Un cremonese a Farmindustria
L’industria farmaceutica italiana parla cremonese. Il 17 giugno scorso, infatti, Gian Pietro Leoni, 58 anni, è stato nominato dall’assemblea di Farmindustria nuovo presidente della Federazione, di cui fanno parte più di 200 aziende del settore. Nato a Vailate il 31 maggio del 1941, sposato, due figlie, Leoni si è laureato in economia e commercio a Milano. Qui ha cominciato la carriera nel gruppo Cge General Electric, di cui è diventato direttore finanziario nel 1972.
Da allora in avanti è iniziata la sua ascesa professionale, che lo ha portato a ricoprire diversi incarichi lontano dal cremonese, all’interno di alcune società del gruppo Efim, del gruppo Samifi Babcok, Armour Medicamenta e Revlon, fino al 1987, quando è approdato al gruppo Glaxo come direttore centrale finanziario. Nel 1993 Leoni è stato nominato consigliere delegato di Glaxo Wellcome nel nostro paese, e l’anno successivo presidente della società, che in Italia ha la sua sede a Verona. Ed è proprio nella città scaligera, dove vive da diversi anni, che Gian Pietro Leoni sembra aver ormai messo le radici, tanto da ricoprire, a partire dal ’97, anche la carica di vicepresidente dell’Associazione Industriali della Provincia di Verona.
Nell’ambito di Farmindustria, Leoni è giunto alla poltrona più prestigiosa dopo aver ricoperto per due anni la carica di vicepresidente. Succede a Federico Nazzari, e sarà coadiuvato da cinque vicepresidenti. Di questi, l’assemblea del 17 giugno ha confermato nell’incarico Umberto Mortari, della Merck Sharp and Dohme, ed Emilio Stefanelli, dell’Istituto Savio. Ad essi si aggiungono i nomi nuovi di Giacomo Di Nepi, della Novartis Farma, Giovanni Soro, della Malesci, e Francesco De Santis, dell’Italfarmaco.
Appena eletto, il neopresidente si è detto “soddisfatto e felice” della scelta compiuta da Farmindustria, che “mi ha ritenuto idoneo a far fronte a tutte le problematiche relative al settore farmaceutico nel suo complesso e a favorire quella unità e coesione di cui abbiamo bisogno per affrontare uno scenario che si evolve rapidamente e che diventa ogni giorno più complesso”. Leoni, a questo proposito, ha sottolineato il fenomeno della globalizzazione dei mercati, “dove il confronto si fa a livello planetario e non più, certo, a livello nazionale o europeo”, aggiungendo che il settore dell’industria farmaceutica deve adeguarsi a uno scenario in mutamento, che vede aumentare la domanda di prodotti sempre più orientati verso il benessere, piuttosto che verso la semplice cura delle malattie. Uno scenario caratterizzato, inoltre, da trasformazioni sociali ed evoluzioni demografiche, con l’aumento della terza età, che fra una decina d’anni costituirà il 18 per cento della popolazione.
Per affrontare questa nuova fase, il presidente di Farmindustria ha ricordato lo sforzo delle case farmaceutiche per avviare delle “sinergie a livelli industriali, costituire consorzi di ricerca, comprese le piccole e medie imprese, e cercare di organizzare un mercato che veda la concorrenza, nel senso di concorrere a contribuire, tra pubblico e privato”. Per realizzare questo progetto, ha concluso Leoni, “occorre però che il sistema politico e sociale riconosca il ruolo strategico che il settore farmaceutico ha per l’economia nazionale”.
Da Leoni via libera alla riforma del ministro Bindi
Pochi giorni dopo essere stato eletto alla presidenza di Farmindustria, il cremonese Gian Pietro Leoni si è fatto subito notare per alcune dichiarazioni che hanno spiazzato molti addetti ai lavori. Il neopresidente dell’associazione dell’industria farmaceutica italiana ha infatti preso le distanze da Confindustria in merito alla riforma della sanità recentemente varata dal ministro Rosy Bindi, sottolineando l’importanza di evitare sterili polemiche.
Il maggior federalismo introdotto dalla riforma non spaventa Leoni, che si è detto d’accordo col ministro: “Qui non si tratta più di tagliare, ma di usare meglio le risorse che esistono. Il maggior peso decisionale delle Regioni non è un male: una volta ribadita la centralità del servizio pubblico e l’unicità dei livelli di assistenza e del prontuario terapeutico, se una Regione sa garantire un’assistenza aggiuntiva è un bene per tutti”.
Per il presidente di Farmindustria, così come per la Bindi, “è necessario preservare la centralità del pubblico nel sistema sanitario”, senza prendere ad esempio il sistema statunitense dove “senza carta di credito o polizza d’assicurazione si può anche rimanere senza cure. In Italia, invece, l’equità del servizio indipendentemente dalla busta paga del paziente è assicurata. Prima di fare una rivoluzione punterei a migliorare l’efficienza, e tra cinque anni tireremo le somme”.
Nel corso del 1998 i prezzi dei farmaci sono cresciuti del 3,85 per cento, con una spesa farmaceutica divisa a metà tra Stato (12.833 miliardi) e cittadini (12.203 miliardi). Leoni spiega che l’aumento dei prezzi è “l’inizio di un adeguamento che terminerà nel 2003 e che ha già dato i primi frutti: il settore ha imboccato una ripresa, il fatturato è cresciuto del sette per cento, l’occupazione di mille unità e gli investimenti in ricerca l’anno scorso sono stati pari a 1.476 miliardi”.
Una cifra, quest’ultima, che per quanto grande è ancora inferiore rispetto agli altri paesi europei, ma per il presidente di Farmindustria “qualcosa si sta muovendo, grazie anche a questa ripresa dei prezzi” e c’è la possibilità di qualificare ancora di più la ricerca italiana: “Se ci sono le condizioni - ha infatti spiegato Leoni - le multinazionali sono pronte a investire anche nel nostro paese”. Intanto la Glaxo Wellcome Italia da lui presieduta ha annunciato che i ricercatori impiegati a Verona nel 2000 passeranno da 460 a 580.
***
L’identikit dell’associazione
Farmindustria, l’Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica, è nata nel maggio del 1978 dalla fusione di due associazioni: la Farmunione, che riuniva principalmente le piccole e medie industrie a capitale italiano, e l’Assofarma, che raggruppava principalmente le grandi industrie e le multinazionali del settore. In ambito internazionale, Farmindustria fa parte dell’Efpia, ovvero la Federazione Europea delle Associazioni dell’Industria Farmaceutica.
Farmindustria raccoglie 215 aziende che rappresentano la quasi totalità del fatturato nazionale e degli addetti alla ricerca ed alla produzione farmaceutica. L’associazione è apolitica, aderisce alla Confindustria, ed ha sede legale a Roma e uffici a Roma e Milano. Il suo scopo è quello di promuovere il costante progresso scientifico, tecnologico ed economico del settore industriale farmaceutico, in armonia con le esigenze sociali, e di tutelare gli interessi delle aziende associate.
Articolo pubblicato il 5 luglio 1999 su Nuova Cronaca
Archiviato in Ambiente e salute, Economia e lavoro
·
Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/1999/07/05/un-cremonese-a-farmindustria/trackback/

