Una cancellata per i giardini di piazza Roma

Recintare i giardini pubblici di piazza Roma per evitare la loro trasformazione notturna in covo per tossicomani e spacciatori. A lanciare questa proposta provocatoria è don Vincenzo Rini, sulle pagine di Vita Cattolica di questa settimana. Al direttore del settimanale della diocesi l’idea della cancellata è venuta dopo aver sperimentato in prima persona il cattivo stato in cui versano i giardini del centro.

“Mi è capitato, alcuni giorni fa, di attraversare, in compagnia di una persona, i giardini pubblici di piazza Roma - ha raccontato don Vincenzo in un fondo pubblicato sul settimanale - Parlando, non guardavo dove posavo i piedi. Per fortuna a guardare per terra era la persona che camminava al mio fianco, che ad un certo momento mi ha fermato in extremis: stavo per calpestare una siringa sporca di sangue proprio dalla parte dell’ago. Con i rischi che tutti conosciamo”.

Da qui l’idea: installare una cancellata lungo il perimetro dei giardini, per impedire l’accesso ai tossicodipendenti durante la notte. Una cancellata e la conseguente chiusura notturna, secondo don Vincenzo, che spiega di essere stato ispirato dalla notizia di un’iniziativa analoga intrapresa al Parco Sempione di Milano, “farebbero bene alla città e farebbero bene ai giardini stessi, che potrebbero ritornare ad essere un luogo sicuro e salubre per i tanti bimbi e per i numerosi nonni che, nella bella stagione, vi passano alcune ore della giornata. Grazie alla cancellata e alla chiusura notturna, anche la zona delle grotte e delle montagnette potrebbe ritornare a disposizione per i bambini e per i loro giochi a nascondino o ad altro”. C’è il problema del costo, ammette don Vincenzo. Ma riuscire a reperire tra le pieghe del bilancio comunale i milioni necessari per realizzare la cancellata sarebbe, secondo il direttore di Vita Cattolica, “cosa buona”.

Per la verità, l’idea di costruire una cancellata per impedire l’accesso al parco nel corso della notte non è nuova. Nel 1986, infatti, un’analoga iniziativa dell’allora vicesindaco Oradini venne bocciata dalla giunta Zaffanella. Se la proposta questa volta si concretizzasse, si tratterebbe per Cremona di un ritorno al passato. Nel 1879, infatti, intorno ai giardini fu eretta una cancellata, poi eliminata negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale.

La nascita dei giardini pubblici, e la cancellata che li circondò per quasi sessant’anni, venne descritta così da Elia Santoro nel volume “Cremona com’era”.

Il Giardino pubblico nacque dopo la demolizione della chiesa e del convento domenicani e la sua realizzazione fu un appassionante problema cui presero parte tutti i cittadini anche perché molti di essi regalarono al Comune piante e arbusti, alcuni anche di pregio. Costruito dal giardiniere Giuseppe Roda di Torino, ebbe la cancellata in ferro e ghisa del tutto identica a quella del giardino Massimo d’Azeglio di Firenze.

Venne terminata nel 1879. La cancellata era costituita da verghe circolari poggianti su di uno zoccolo in muratura e mattoni, con cinque cancelli sostenuti da un sistema fisso di colonnette accoppiate e si chiudevano a doppia serratura. La cancellata venne eliminata nel 1937 allo scopo di recuperare il ferro per le necessità belliche.

Alla cancellata e alla sistemazione del giardino era strettamente legata la pagoda per la banda cittadina che divenne, presto, un emblema di Cremona musicale. Fu originariamente progettata interamente in legno, con stile Liberty tendente a gusto esotico, nel laboratorio di Giacomo Quarelli, di Torino commissionata dal giardiniere Roda sin dal 1878. Per l’estate 1879 la pagoda era pronta e venne, complessivamente, a costare L. 2.962,85.

L’opera, giardino con pagoda, servì per le elezioni amministrative che si svolsero proprio nel 1879. Fu eliminata nel 1828 sostituita ed ampliata in ferro per un nuovo organico, più moderno. Purtroppo la banda languì di anno in anno oltre che per ragioni finanziarie anche per il mutamento dei gusti della popolazione. L’ultimo concerto bandistico avvenne il 4 maggio 1936. Da quella data il podestà dott. Attilio Gnocchi sciolse il complesso (molti bandisti erano stati richiamati per la campagna d’Africa) e non fu più ricomposto. Con la fine della banda venne anche la fine della pagoda, eliminata assieme alla cancellata.

Articolo pubblicato il 13 luglio 1998 su Nuova Cronaca

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