Negroni, è accordo tra Kraft e Chiari & Forti

Giulio Malgara, presidente ed amministratore delegato di Chiari & Forti, e Maurizio Calenti, amministratore delegato di Kraft Jacobs Suchard Italia, hanno siglato ieri a Milano un accordo che prevede l’acquisizione da parte della Chiari & Forti di tutte le attività di produzione e di commercializzazione dei salumi a marchio Negroni, Fini e Salumeria Invernizzi.

L’operazione, effettuata con l’assistenza della Tamburi & Associati di Milano e dello Studio Marena, che ha curato gli aspetti legali dell’accordo, segna la fine della telenovela legata alla trattativa per la vendita dello storico salumificio cremonese, che ha coinvolto sette aziende. Fin dalle prime battute la Chiari & Forti è sembrata comunque in grado di spuntarla, grazie al diritto di prelazione sottoscritto alcuni mesi fa con la Kraft al momento dell’acquisizione della Fini di Modena.

Il passaggio della Negroni al gruppo alimentare italiano presieduto da Malgara è stato messo in dubbio solo per l’agguerrita concorrenza della Senfter, ditta altoatesina di San Candido, in provincia di Bolzano, attiva da un secolo e mezzo nel settore dei salumi. Le trattative si erano anche tinte di giallo dopo che il 19 marzo una conferenza stampa già convocata per ufficializzare il passaggio della Negroni alla Chiari & Forti era stata precipitosamente annullata.

L’improvviso dietro-front aveva avvalorato l’ipotesi di divergenze tra i vertici dei due gruppi alimentari, legate probabilmente al contenuto economico dell’accordo. Divergenze appianate nei giorni scorsi, anche se i comunicati stampa diramati ieri da Chiari & Forti e Kraft Jacob Suchard per ufficializzare il passaggio di proprietà della Negroni non sono entrati nei dettagli della trattativa. Difficile, dunque, quantificare il valore dell’operazione, che secondo alcune voci si aggirerebbe intorno ai 300 miliardi.

La Chiari & Forti si è limitata a sottolineare che dei 300 miliardi di fatturato del salumificio cremonese, “160 sono realizzati con i prodotti a marchio Negroni, 40 con i prodotti a marchio Salumeria Invernizzi, concesso in licenza da KJS a Chiari & Forti, e circa 20 con i wurstel Golosino. Infine 60 miliardi vengono realizzati con i salumi a marchio Fini che Chiari & Forti aveva acquistato nel giugno scorso e che aveva concesso in licenza a KJS per il settore salumi”.

In pratica, con l’accordo raggiunto ieri, il gruppo di Malgara controlla l’intero settore salumi fino ad oggi sotto il controllo della Kraft. Contemporaneamente Giulio Malgara ha stretto un’alleanza strategica con la Luis Gasser, azienda altoatesina leader in Italia nella produzione e distribuzione di speck e wurstel, con due stabilimenti, oltre 320 dipendenti, 150 miliardi di fatturato e una presenza importante nei mercati tedesco ed austriaco. L’intesa dovrebbe rafforzare la posizione di Negroni e Luis Gasser nel mercato italiano ed europeo dei salumi ma, per essere perfezionata, attende l’approvazione dell’autorità Antitrust.

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L’irresistibile ascesa di Malgara

L’acquisto della Negroni da parte della Chiari & Forti rappresenta l’ultimo colpo grosso di Giulio Malgara e segna il ritorno dell’azienda cremonese sotto una proprietà italiana. La stessa sorte toccata alla Chiari & Forti, finita sotto il controllo del colosso statunitense Quaker Oats Co. nel 1981 e acquistata da Malgara nel dicembre del 1995, con un’operazione valutata intorno agli 80 miliardi di lire.

Malgara è presidente da 16 anni dell’Upa, l’associazione degli industriali italiani che investono in pubblicità, e per 22 anni è stato inoltre il manager di punta per l’Italia e per l’Europa proprio della Quaker Oats dalla quale ha in seguito acquistato la Chiari & Forti. Da quando è finita sotto il controllo dell’imprenditore modenese, l’azienda di Silea ha intrapreso una politica espansionistica che ha portato sotto il suo controllo marchi prestigiosi nel settore dell’alimentazione del calibro di Fini, Paf e Cuore. E da ieri anche la Stella di Negroni, che con il suo Negronetto garantisce una visibilità internazionale.

