Cremonese, vocazione martirio

L’appetito vien mangiando. Così succede che la squadra prima in classifica, in vantaggio per 2-1 sull’ultima della suddetta classifica, venga fischiata dai propri tifosi. E’ successo ieri pomeriggio al Bentegodi di Verona, e solo questo è sufficiente a far capire che il pesante passivo finale rimediato dai grigiorossi non racconta tutta la verità.

Fosse ancora vivo, anche Sigmund Freud avrebbe delle difficoltà ad interpretare le prestazioni della Cremonese delle ultime settimane. Tanto più che non si tratta di un sogno, ma di un incubo che si protrae ormai da troppo tempo. I grigiorossi ancora una volta hanno dimostrato di essere squadra con la vocazione al martirio, capace di risvegliarsi dal suo torpore solo quando si trova con l’acqua alla gola.

Contro gli scaligeri di Prandelli, però, questa attitudine si è issata fino a vette mai raggiunte in questo campionato, con i grigiorossi che hanno pensato bene di andare sotto di due gol nelle battute iniziali della partita, prima di cominciare a giocare a calcio, a tratti anche bene. Una tattica rischiosa, che purtroppo non è servita per strappare almeno un punto o una sconfitta dignitosa alla formazione di Prandelli. La vittoria del Verona era prevedibile, ma la Cremonese con la sua condotta di gara a corrente alternata è riuscita a vivacizzare la gara e a renderla più “frizzante”.

Non è molto, ma in questi tempi di vacche magre al massimo ci si può consolare con i dettagli. Come l’ennesima prestazione di Pizzi, anche ieri autore di una gara condita da numeri di gran classe, ma purtroppo sempre più immedesimato nel ruolo di predicatore nel deserto.

***

La domenica degli ex

Sul campo è finita 5-2 per la squadra di casa, ma nella partita degli ex la Cremonese ha vinto 1-0. Gli ex di turno erano Prandelli e Giandebiaggi dalla parte dei gialloblù, Caverzan e Ghirardello in maglia grigiorossa. Quest’ultimo, appunto, è stato l’autore del rigore ininfluente che ha permesso alla Cremonese di rendere meno amara la sconfitta, mentre gli altri sono rimasti a bocca asciutta: Prandelli perché limitato dal suo ruolo di allenatore, Giandebiaggi e Caverzan, invece, dai ruoli che hanno occupato in campo, anche se al difensore grigiorosso una grossa occasione per segnare è capitata.

Negli spogliatoi, al termine della gara, Ghirardello, salito a quota nove reti nella classifica dei cannonieri, ricorda Verona senza rancore ma neppure con rimpianto. Qui, con un parco-attaccanti piuttosto fornito, Prandelli lo aveva relegato a scaldare la panchina o la tribuna. Meglio Cremona, dunque, anche se ciò significa soffrire domenica dopo domenica nei bassifondi della cadetteria. Ghirardello infatti conferma: “Non mi sono pentito della scelta che ho fatto. Sono contento di essere alla Cremonese perché almeno ho la possibilità di giocare”.

Poi, con la consueta franchezza, pronuncia il mea culpa che è diventato il leit-motiv della stagione grigiorossa: “Ancora una volta siamo stati ingenui e ci siamo complicati la vita. Non si tratta di responsabilità individuali ma di un discorso di squadra: non siamo ancora riusciti a trovare il bandolo giusto. Bisogna che ciascuno si prenda le sue responsabilità. Evidentemente non siamo maturi come squadra, perché commettiamo errori che non dovremmo commettere”. Un esempio? Il primo rigore provocato dall’uscita un po’ troppo avventata di Razzetti. “In effetti – concorda Ghirardello – si è trattato di un’ingenuità. Brocchi ormai era sulla linea di fondo e andava lasciato andare”.

L’altro ex gialloblù, Diego Caverzan, tira invece le orecchie agli attaccanti: “Per la nostra difesa oggi è stato un vero massacro, ma la responsabilità non è solo di noi difensori. Con questa disposizione tattica, anche chi sta davanti deve impegnarsi in copertura…”. Risultato a parte, il ritorno a Verona ha riservato anche qualche soddisfazione al difensore grigiorosso, applaudito calorosamente dal pubblico di casa nel momento in cui ha dovuto abbandonare il terreno di gioco per la seconda ammonizione dopo un fallo di mano: “In occasione dell’espulsione, ho toccato istintivamente la palla con una mano. Gli applausi mi hanno fatto piacere. Negli anni che ho trascorso a Verona mi sono sempre impegnato al massimo ed evidentemente la gente se lo ricorda”.

Paradossalmente i musi più lunghi in sala stampa sono quelli di Prandelli e Giandebiaggi. Entrambi non hanno apprezzato i fischi del pubblico nel primo tempo. A “Giande”, in più, non è piaciuto il fatto di essere stato sostituito al termine dei primi 45 minuti di gioco: “La cosa mi ha dato un po’ fastidio. Era tanto che non scendevo in campo e ci tenevo a giocare di più, anche perché avevo ancora birra nelle gambe. Comunque sono cose che capitano, non voglio polemizzare”.

Prandelli, invece, non si sottrae alla polemica con il pubblico che ha fischiato la sua squadra, e dedica la vittoria “alla curva, che ci ha sostenuto per tutti i 90 minuti”, ma ammette che “dopo i due gol iniziali abbiamo completamente staccato la spina”.

Articolo pubblicato l’1 marzo 1999 su Nuova Cronaca


Archiviato in Sport

·

Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/1999/03/01/cremonese-vocazione-martirio/trackback/

Lascia un Commento