Incubo doping, la denuncia di Zeman

Non accenna a placarsi la bufera del doping. Nel clima imperante  di caccia ai dopati, neppure il Palio di Siena è stato risparmiato dai sospetti. Lo scandalo è scoppiato un mese fa al Tour de France, con la raffica di arresti di ciclisti sospettati di fare uso di sostanze vietate dai regolamenti internazionali. Poi si è propagato inarrestabile agli altri sport: canottaggio, atletica leggera e soprattutto calcio, sull’onda delle dichiarazioni dell’allenatore della Roma, Zdenek Zeman, improvvisatosi paladino della crociata contro l’uso troppo disinvolto di prodotti farmaceutici da parte di alcune società di serie A.

Puntualmente, anche la magistratura ha fatto il suo ingresso sul palcoscenico di questo melodramma, nei panni del giudice di Torino Guariniello, che ha interrogato in rapida successione alcuni dei protagonisti dello sport della pedata, da Del Piero al “nostro” Vialli, con Ronaldo in lista d’attesa. E i colpi di scena non dovrebbero mancare. Ora Zeman rischia di precipitare dall’altare alla polvere, dopo che il giocatore della Lazio Negro ha rivelato che il tecnico boemo in passato avrebbe fatto prendere creatina ai propri giocatori.

E’ un tipico drammone all’italiana in cui è difficile distinguere i buoni dai cattivi. Un drammone che ha già la sua prima vittima: non è Vialli né Del Piero, bensì la chiarezza. Fare di tutta l’erba un fascio, mettendo sullo stesso piano la famigerata eritropoietina (EPO) del Tour con creatina, integratori e vitamine, è sbagliato e non aiuta a capire. La somministrazione della prima, infatti, è vietata dai regolamenti sportivi, quella della seconda no. Un conto dunque è il doping, l’uso cioè di sostanze proibite per migliorare le prestazioni in modo artificiale e spesso assai dannoso per la salute degli atleti. Un altro è l’abuso di farmaci leciti, che non compaiono nelle liste delle sostanze considerate dopanti, ma che, assunte in quantità elevate, possono diventare pericolose.

Intanto gli sportivi della nostra provincia gettano acqua sul fuoco. Qui da noi si sgobba soltanto, ripetono in coro. Per Giovanni Bozzetti, coordinatore del centro di medicina dello sport di Cremona, “il calcio è uno degli sport più puliti, sia perché i controlli antidoping in serie A e B sono tassativi, sia perché certe sostanze non danno grandi benefici nelle prestazioni”. Se Zeman ha un merito, è quello di aver rotto la “congiura del silenzio” degli addetti ai lavori, in particolare nell’ambiente calcistico, che ha sempre reso impossibile fare luce sul problema del doping e degli aiuti farmacologici nello sport.

***

Intervista al medico dello sport Giovanni Bozzetti

Le rivelazioni di Zeman, che hanno messo a subbuglio il mondo del calcio nelle ultime settimane, hanno fatto luce su quello che è, in fondo, un segreto di Pulcinella. A cogliere di sorpresa, semmai, è stato il candore con il quale l’allenatore della Roma ha parlato ai giornalisti. Un candore inusuale in un ambiente come quello calcistico caratterizzato spesso da silenzi stampa e frasi dette a metà per non infastidire troppo i colleghi. La reazione inviperita di quasi tutti gli addetti ai lavori alle parole di Zeman ha contribuito a gettare un’ombra di sospetto sui metodi di preparazione seguiti dalle squadre.

“Integratori, reintegratori e vitamine sono usati abitualmente dalle squadre di calcio, anche dalla Cremonese - conferma il dottor Giovanni Bozzetti, coordinatore del centro di medicina dello sport di Cremona - Ma il discorso da fare è un altro. L’uso di integratori e reintegratori è spesso necessario quando una squadra va in ritiro durante l’estate, per recuperare le tante energie perse a causa del gran caldo e dei duri allenamenti. Lo stesso discorso vale durante l’anno per i giocatori delle squadre di vertice, come la Juventus e l’Inter, costrette dai ritmi del calcio moderno a giocare per undici mesi e mezzo all’anno: quando ogni tre giorni c’è un match, è inevitabile che si faccia ricorso a integratori e reintegratori per recuperare in fretta le energie perdute. Anche ai giovani spesso è opportuno somministrare integratori, quando il loro organismo è carente di ferro o di altre sostanze indispensabili nella fase della crescita”. Il pericolo sta nel fenomeno dell’emulazione, quando nella testa degli atleti si insinua l’idea che ingerire qualche vitamina o degli aminoacidi, come fanno alcune star, possa risparmiare ore e ore di duro allenamento.

