I cattolici e la politica

I cattolici e l’impegno politico. Un convegno previsto, nell’ambito dell’Anno di Sant’Omobono, per il 12 e 13 settembre, con un intervento del Cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, cercherà di mettere in ordine i tasselli del puzzle cattolico, sparpagliati sulla scacchiera politica in seguito alla disgregazione della Democrazia Cristiana.

“Dispiace dover constatare la fatica del dialogo, le fratture e talvolta i litigi clamorosi che hanno visto protagonisti pure i cattolici - ha scritto su ‘Vita Cattolica’ don Enrico Trevisi, responsabile dell’ufficio diocesano di pastorale sociale - Il ‘Teatrino della politica italiana’ purtroppo conosce anche l’amaro spettacolo di cattolici che, pur condividendo la medesima fede ed esperienza ecclesiale, per le diverse opzioni partitiche non sono capaci di quel rispetto, di quell’ascolto, di quel lavorare insieme che invece è non solo auspicabile ma anche doveroso”.

Il convegno di settembre, ha aggiunto, vuole parlare della nobiltà della politica, riproponendo “quel discernimento che porta alla capacità di distinguere ciò su cui si deve essere uniti da ciò che può legittimamente conoscere opzioni differenti”. Un proposito non facile, ma, ha spiegato ieri a “Cronaca” don Trevisi, “non è nostra intenzione fare polemiche o parlare di dibattiti in corso in questo momento in parlamento. La Chiesa vuole proporre, non intervenire direttamente in politica o creare un nuovo partito”.

Il convegno sarà comunque caratterizzato da un approccio concreto. La teoria, infatti, verrà confinata all’intervento dottrinale del Cardinale Ratzinger, che parlerà il 12 settembre in Cattedrale, mentre il giorno successivo, in Seminario, si discuterà sulle politiche locali per la famiglia, dopo una relazione sul tema della dottoressa Luisa Santolini, segretaria del forum delle Associazioni Familiari.

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Convergenze parallele

Lo scopo del convegno di settembre è quello di riunirli in nome dei valori condivisi, ma per il momento i politici cattolici del Cremonese che hanno fatto di diversi partiti la propria casa, al di là di qualche generica dichiarazione di buoni propositi, restano su posizioni molto distanti tra loro.

Il convegno è un’iniziativa da elogiare secondo Gianni Rossoni, consigliere regionale dei Cristiano Democratici Uniti. “Tutto quello che viene messo in atto per migliorare il dialogo tra i cattolici impegnati in politica è positivo - spiega Rossoni - Mi auguro che sia possibile trovare un punto di incontro sui valori”. Non si tratta, comunque, di resuscitare il fantasma della vecchia Dc, assicura il consigliere del Cdu, anche se “credo nella possibilità di creare un centro alternativo alla sinistra, che parta da Forza Italia fino ad abbracciare una parte dell’Ulivo”.

Marco Pezzoni, onorevole dei Democratici di Sinistra, è un cattolico che sicuramente non sente la mancanza della Democrazia Cristiana e definisce “strumentale” il tentativo di utilizzare l’appartenenza religiosa per fini politici. Finalmente, spiega, “l’Italia sta uscendo dal provincialismo che l’ha caratterizzata nei decenni precedenti. Mentre in altri paesi europei come la Germania, la Francia e l’Inghilterra, i valori del cristianesimo sono stati una presenza costante in formazioni politiche alternative, la forte contrapposizione ideologica che ha caratterizzato il nostro paese ha rimandato fino ad anni recenti il problema dell’unità dei cattolici”.

In un sistema politico bipolare come è quello attuale, continua Pezzoni, “è normale trovare cattolici sia a destra che a sinistra. Oggi, del resto, il cristiano dei cattolici popolari è più vicino al non cattolico di sinistra piuttosto che a chi si definisce cattolico a destra”. Ridurre i valori cristiani a fermento di una parte è sbagliato, secondo il parlamentare diessino, “e contro questa impostazione si è espresso anche il Concilio Vaticano II”. In una democrazia, “i cattolici non possono definirsi politicamente a priori, perché in politica i valori vanno mediati all’interno di regole condivise dall’intera società”.

L’opposizione all’aborto, la difesa della famiglia tradizionale e la lotta per la parificazione delle scuole cattoliche con quelle statali sono i criteri spesso utilizzati per definire l’impegno cattolico in politica. Criteri selezionati ad hoc, sostiene Pezzoni, perché “il cattolicesimo è anche altro: solidarietà, rifiuto della pena di morte, lotta alle ineguaglianze, valori sui quali Forza Italia e gli altri partiti della destra hanno morali ‘leggere’”.

Per il senatore Angelo Rescaglio, del Partito Popolare, “deve rimanere costante l’impegno per la famiglia, per la parificazione delle scuole cattoliche e contro l’aborto. In parlamento esistono divisioni fra i cattolici, ma occorre essere uniti su questioni come l’obiezione di coscienza e la moratoria sulla pena capitale”. Anche per Rescaglio la creazione di un nuovo partito dei cattolici è fuori discussione: “La creazione di un nuovo centro sarebbe possibile solo da parte di persone carismatiche, ma giunti a questo punto, i tempi ci impongono scelte differenti”.

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Dal big bang all’Udr

Il “big bang” della Balena Bianca democristiana ha portato alla creazione di nuovi gruppi politici di ispirazione cattolica: Partito Popolare e Cristiano Sociali all’interno della coalizione dell’Ulivo, Centro Cristiano Democratico e Cristiano Democratici Uniti dalla parte del Polo.

La novità più recente in questo senso è rappresentata dalla nascita dell’Udr (Unione Democratici per la Repubblica) di Francesco Cossiga, tentativo di aggregazione di forze cattoliche per la creazione di un nuovo centro in alternativa a destra e sinistra. Una mossa bollata da molti come un discutibile ritorno al passato democristiano. I cattolici impegnati in politica sono comunque sparsi lungo tutto l’arco costituzionale, e questo fronte trasversale diventa spesso visibile quando ad essere trattati sono temi come il diritto all’aborto, la difesa della famiglia tradizionale, o la parificazione delle scuole cattoliche.

La Chiesa ha sempre negato ogni ingerenza diretta negli affari della politica, ma di recente l’Avvenire, quotidiano della Cei (Conferenza Episcopale Italiana), ha tirato le orecchie al Partito Popolare, reo, secondo il giornale, di non aver difeso a sufficienza le posizioni dei cattolici all’interno della coalizione dell’Ulivo.

Articolo pubblicato il 20 luglio 1998 su Nuova Cronaca

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