Con l’operazione appena conclusa, la Chiari & Forti punta sempre più a consolidare la propria leadership nel settore alimentare del “Fresco”, sfruttando le sinergie che si vengono a creare nelle aree logistica, ricerca e sviluppo, distribuzione e vendite.

La gamma di prodotti di Chiari & Forti arriva cos“ a comprendere, oltre ai salumi a marchio Negroni, Fini e Salumeria Invernizzi, anche le specialità della pasta fresca ripiena prodotta da Fini, le confezioni natalizie di Fini ai quali vanno aggiunti i classici prodotti, quali l’olio e la pasta Cuore, l’olio Topazio, i prodotti gourmet Sorba, i prodotti da forno Pandea e i surgelati Fresco in Casa consegnati porta a porta.

Grazie alle ultime acquisizioni, il fatturato consolidato di Chiari & Forti previsto per i prossimi 12 mesi è destinato a salire a circa 640 miliardi, triplicando così il dato di 205 miliardi del 1997. Oltre a Malgara, nella compagine azionaria della Chiari & Forti spiccano il finanziere Marco Violati, il Mediocredito lombardo, la Finban e Abc Investimenti.

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Salvi tutti i posti di lavoro

La conclusione della trattativa tra Kraft Jacob Suchard e Chiari & Forti segna anche la fine delle preoccupazioni dei sindacati, allarmati per la sorte dei 460 dipendenti impiegati negli stabilimenti di Cremona e Zibello, in provincia di Parma.

Al momento dell’ufficializzazione dell’intenzione di disfarsi dello storico salumificio cremonese, la Kraft si era impegnata a vendere solo a chi avrebbe garantito la difesa del posto di lavoro a tutti i dipendenti, ma i sindacati temevano che l’acquisto della Negroni da parte di un’azienda come l’altoatesina Senfter, già impegnata massicciamente nel settore dei salumi, potesse preludere a tagli del personale.

In effetti, l’azienda di San Candido aveva manifestato l’intenzione di creare delle sinergie sia sul piano della distribuzione finale, con la complementarietà tra canali moderni e tradizionali, sia sul piano dell’export. La vendita alla Chiari & Forti non dovrebbe invece portare a rivoluzioni traumatiche nell’assetto dell’azienda. Nel comunicato stampa diramato ieri, infatti, il gruppo controllato da Malgara ha confermato che “l’accordo non ha alcun impatto sotto il profilo occupazionale”.

Il controllo della Negroni consente alla Chiari & Forti di balzare al terzo posto tra i grandi marchi che operano nel settore dei salumi del nostro paese, preceduta soltanto da Fiorucci e Galbani. Grazie a Fini e Negroni, infatti, il gruppo alimentare di Malgara, che ha il proprio quartier generale a Silea, in provincia di Treviso, conquista una fascia di mercato pari al 4,5 per cento, pari a circa 430 miliardi. La Negroni, infatti, insieme al prestigioso marchio della Stella, presente sul mercato fin dal 1907, porta in dote al suo nuovo proprietario un giro d’affari che si aggira intorno ai 300 miliardi di lire.

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Per la Kraft è una “soluzione ottimale”

In un comunicato diramato in contemporanea con quello della Chiari & Forti, la Kraft Jacob Suchard ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a disfarsi della Negroni, un’azienda che opera in piena efficienza, con una produzione di 14mila tonnellate di salumi all’anno.

“La definizione dell’operazione completa la nostra strategia di concentrare sforzi e investimenti sui nostri business strategici in Italia - ha scritto l’amministratore delegato Maurizio Calenti - Il settore dei salumi, per caratteristiche di mercato, struttura e dimensione necessita di essere inserito in un sistema di business diverso da quello che caratterizza il portafoglio prodotti di KJS sia a livello internazionale sia nazionale. Questo accordo ci permetterà di destinare risorse allo sviluppo dei nostri marchi strategici nei settori dei formaggi freschi e fusi (Kraft, Invernizzi e Osella), della carne in scatola (Simmenthal), del caffè (Splendid e Hag) e del cioccolato (Milka e Cote d’Or)”.

Calenti si dice inoltre “convinto che si tratti di una soluzione ottimale sia per KJS sia per Neuroni”, che secondo l’amministratore delegato della Kraft sotto la Chiari & Forti avrà una maggiore possibilità di sviluppo.

Articolo pubblicato il 2 aprile 1999 su Nuova Cronaca

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