Ricordate il cerotto al naso di Pierluigi Casiraghi, sventolato davanti a tutte le telecamere nel corso degli ultimi campionati europei? Nelle settimane successive centinaia di sportivi della domenica si lanciarono alla caccia dei “cerotti magici”, nella speranza di aver scoperto il Sacro Graal per emergere dalla mediocrità sportiva. Dopo qualche tempo, quando ormai le scorte erano esaurite, i cerotti sono tornati nell’anonimato, e in pochi ne hanno sentito la mancanza. “La stessa situazione - spiega Bozzetti - si è verificata qualche anno fa, dopo che è emerso che la Juventus, così come la nazionale campione del mondo di Bearzot, aveva somministrato creatina ai propri calciatori: molte squadre di amatori hanno cominciato ad utilizzare la creatina, per avere qualcosa in più rispetto agli avversari, ignorando che la somministrazione di creatina in un organismo normale non serve a niente. I suoi benefici non sono stati provati scientificamente. Solo se ce n’è carenza può avere qualche utilità”.

Sul banco degli imputati finiscono così le case farmaceutiche che, nelle parole di Bozzetti, “bersagliano le riviste sportive specializzate, con pubblicità di prodotti i cui benefici per le prestazioni degli atleti sono quantomeno dubbi. Purtroppo pochissimi insegnano ai ragazzi come fare sport. Così restano solo i Ronaldo e i Del Piero come esempi da seguire. Medici, allenatori e atleti spesso cedono alla tentazione di utilizzare i prodotti dei campioni, ma sono convinto che gli stessi risultati possano essere ottenuti con l’allenamento, con una corretta alimentazione e con uno stile di vita regolato. Per intenderci, mangiare una pizza, fumare e andare a letto tardi la sera prima di una gara non è il modo migliore di prepararsi per un impegno agonistico”. A sostegno della sua tesi, il dottor Bozzetti porta l’esempio di Nicola Sartori, eroe del canottaggio cremonese che ha mosso i primi passi sportivi alla canottieri “Bissolati”: “Nicola ha ottenuto grandi risultati senza ricorrere a sostanze farmaceutiche, lecite o illecite che fossero. Il suo “doping” è rappresentato da una mentalità seria e vincente”.

Uno dei più celebri atleti cremonesi, Gianluca Vialli, è stato trascinato nell’occhio della polemica dalle parole di Zeman, che ha suggerito come il suo potenziamento muscolare, avvenuto in particolare negli anni juventini, potesse essere il risultato di cure farmacologiche piuttosto che di allenamenti. Ipotesi, questa, respinta dal dottor Bozzetti: “Vialli ha potenziato la propria muscolatura con tanto nuoto e tanto lavoro in palestra quando gli infortuni lo hanno costretto all’inattività, e, tutto sommato, i muscoli che ha sviluppato hanno ridotto la sua agilità. Nel caso di Del Piero, non mi sembra che la sua corporatura possa destare dei sospetti. È un giocatore molto dotato tecnicamente, che non ha bisogno di un fisico da culturista per eccellere”.

Di fronte al triste spettacolo dello sport assediato dalle ombre del doping, inutile comunque rimpiangere il passato: “Tutti sanno, per esempio, che nel ciclismo dell’era di Coppi gli atleti ingerivano dei beveroni la cui composizione era sconosciuta - conclude il dottor Bozzetti - La situazione attuale è migliore perché se non altro esistono regole e controlli, e chi è dopato sa che prima o poi finirà per essere scoperto”.

Articolo pubblicato il 21 agosto 1998 su Nuova Cronaca


Archiviato in Interviste, Sport

·

Indirizzo da utilizzare per il Trackback di questo post:
http://www.ramella.org/1998/08/21/incubo-doping-la-denuncia-di-zeman/trackback/

Lascia un Commento