Marini esonerato, Luzzara contestato
Doveva essere la gara della riscossa. E anche quella della riconciliazione società-tifosi. E invece quando la palla si è insaccata alle spalle di Razzetti per la terza volta, moltissimi spettatori della tribuna hanno preso la via dell’uscita, imitati da altrettanti ultrà dello zoccolo duro della curva, che se ne sono andati portandosi dietro anche i tamburi con i quali fino a quel momento avevano accompagnato i loro cori di incitamento alla squadra.
I cori, a dire il vero, sono continuati. Non più però all’interno dello Zini, bensì nel retro dell’impianto, dove un gruppetto di tifosi più arrabbiati degli altri se l’è presa a gran voce con il presidente Luzzara. Esonerato Marini nel corso della settimana, la società di via Persico credeva forse di aver allontanato il pericolo di ulteriori contestazioni, che invece, quasi fossero una malattia contagiosa, stanno finendo per colpire tutti: da Luzzara a Favalli, fino ai calciatori.
La partenza di Marini e l’arrivo di Finardi sulla panchina grigiorossa, precettato dalla Primavera come un novello Cincinnato, avevano restituito un po’ di ottimismo all’ambiente, ma è chiaro che l’unico valido antidoto per il male che ha colpito la Cremonese, in primis i suoi giocatori, è rappresentato da un’urgente iniezione di punti. Spiace dirlo, ma anche nel fare la cosa giusta, e cioè dare il benservito a un Marini palesemente incapace di cercare nuove soluzioni e ormai rassegnato al suo destino di capro espiatorio, la società grigiorossa è riuscita a complicarsi da sola la vita.
Marini andava esonerato due settimane fa, anche per dare la possibilità al nuovo tecnico di preparare la squadra adeguatamente in vista dei due incontri decisivi con Chievo e Cosenza. Marini, invece, è stato confermato. “Saranno decisivi i prossimi due incontri”, si è detto. E invece è bastata la sconfitta di Verona a far saltare la panchina del tecnico lodigiano. Così la patata bollente è finita nelle mani di Finardi proprio a pochi giorni dalla partita di ieri.
Il buon Fina ha provato a imprimere il suo marchio alla formazione grigiorossa, inserendo un attaccante in più, nella circostanza Mirabelli, e nel primo scorcio della gara i grigiorossi hanno messo sotto pressione la retroguardia cosentina, salvo sgonfiarsi di schianto dopo il primo gol subito. Nel dopogara si sono sentiti invocare nuovi acquisti sul mercato per rafforzare la squadra. Invocazione condivisibile, senza dimenticare, però, che i giocatori che ieri le hanno buscate sono gli stessi che hanno vinto con il Torino alla prima giornata, e che in più di un’occasione hanno perso pur disputando partite dignitose.
Le sconfitte si sono fatte via via più pesanti con il crescere della contestazione e il precipitare della posizione occupata in classifica. Ora che la squadra è invischiata nella zona retrocessione, con molti pilastri della formazione (Pizzi, Razzetti, Caverzan) che mostrano crepe sempre più vistose, il recupero di un po’ di serenità da parte di tutti, giocatori, pubblico e società, è un passaggio obbligato per continuare a coltivare qualche speranza di salvezza.
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Tra il pubblico anche Emiliano Mondonico
C’era anche Emiliano Mondonico tra il pubblico che ieri ha assistito alla nuova debacle casalinga della Cremonese. La prima del dopo-Marini. L’attuale allenatore del Torino, cui è legato uno dei periodi più felici della storia della società di via Persico, era reduce dalla sconfitta per 2-1 rimediata nell’anticipo di sabato ad opera del Brescia.
Intercettato nell’intervallo nei pressi della sala stampa all’interno dello Zini, il “Mondo” conferma di essere venuto a Cremona per stare vicino all’amico Finardi, al debutto sulla panchina della prima squadra. In quel momento la Cremonese è sotto per un gol a zero, ma Mondonico dice di non aver notato grosse differenze tra questa squadra e quella che all’inizio di settembre ha battuto proprio il suo Torino, in una prima giornata di campionato la cui eccezionalità le ha permesso di elevarsi al rango di racconto mitico da raccontare ai nipotini.
In effetti, dopo le tre scoppole rimediate ieri a opera di una diretta concorrente nella lotta per non retrocedere, erano in molti sugli spalti dello Zini a rievocare la vittoria ottenuta contro i granata, incapaci di comprendere come sia stato possibile scivolare tanto in basso dopo un inizio di campionato brillante, con sette punti conquistati nelle prime tre giornate.
Le facce dei giocatori grigiorossi all’uscita degli spogliatoi al termine della gara sembrano esprimere lo stesso interrogativo. Il più abbacchiato è Simone Guarneri, la cui uscita dal campo sul finire della prima frazione di gioco è stata accompagnata da una robusta dose di fischi. Com’è lontano lo spareggio di Perugia, quando proprio un gol di Simone allo scadere del secondo tempo supplementare regalò alla Cremonese la vittoria sul Livorno e la certezza del ritorno nella serie cadetta.
Espressione cupa e volto scavato dalla tensione, Guarneri non cerca di sottrarsi all’intervista e accetta le proprie responsabilità: “Non so perché, ma oggi non stavo bene. Avevo le gambe molli e non sono riuscito a esprimermi al meglio. I fischi non mi interessano e non mi turbano. Non sono dispiaciuto per me, ma per la Cremonese. Abbiamo giocato discretamente per una trentina di minuti, ma il loro gol ci ha tagliato le gambe. In questo periodo ci manca la cattiveria che avevamo all’inizio della stagione”.
Incassata l’ennesima delusione degli ultimi tempi, il centrocampista grigiorosso cerca di guardare avanti. Ma lo scenario che si presenta non è dei più rassicuranti. Domenica prossima, infatti, per la Cremonese è in programma un’altra trasferta insidiosa a Ravenna, che sarà seguita da due match proibitivi: il primo in casa con il Napoli, il secondo a Torino. “Finardi ha fatto di tutto per farci coraggio - continua Guarneri - Nelle prossime partite dobbiamo assolutamente fare punti. C’è ancora tempo per salvarsi”.
Concetto, quest’ultimo, ribadito da Ghirardello: “Non dobbiamo farci prendere dallo scoraggiamento. Anche il Cosenza due domeniche fa sembrava spacciato…”. Al di là degli inviti all’ottimismo, pronunciati con un’espressione da funerale stampata sul viso, Ghirardello ammette che “la squadra è in confusione totale. Senza un filo logico vincere una partita è un’utopia”. Poi, facendo riferimento all’esonero di Marini, Ghirardello aggiunge: “Averlo mandato via giovedì non è servito a nulla. La società avrebbe fatto meglio a sostituirlo durante la pausa festiva, perché la squadra non può cambiare nel giro di due giorni”.
Secondo Walter Mirabelli, schierato in campo da Finardi fin dal primo minuto senza troppa fortuna, “la società deve fare qualcosa sul mercato”. L’attaccante calabrese, che ha vissuto in prima persona la retrocessione di due anni fa, rifiuta il paragone: “La situazione non è come quella di allora. Noi possiamo ancora salvarci. Nulla è perduto”.
Articolo pubblicato l’11 gennaio 1999 su Nuova Cronaca
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