità dei parcheggi a Oslo sia aumentata del 50 per cento, mentre i pendolari utilizzano mezzi di trasporto collettivi per raggiungere il posto di lavoro”.
Questo il suggerimento indirizzato ai sindaci di Milano e Bologna dal geometra Davide Martinelli, forte di un’esperienza invidiabile maturata dal 1973 al 1988 come capo del traffico dei vigili urbani di Cremona, esperienza che lo ha portato in seguito ad operare come consulente per la viabilità anche in altri comuni limitrofi, come Crema, Soresina e Monticelli d’Ongina.
Ma la ricetta di Oslo potrebbe funzionare anche per Cremona? Martinelli è convinto di sì. “La nostra città è allo stato confusionale. Parliamo di chiusura al traffico ma in realtà il centro è aperto in molti varchi ed in alcune zone il flusso dei veicoli è troppo sostenuto. In via Plasio, per esempio, transitano circa 12mila veicoli al giorno e i residenti sono disperati”.
Anche a Cremona, per Martinelli, le vie del centro dovrebbero essere vietate alle auto dei pendolari: “E’ assurdo che il silos di via Massarotti e il parcheggio del Foro Boario rimangano costantemente vuoti, mentre le vie del centro sono invase dalle auto. Bisognerebbe attivare un servizio di park’n’ride, che consenta ai pendolari di parcheggiare la propria vettura fuori dal centro e di raggiungere il posto di lavoro con minibus a frequenza rapida, che transitino cioè ogni tre o quattro minuti”. Ma non è tutto. Martinelli sottolinea infatti anche l’importanza dell’elettronica, per meglio regolare i flussi del traffico e per monitorare costantemente l’inquinamento atmosferico: “Per la nuova stazione dei vigili urbani di Cremona sono stati spesi due miliardi. Nulla da ridire, ma perché non spendere altri cento milioni per collegare tutte le centraline dei semafori ad un’unica centrale operativa? Con questo semplice accorgimento sarebbe possibile modificare automaticamente i piani di traffico di ciascun semaforo a seconda dell’andamento della viabilità, che può variare di volta in volta”.
Per rafforzare il concetto, viene citato un altro esempio dell’Europa settentrionale. Quello di Nottingham, dove “la circolazione stradale è sotto il controllo di 60 centraline ed esiste una radio gestita dalla polizia che fornisce ai cittadini informazioni aggiornate in tempo reale sulla situazione del traffico ed il livello di presenza nell’aria di sostanze inquinanti. Nel caso del superamento delle soglie di rischio o di traffico troppo sostenuto, le autorità hanno il potere di bloccare o diminuire l’accesso delle vetture in centro e addirittura di mandare a casa gli studenti per evitare rischi alla loro salute”. Riferendosi, infine, alla realizzazione della circonvallazione sud, il cui progetto è stato di recente criticato, Martinelli la definisce “una necessità inderogabile per la nostra città”.
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Riaprire il corso, ma solo “a rate”
Riaprire il corso alle auto nelle ore in cui è meno frequentato dai pedoni. Questa, in estrema sintesi, la proposta dell’architetto Michele De Crecchio per cercare di rimediare ai problemi della viabilità di Cremona. “Ho sempre sostenuto come, a mio avviso, la chiusura indiscriminata di corso Campi non fosse del tutto appropriata - spiega De Crecchio - Questo perché, essendo fragile il sistema di circonvallazione della città dalla parte di via Massarotti, il corso in alcune ore della giornata potrebbe rappresentare un percorso alternativo per il traffico diretto da porta Milano a porta Po, evitando l’uso improprio di via Plasio”.
De Crecchio propone dunque una sorta di apertura “a rate” di corso Campi, magari a senso unico dal lato di corso Garibaldi in direzione di via Verdi, come tentativo di decongestionare altre aree della città costrette a subire il pesante impatto del traffico che non può transitare per le vie del centro. “Non capisco - spiega l’architetto - perché il corso debba restare vietato al traffico notturno così come nelle prime ore del mattino, quando è frequentato da pochissimi pedoni. Negli altri orari, invece, il divieto di transito dovrebbe essere applicato in modo inflessibile”. Discorso diverso, invece, per le altre aree pedonali o a traffico limitato, come piazza del Duomo e corso Matteotti, che per De Crecchio devono essere mantenute chiuse al traffico. Sempre.
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Petracco: “Allargheremo l’area pedonale”. Commercianti contrari
Floriana Petracco, assessore alla mobilità del Comune di Cremona, reagisce inorridita di fronte all’ipotesi di riaprire alle automobili le vie del centro storico: “Siamo assolutamente contrari a questo approccio ai problemi della viabilità. Anzi, pensiamo semmai di ampliare le dimensioni dell’isola pedonale, come del resto avevamo già anticipato nel nostro programma elettorale”.
Nelle intenzioni della Giunta, infatti, lo spazio riservato ai pedoni dovrebbe essere esteso dalla fine di corso Campi lungo il tratto di corso Garibaldi fino all’altezza di Palazzo Cittanova. Conscia di attraversare un campo minato, Floriana Petracco evita comunque di fare previsioni sui tempi di realizzazione dell’allargamento della zona pedonale: “Per evitare malumori abbiamo intenzione prima di tutto di predisporre un piano dettagliato in modo che l’ampliamento dell’area vietata alle auto non incida negativamente sull’accesso dei cittadini al centro storico. D’altro canto, le tante iniziative varate negli ultimi mesi per animare la città dimostrano che anche il sindaco ha a cuore la valorizzazione del centro storico”.
L’assessore non sembra troppo convinta neppure di fronte alla proposta formulata dall’architetto De Crecchio, favorevole all’apertura di corso Campi alle auto nelle ore meno affollate della giornata: “Siamo disponibili a valutare ogni proposta, ma su questo tema preferisco mantenere un atteggiamento cauto perché riceviamo continuamente telefonate di protesta da parte di cittadini del centro storico che si lamentano per il rumore delle auto che transitano sotto le loro finestre durante la notte. Se dovessimo riaprire corso Campi al traffico, anche solo nelle ore notturne, il rischio è dunque che la situazione possa peggiorare ulteriormente”.
Tocca al presidente dell’Ascom Franco Stanga prendere la parola per ribadire l’ostilità dei commercianti al ventilato allargamento dell’isola pedonale. Riferendosi alle esternazioni di Albertini e Guazzaloca, Stanga si limita a constatare che “tornare indietro è impossibile, rivedere il tutto è invece possibile”. Per il presidente dei commercianti cremonesi, “rivedere il tutto” significa mantenere le zone pedonali esistenti ma attrezzarle con parcheggi nelle immediate vicinanze per permettere ai cittadini di lasciare l’auto in prossimità dei negozi. Stanga ha ribadito invece il “no” assoluto della sua associazione all’allargamento dell’area pedonale: “Considero assurda un’eventuale estensione a corso Garibaldi. Piuttosto, abbiamo proposto lo spostamento delle bancarelle del mercato da via Monteverdi a largo Boccaccino, per consentire l’accesso delle auto all’ipotetico parcheggio sotterraneo di piazza Marconi”.
Di fronte alla determinazione della Giunta nel portare avanti il suo piano di allargamento della zona pedonale ed a quella altrettanto ferma dell’Ascom, decisa, al contrario, a contestarne la realizzazione, un compromesso Giunta-commercianti potrebbe essere raggiunto proprio attraverso la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in piazza Marconi, in grado, forse, di mettere d’accordo tutti: Comune, esercenti e automobilisti.
Articolo pubblicato il 13 settembre 1999 su Nuova Cronaca
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